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| 16 apr 2025 | 10:48

''All'Adunata ricorderemo gli Alpini che in Russia morirono per la nostra libertà'', il vergognoso revisionismo storico di Cirio (governatore del Piemonte): no, gli italiani non furono 'brava gente'

DAL BLOG
Di Luca Pianesi - 16 aprile 2025

Direttore de il Dolomiti

Mentre si avvicina il grande evento di Biella, la novantaseiesima adunata degli Alpini, comincia la solita retorica revisionista degli ''italiani brava gente'' e di come le nostre forze armate siano state in qualche modo simbolo di ''pace'' e ''tolleranza'', sempre e comunque.

 

Ieri il TgR Piemonte ha mandato in onda un'imbarazzante dichiarazione del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio che ha detto: ''Quella di Biella sarà un evento di popolo ma anche di valori ed è il tributo ai tanti Alpini che nella Campagna di Russia hanno perso la vita per la nostra libertà''. Una frase devastante dal punto di vista storico che va stigmatizzata e bloccata immediatamente proprio per evitare quel processo di revisionismo che nel nostro Paese da qualche anno è sempre più forte.

 

Cambiare la Storia, non accettare le nostre colpe e il fatto che i ''cattivi'' eravamo noi, forza di invasione spietata e assassina non aiuta a leggere nemmeno l'oggi e rischia di rigettarci nell'abisso di quell'orrore. L'Italia e gli italiani hanno dato alla luce il peggio che il mondo abbia visto, il fascismo e gli Alpini, come le altre forze armate italiane, hanno condotto guerre spaventose, campagne illegali, sterminato popoli nelle guerre coloniali e poi durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

In Africa abbiamo fatto le peggio cose, deportato centinaia di migliaia di persone, fatto morire migliaia di donne, bambini e anziani nei campi di concentramento da noi costruiti già a metà degli anni '30, abbiamo usato armi vietate, gas tossici, in 3 giorni i nostri coloni hanno massacrato 30mila civili ad Adis Abeba: anche in questo caso donne e bambini, stuprati, bruciati vivi, impiccati, ammazzati di botte, fucilati davanti alle loro case. Gli italiani erano ''allenati'' alla violenza dopo anni di squadrismo ed era una violenza vigliacca che si attivava contro i più deboli, contro gli inermi, quando v'era la certezza della sopraffazione.  

 

Una certezza che sembrava esserci anche quel 10 giugno 1940 quando l'Italia dichiarò guerra a una Francia già annichilita dall'avanzata nazista e cercò di penetrare attraverso le Alpi Orientali per sedersi poi al tavolo dei vincitori. Mussolini schierò 21 divisioni contro le 6 francesi. Il risultato fu disastroso: gli italiani penetrarono per poche decine di chilometri, la linea difensiva era rimasta praticamente intatta e in compenso l'esercito fascista ebbe oltre 600 morti (59 ufficiali e 572 soldati), 616 dispersi e 2 631 tra feriti e congelati. I francesi catturarono più di 1.000 prigionieri ed ebbero, di contro, una ventina di morti, 84 feriti, 150 dispersi e un numero ufficiale di prigionieri di guerra di 155 (fonti italiane). 

 

Cominciata la Seconda Guerra Mondiale abbiamo collezionato figuracce in ogni parte del mondo. Tentato di aggredire di sorpresa la Grecia, che pareva un Paese spacciato, eppure è riuscito a ricacciarci in Albania e con una controffensiva a mettere in pericolo anche la nostra permanenza su quella sponda del Mediterraneo. In Africa bastarono 30mila soldati inglesi, 270 carri armati e un buon appoggio aereo e navale, al generale O’Connor a sbaragliare, in soli 2 mesi, i campi trincerati predisposti da Graziani. La Cirenaica era caduta in mano inglese, così come 130mila prigionieri, 1300 cannoni, 400 carri armati e migliaia di automezzi

 

I tedeschi furono costretti a intervenire su ogni fronte per aiutare il pessimo alleato italiano. In compenso a Jugoslavia conquistata gli italiani sono riusciti a dare il loro peggio anche in quei territori. L'occupazione italiana fu terribile, violentissima. Un nome su tutti: il campo di concentramento di Arbe un luogo dell'orrore tutto italiano dove il governo fascista deportò migliaia di civili slavi – fra cui circa duemila donne e mille bambini - prevalentemente sloveni, ma anche croati ed ebrei, che furono decimati dalla fame, dalle malattie, dalle privazioni, dai maltrattamenti. 

 

La lista degli orrori è infinita e lunghissima. La cialtronaggine dimostrata su ogni fronte e l'impreparazione del nostro esercito riconosciuta a livello internazionale. E il fronte Russo (insieme a quello africano) è stato uno di quelli dove l'Esercito italiano ha dato il peggio di sé, spazzato via dalle forze nemiche, abbandonato a sé stesso, devastato dai suoi organi di comando. In Russia nessuno si batté per ''la nostra libertà'' (quelli furono i partigiani, gli unici italiani che vanno ricordati per essersi battuti per liberare il Paese dal fascismo e dal nazismo e per consegnarcelo così come lo conosciamo) ma si batterono prima per occupare l'est Europa e contribuire allo sterminio dei popoli che vi abitavano e poi, poveretti (perché questo possiamo dirlo) per salvare la loro vita. 

 

Sbaragliati dal nemico la ritirata fu disastrosa, devastante. In migliaia morirono di stenti e di freddo. Fu una pagina dolorosissima per la storia del nostro paese ma ricordarla con la frase di Cirio è quanto di peggio si possa fare: ''Il tributo ai tanti alpini che nella campagna di Russia hanno perso la vita per la nostra libertà'' non rende giustizia a quegli uomini che morirono dalla parte sbagliata della Storia per una causa frutto di una retorica ventennale fatta di violenza, sopraffazione, annientamento del nemico.  

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