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Il lupo sta tornando sulle Alpi, dobbiamo essere pronti

Negli scorsi giorni 30 pecore sono stati trovate morte tra la val Venegia e passo Valles. Il pastore che le ha trovate ha detto: "Il lupo ci deve stare". Non è vero. Ci starà fintantoché l'uomo lo riterrà giusto. Per questo il suo costo deve essere sostenuto non solo dagli operatori del settore
Dal blog di Michele Lanzinger - 07 settembre 2016 - 11:28

Il lupo sta tornando sulle Alpi, prepariamoci. Gli inusuali eventi predatori da parte del lupo, come quello verificatosi sabato notte in Val Venegia, ci ricordano la necessità di considerare attentamente questo messaggio. Desidero ricordare peraltro che, in estrema sintesi, questo è anche il messaggio della campagna di comunicazione che il Muse sta coordinando a livello alpino nel contesto del progetto Life Wolfalps (www.lifewolfalps.eu).

 

Premesso che solo la genetica potrà dare la prova inconfutabile che le predazioni di Paneveggio siano opera del lupo, l’impatto del suo ritorno sulle attività silvo-pastorali in Trentino è una certezza che esula dai singoli fatti di cronaca. Il lupo viene percepito da allevatori e pastori come un elemento che esaspera fino all’inaccettabile un’attività che è impegnativa e messa alla prova da un mercato comunque difficile. E qui entrano in contatto, con momenti di scontro, due fattori egualmente importanti.

 

Il primo riguarda il mantenimento delle attività silvo-pastorali che costituiscono un complemento fondamentale alla permanenza dell’uomo nei contesti alpini, con le sue componenti positive di tenuta di una dimensione di paesaggio, anche culturale viene da dire, in cui la pastorizia e comunque il pascolo montano sono elementi fondamentali.

 

Il secondo interessa la ricostruzione di una struttura della biodiversità alpina che necessariamente comprende  anche gli aspetti apicali della piramide alimentare che dall’uomo sono stati eliminati nel corso dei secoli, i grandi carnivori dunque. Si tratta quindi di concorrere alla costruzione di una dimensione diversificata dell’economia alpina, affrontando il tema nelle sue diverse componenti. Tra queste, sia un metodo di conduzione delle attività pastorali più attento al rischio grandi carnivori, indubitabilmente più oneroso in termini di gestione e controllo delle greggi, sia in termini di eventuali compenso da danni, e su questo la Provincia Autonoma di Trento già opera attivamente.

 

Il lupo ci deve stare” ha dichiarato sconsolato il pastore ai media locali, nella mattina della triste scoperta dei sui 26 capi uccisi. Non è vero. Il lupo starà sulle nostre montagne finché la comunità umana lo riterrà giusto. Adesso è specie protetta, ma domani l’opinione pubblica e conseguentemente le leggi potrebbero cambiare. Per questi motivi il costo del lupo non può ricadere solo sugli operatori del settore, ma deve essere condiviso nell’ottica del mantenimento della straordinaria biodiversità alpina di cui il Trentino largamente beneficia.

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