Più tappi di sughero ci sono per terra più studenti si sono diplomati: ecco la nuova maturità tra papi e mami con 'bozza' e fiori e la sporcizia che si regala alla strada

Direttore de il Dolomiti
Più tappi di sughero ci sono per terra, abbandonati sull'asfalto più giovani maturi si aggiungono alla società degli adulti. E la partenza è senza dubbio col botto: plop! Le bottiglie che restano dimenticate sul muretto fuori dalla scuola sono il segno che si è diventati grandi.
E la festa è per tutti: il maturato che trinca e viene omaggiato per aver fatto semplicemente il suo dovere, il papà e la mamma che il loro bambino o la loro bambina non lo/la lasciano andare nemmeno in questa occasione e si ritagliano il ruolo di motivatore, supporter, e reggitori di mazzo di fiori e bottiglia di spumante/prosecchino per far trincare il loro bambino o la loro bambina ora non più ''ino/a'' ma finalmente ''one/a''. E si sollazza pure il cittadino che ha il piacere di partecipare alla festa scoprendo la sporcizia abbandonata per strada. Per non parlare degli operatori ecologici che possono pulire il frutto di tanta gioia.
D'altronde oggi va così. La maturità un tempo era un atto dovuto. Intendiamoci, era un momento di passaggio importantissimo nella vita di un ragazzo o di una ragazza, ma un momento che doveva insegnare proprio a cavarsela da soli, diventare maturi, sganciare il cordone ombelicale da mamma e papi, al più trovando aiuto e supporto dagli amici e dalle amiche, imparando a darsi forza tra compagni e coetanei, ma con i genitori tenuti ben distanti almeno durante l'atto pratico del compito, dell'interrogazione.
A ''maturare'' dovrebbe essere il giovane o la giovane e non il babbo e la mamma che maturi dovrebbero già esserlo e quindi dovrebbero essere loro stessi, in primis, a capire e a spingere il figlio o la figlia a cavarsela da soli (almeno questa volta). Dopo, una cena tutti insieme per condividere la gioia, per carità, rimane cosa buona e giusta ma il prima è una partita tutta in mano allo studente o alla studentessa. Oggi, al contrario, sembra diventata una piccola laureetta. I genitori accompagnano i figli all'orale armati di 'bozza' e mazzo di fiori, sin dentro l'uscio dell'aula. Qualche compagno o parente porta pure le uova e la farina e c'è addirittura chi ha lo spara coriandoli pronto a incorniciare il momento.

Il maturando esce dalla scuola non più bambino o bambina, ha superato quel momento di passaggio e la commissione di professori, ma eccoli lì, gli ingombranti papi e mami ad aspettarlo, che si commuovono e lo festeggiano. Sei il nostro piccolo eroe, sei la nostra principessa. Ce l'hai fatta. Piovono le uova che imbrattano muri e marciapiede, si trincano bollicine calde, i coriandoli si appiccicano sull'asfalto. I tappi di sughero si accumulano nelle buche della strada. E forse è questa la vera, prima, lezione di vita che il genitore dà al figlio o alla figlia ancora sotto l'ala protettiva di papi e mami anche in quel memento: benvenuto nel mondo degli adulti, vedi come si fa, si lascia tutto qua, bottiglie, sporco, tappi. La strada è di tutti. Ci pensa qualcun altro a pulire. Stai tranquillo piccolo o piccola mia. E' questo essere maturi.












