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L’irrazionale ingenuità del cancro: quando l’abuso della medicina alternativa diventa letale - Parte1

La perdita di vite che potevano essere salvate aumenta di pari passo con la diffusione di credenze folli e improbabili cure miracolose, minando la fiducia nella medicina scientifica. Ma il serial killer può essere fermato?
Dal blog di Open Wet Lab - 28 aprile 2017 - 13:55

Eleonora ha 17 anni quando le viene diagnosticata una leucemia. I medici consigliano senza esitazione la chemioterapia, un trattamento divenuto con gli anni efficace a tal punto da curare l’85% dei pazienti affetti da questo tipo di tumore, restituendo loro una vita normale. Ma il padre di Eleonora non è d’accordo. Lino Bottaro è un fotografo, nel tempo libero gestore del sito Stampa Libera (non più esistente, ndr), che come lui stesso scrive si occupa di scie chimiche, “vaccini invalidanti e mortiferi”, chemioterapie date ai pazienti sotto tortura negli ospedali, terremoti indotti e via dicendo. Lino Bottaro è un ciarlatano. Lui e la moglie seguono la filosofia di Ryke Geerd Hamer, tedesco radiato dall’ordine dei medici, secondo cui le malattie non sono altro che la risposta dell’organismo a traumi psicologici. Il Tribunale dei Minori toglie loro la patria potestà, ma ottengono lo stesso grazie al loro avvocato la possibilità di curare la figlia in Svizzera. Dopo poche settimane e dosi massicce di Vitamina C, Eleonora muore.

 

Forse di Eleonora avrete già sentito parlare qualche mese fa: alla sua vicenda diedero voce i media, nonché il medico e divulgatore Roberto Burioni, in uno dei suoi post su facebook che spesso catturano l’attenzione dei social. Ma Eleonora è solo una delle tante, troppe vittime dell’uso sconsiderato della medicina alternativa. La Nuova Medicina Germanica ha stroncato anche Alessandra: 34 anni, due figli e un ristorante vegano da gestire. Per combattere il tumore al seno ha rifiutato la chemioterapia - efficace nel 95% di questi casi, a 5 anni dall’intervento - affidandosi invece ad impacchi di ricotta e decotti di ortiche, sotto la supervisione di uno “sciamano”.

Il metodo Hamer, che è evidentemente una buffonata senza alcun fondamento scientifico, trova però moltissimi seguaci in rete: basti pensare che il gruppo facebook italiano conta più di 18 mila membri. Ed è solo la prima di una moltitudine di assurde ed illogiche presunte terapie alternative, o bufale per meglio dire, che serpeggiano e si diffondono nel credo popolare, assumendo in breve tempo i connotati di cure miracolose. L’elenco è sconvolgente quanto interminabile, e la discussione più che mai viva sul web: da chi considera il cancro un fungo e lo combatte con il bicarbonato di sodio (nonostante la condanna per omicidio colposo e truffa all’ideatore), a chi adotta la “terapia del silenzio” e chi al contrario quella “verbale” (la cui promotrice dispone cure piuttosto eccentriche), chi si infila ceci avvolti da foglie di cavolo in ferite autoprovocate (ehm..cosa?), chi si purifica perdendo 40Kg con la “dieta shock”, chi si cura con il veleno dello scorpione azzurro, chi si affida ai pluricitati rimedi naturali: l’artemisia, l’aloe, la vitamina D, la graviola… cercare per credere: bastano poche, semplici parole chiave su Google e si spalancano le porte di un mondo parallelo di disinformazione pseudoscientifica. E’ un po’ come andare a vedere quant’è profonda la tana del Bianconiglio, solo che chi cade davvero, poi non ne esce più. Come Giuditta, che ha scelto il metodo Gerson a base di frullati e clisteri di caffè, e come gli altri non è sopravvissuta.

 

Link bonus: la mappa della comunità del metodo Gerson. Sì, è arrivato fino in Nuova Caledonia.

 

Cos’è la medicina alternativa

Ma andiamo con ordine. Cos’è la medicina alternativa, e perché così tante persone vi fanno ricorso?

La medicina complementare e alternativa (MCA) fa riferimento a un variegato insieme di pratiche per le quali non esiste prova di efficacia o, se sono state sottoposte a verifica sperimentale, ne è stata dimostrata l'inefficacia e per alcune di esse anche la pericolosità. Per tali motivi non vengono comprese nella medicina scientifica, che le relega pertanto nell'ambito delle pseudoscienze.

