Tra l'integrazione europea e il riarmo, che fine ha fatto il Green Deal?

Docenti di studi internazionali dell'Università di Trento
Di Louisa Parks, docente di sociologia politica presso la Scuola di Studi Internazionali
Un argomento che potrebbe non essere il primo a saltare in mente quando si pensa ai dibattiti sull'Europa di oggi è il Green Deal europeo. Con la rottura di alleanze storiche e l'ombra incombente di un conflitto, altri temi occupano comprensibilmente le prime pagine. L'immediatezza e la palpabilità di queste minacce catturano facilmente la nostra attenzione.
Eppure, non molti anni fa l'UE prestava grande attenzione a un'altra minaccia, che si sta verificando qui e ora, ma che è meno facile attribuire a qualche altro Stato, organizzazione o evento: gli effetti del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità. Nel 2019, mentre le proteste delle giovani generazioni raggiungevano il culmine e chiedevano di intervenire su queste crisi sovrapposte, la nuova Commissione europea guidata da Ursula Von Der Leyen annunciava il proprio programma Green Deal. In effetti, dare priorità alle questioni ambientali faceva parte degli accordi politici relativi alla sua conferma. In poche parole, il Green Deal europeo si basa su decenni di lavoro dell'UE per presentarsi come leader nei negoziati internazionali sull'ambiente. L’annuncio del piano pluriennale è stato descritto come una svolta epocale, come “mandare l’uomo sulla luna”: un programma di crescita che avrebbe proiettato l'economia e la società verso la neutralità climatica, in modo tale da non lasciare indietro nessuno. Nuovi spazi di democrazia partecipativa avrebbero garantito l'ampio sostegno di cui questa trasformazione aveva bisogno per avere successo. L'Europa sembrava riconoscere pienamente la chiara e attuale minaccia esistenziale di una crisi planetaria.
Nei dibattiti politici odierni, tuttavia, il Green Deal europeo sembra essere minacciato da più parti, più di quanto non sia accaduto in passato. Durante la pandemia e la crisi energetica provocata dall'invasione russa dell'Ucraina, diversi Stati membri hanno messo in dubbio la saggezza di dare priorità all'azione sull'ambiente. Da quando è stato pubblicato, anche il contenuto del Green Deal europeo è stato messo in discussione –a ragione– da molti attori che hanno criticato le sue credenziali democratiche, si sono chiesti se il piano fosse sufficientemente ambizioso e quale sarebbe stato l'impatto sui cittadini extraeuropei.
Negli ultimi due anni, tuttavia, la contestazione si è concentrata maggiormente sul modo in cui gli elementi dell'accordo potrebbero mettere a rischio il benessere di alcuni cittadini europei. L'anno scorso, gli agricoltori e altre categorie hanno protestato per il paventato impatto delle azioni di ripristino della natura (e di altre iniziative) sui loro mezzi di sussistenza. Gli scienziati di tutta Europa hanno cercato di affrontare la disinformazione diffusa da diversi attori politici su questi temi, sfatando le affermazioni sulla perdita di posti di lavoro, sulla sicurezza alimentare e altro ancora. Nei mesi più recenti, anche il dibattito pubblico in materia di riscaldamento domestico e produzione di automobili hanno suscitato preoccupazione. Alcuni membri del Parlamento europeo hanno lanciato una petizione per “salvare l'accordo dalla lobby degli inquinatori”, sostenendo la necessità di contrastare le crescenti pressioni per fare marcia indietro sugli impegni ambientali. Anche i governi degli Stati membri hanno subìto pressioni per fare marcia indietro.
Sebbene sia ovvio che discutere le diverse soluzioni alle questioni ambientali sia normale e rappresenti una componente importante di un sano dibattito democratico, questo contraccolpo nell'UE assume un'importanza diversa alla luce dell’attuale contesto politico internazionale. Da un giorno all'altro, Trump fa delle avances per assicurarsi minerali critici dall'Ucraina, esprimendo al contempo scetticismo sulla transizione energetica. Le emissioni dei conflitti in corso continuano ad aumentare. I trattati multilaterali sul cambiamento climatico e sulla protezione della biodiversità hanno enormi difficoltà a concordare adeguati pacchetti finanziari, mentre i fondi necessari per il riarmo sembrano relativamente facili da trovare.
Storicamente, l'UE ha cercato di dare l'esempio sulle questioni ambientali (anche se con risultati discutibili). Il passo indietro sul Green Deal europeo oggi segnala al mondo che una delle voci principali sta vacillando, anche se già oggi possiamo toccare con mano l’impatto del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità sulla nostra vita quotidiana.