Per capirne di più, ci affidiamo all’Enciclopedia Treccani: “I modelli teorici che stanno alla base degli approcci diagnostico-terapeutici delle pratiche comprese nelle MCA sono talmente eterogenei da rendere praticamente impossibile l'identificazione di caratteristiche che le possano accomunare. [...] In altri termini, queste pratiche non sono integrate nel modello di cura dominante, in quanto in contraddizione con diversi principî di ordine culturale, economico, scientifico, medico e formativo. [...] Tuttavia, sia la richiesta sia l'offerta di questo tipo di cure nella società occidentale sono in continuo aumento, e a tutt'oggi la forza che maggiormente determina questa continua espansione sembra essere proprio il mercato.”

Abbiamo quindi ora a nostra disposizione diversi elementi per inquadrare meglio questo tipo di pratiche: si tratta di terapie che, opponendosi a priori all’applicabilità del metodo scientifico, non vengono proposte sulla base di risultati sperimentali, bensì su teorie, aneddoti, opinioni. Tuttavia, assumono oggigiorno un’importante rilevanza sociale nel mondo occidentale, in quanto diffuse in una consistente parte della popolazione che ne fa un uso regolare o occasionale. Ma quanti effettivamente si rivolgono alla medicina alternativa? Diamo un’occhiata ai numeri: negli Stati Uniti è stato stimato che il 36% della popolazione adulta usi una qualche forma di MCA nel corso di un anno. Livelli più bassi per paesi europei come il Regno Unito (10%) e l’Italia (15,6% nell'arco di un triennio, circa 9 milioni di persone). L’omeopatia è la terapia alternativa più utilizzata nel nostro paese (8.2%), seguita da terapie manipolative come la chiropratica (7%), cure erboristiche (4.8%) ed agopuntura (2.9%). E’ interessante notare come da diversi studi il profilo dei soggetti che utilizzano le MCA sia risultato essere molto simile: una più alta prevalenza di donne (perlopiù tra i 35-44 anni), di elevato livello culturale, con condizioni socio-economiche medio-alte e che ricorrono contemporaneamente, in grande maggioranza, anche alla medicina ufficiale.

 

La Dichiarazione di Terni

Quando un fenomeno risulta così diffuso nella popolazione, spesso il diritto finisce per farsene carico. Prendiamo l’esempio dei medicinali omeopatici: le evidenze scientifiche mostrano che si compongono fondamentalmente di acqua e zucchero (NB: questo non esclude a priori un potenziale effetto placebo), ma non si può ignorare il fatto che ci sono milioni di persone che ne fanno uso, il fatturato è in crescita costante (solo quello italiano vale 300 MILIONI l’anno!!) e che sono molti i medici che ne favoriscono la distribuzione.

 

Quello che si fa in questi casi è cercare un compromesso, per evitare ad esempio il contrabbando, o la vendita sottobanco. E’ bene ricordare, infatti, che l’ordinamento italiano è totalmente improntato al paradigma scientifico, e l’iscrizione all’Albo è uno degli strumenti utilizzati per mantenere i trattamenti medici ancorati a tale paradigma (in caso contrario, è esercizio abusivo di professione). Come si concilia tutto questo con la medicina alternativa? Nel caso italiano il compromesso lo si è trovato con la Dichiarazione di Terni del 2002, quando la FNOMCeO, riconoscendo la rilevanza sociale di nove discipline non convenzionali (tra cui agopuntura, fitoterapia, chiropratica ed omeopatia), ne ha classificato l’esercizio come atto medico. Questo le rende di fatto esclusiva competenza e responsabilità professionale del medico (chi le pratica senza questo requisito commette un atto illegale). Sono considerate sistemi di diagnosi, di cura e prevenzione che affiancano la medicina scientifica: questa posizione si fonda sul principio che qualunque intervento terapeutico debba essere preceduto da una diagnosi corretta. Questo significa che il naturopata può consigliare un erba per il mal di testa, ma non può prescrivere una dieta nè tantomeno una cura per una malattia.

 

MCA e cancro

Quest’ultimo aspetto di integrazione con la medicina tradizionale è particolarmente importante per la prescrizione e la distribuzione di medicinali alternativi. E’ innanzitutto essenziale adottare la corretta nomenclatura, che risulta spesso confusionaria nel parlato, soprattutto nell’accezione italiana dei termini. Si definiscono pratiche alternative quelle terapie utilizzate in sostituzione della medicina convenzionale, mentre si dicono complementari se vengono affiancate alla medicina scientifica; questa, assumendo entrambe le connotazioni, è detta quindi integrativa. Ecco perché lo stesso acronimo MCA può risultare fuorviante nel porre sullo stesso piano la medicina alternativa e quella complementare.

 

In linea di massima le patologie trattate con la medicina alternativa riguardano problemi comuni e di lieve natura. In queste situazioni le caratteristiche principali che le rendono apprezzate dai pazienti e dai loro familiari sono la valorizzazione di un approccio non paternalistico e l'attenzione all'unicità di ogni paziente, e alla sua dimensione psicologica e sociale.

Viene da sé che i problemi maggiori si riscontrano quando le pratiche non convenzionali attraversano il confine del mantenimento dello stato di salute della persona riversandosi nel campo - che non compete loro - della cura di patologie come malattie croniche o complesse, proponendosi come alternativa alla medicina scientifica. I casi più eclatanti, maggiormente portati all’attenzione dei media, e di cui abbiamo visto parecchi esempi concreti nel primo paragrafo, sono senza dubbio i tentativi di cura del cancro tramite metodi di medicina non convenzionale. Titoloni sensazionalistici di giornali online di dubbia affidabilità sono all’ordine del giorno, così come corsi e prestazioni offerti da santoni e sciamani, scoperte di cure miracolose contro tutti i mali e quant’altro. Ogni tanto, arriva anche qualche condanna per omicidio colposo, per coloro che dell’irresponsabilità sociale (e del reato di abuso di credulità popolare) ne hanno fatto un business.

 

E’ doveroso citare che esistono sostanziali evidenze di approcci di cure complementari che, se affiancate ad esempio alla chemioterapia nel trattamento dei tumori, possono aiutare nel contenimento di alcuni sintomi o effetti collaterali. Si parla nello specifico di contrastare nausea e vomito (che possono seguire la chemio) con agopuntura e prodotti a base di zenzero, o di combattere dolore, ansia e depressione relative alla malattia grazie a yoga e massaggioterapia.

Al contempo, il messaggio principale che tutti gli Istituti di ricerca sul cancro cercano di far passare (dall’AIRC, all’NCI americano), peraltro sostenuti dagli stessi centri che si occupano di salute complementare e integrativa (NCCIH negli Stati Uniti), è che ad oggi non esiste nessuna evidenza di efficacia della medicina alternativa nella cura del cancro o nella sua remissione. Per questo, rallentare il trattamento di un paziente affetto da un tumore per abbracciare terapie alternative può solo causare una diminuzione delle sue chance di sopravvivenza. Alcuni dei celebri rimedi naturali, come l’iperico (o Erba di San Giovanni), possono perfino contrastare l’azione di alcuni farmaci anti-cancro, rendendoli meno efficaci se presi nello stesso momento. Per questo è sempre di fondamentale importanza consultare un medico prima di rivolgersi ad una qualsivoglia terapia alternativa. Al contrario, uno studio riporta come i malati di cancro americani rivelino ai loro medici curanti solamente il 23% delle cure complementari di cui fanno uso.

 

Perché proprio il cancro? Vi starete forse chiedendo. A questa ed altre domande cercheremo di rispondere nella seconda parte dell’articolo. Parleremo della progressiva sfiducia nella medicina scientifica, nonostante i grandi progressi della chemioterapia, ma anche del perché non si possa obbligare una persona a seguire una determinata cura. Non perdetevi la prossima puntata!

 

(Nicola Fattorelli)

 

Alcune delle fonti principali:

  • National Center for Complementary and Integrative Health (NCCIH).

(https://nccih.nih.gov/health/cancer/complementary-integrative-research)

  • Complementary and alternative medicine use among cancer survivors: a population-based study (Mao 2011).

(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20924711)

  • Use of unconventional medicine in Italy: a nation-wide survey (Menniti-Ippolito 2002). (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11956675)
  • The prevalence of complementary and alternative medicine use among the general population: a systematic review of the literature (Harris 2000).

(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10859601)

http://www.treccani.it/enciclopedia/medicina-complementare-e-alternativa_(Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica)/

 

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