Voci simili e diverse, generazioni diverse, stima reciproca: di donna in donna, il duetto di Petra e Frida in Musica Madre a Rovereto

Ragazzo del 57, giornalista dal 79, troppo piccolo per il 68, ha scansato il 77 ma non la direzione dell’Adige (8 anni 8 mesi e 3 giorni) e la politica (24 mesi in consiglio provinciale tra il 2018 e il 2020)
Cinque lettere per una, nel nome. Petra. Frida. Nomi con iniziali forti, iniziali da impatto microfonico, pronto prova prova, P come pugno picco pulsazione, F come fiato forza fischio. E nomi con la R rotante dentro, erre che promettono non proprio rock ma rime e ritmi, giri e raggiri, reels e rilanci, respiri, rito, arte, rivoluzione perfino? Voci simili e diverse, generazioni diverse, stima reciproca. Artiste nate. Artiste dentro.
Le due Magoni (e, visto che Petra, ascendenze valtellinesi e accento toscano, è di casa a Parigi, ci scappa un’assonanza con Les Deux Magots) saranno a Rovereto (altre due R!), al Teatro Zandonai per due sere, sabato 23 e domenica 24 maggio. Musica Madre, MM, che progetto. Idea del vulcanico Corrado Bungaro, musicista eccellente ed eccellente ideatore di incontri musicali (come non pensare al violoncello di ghiaccio con Sollima?)
Vietato perderle, Magoni e Magoni Bollani. Perché sentite quali perle perdereste. A cominciare da “Fiore di maggio”, la piccola meraviglia di Concato (benedetto da noi fortunati con figli, magari musicisti, nati proprio a maggio…) ma che sarà benissimo cantato da una fiorellina di settembre, Frida. E poi , tra i quali Azzurro di Paolo Conte, La cura di Franco Battiato, Madre dolcissima di Zucchero e Futura di Lucio Dalla, oltre a un omaggio speciale a Ornella Vanoni con “La voglia, la pazzia” di Toquinho e Vinicius de Moraes. Non mancherà la musica popolare e regionale italiana, con la commovente melodia di Sardegna “Non potho reposare” e “Mamma mia dammi cento lire”, in medley con “Oi cara mamma”, canto di autore ignoto alpino.
Hits internazionali senza tempo come “Isn’t she lovely” di Stevie Wonder, ”Imagine” di Lennon e “Bohemian Rhapsody” dei Queen condiranno sontuosamente la serata.
Produzione del Centro Didattico Musicateatrodanza Cdm, in collaborazione con la Scuola Musicale Il Diapason e Azione Danza, i due spettacoli di Rovereto (alle 20.30) sono una prima nazionale per il duo Petra Magoni-Frida Bollani Magoni, direzione artistica Corrado Bungaro, direzione musicale Thomas Sinigaglia. (Biglietti sul sito del Centro Santa Chiara) Promettono “un’esperienza sonora collettiva”, due donne in mezzo a un’orchestra e a una coreografia ad hoc.
Le abbiamo intervistate al telefono, insieme in vivavoce, lunedì pomeriggio appena finite le prove a due. Ecco le loro voci.
Petra: “Madre Musica è una bella idea, e ora che Frida non è più una figlia appresso a sua madre, ma una giovane donna indipendente, coraggiosa, a Rovereto sarà un bell’incontro di voci e di età”.
Frida: “Madre e figlia, figlia e madre, una relazione biunivoca che racconteremo attraverso alcune canzoni che ci rappresentano molto, che viviamo come nostre”.
La vostra scaletta è magnifica. C’è anche la tradizione popolare, come “Mamma mia dammi cento lire”, molto amata in Trentino terra di migrazioni.
Frida: “Proprio Mamma mia la sento molto mia. Quattro anni fa, compiuti i diciotto anni, ho chiesto alla mamma di portarmi in America! Scherzi a parte, quella figlia che si arrabbia con la mamma perché vuole partire è molto moderna, attuale”.
Petra: “Il distacco dal nido è sempre un momento doloroso. Specie per la mamma!. Nella scaletta io amo molto anche Fiore di maggio, Oh cara mama, Madre dolcissima”.
Insomma ci farete commuovere, voi due…
Petra: “Vi divertirete, anche. Perché ci saranno sorprese e improvvisazioni. Come ci siamo divertite noi, a provare, noi due, prima delle generali con l’Orchestra che faremo venerdì a Rovereto”.
La qualità artistica che ammirate nella vostra partner?
Petra: “Frida è un genietto, da sempre. Ha l’orecchio assoluto e, appena sente una canzone, la impara al volo e te la risuona. Ha assorbito il mio modo di pensare la musica ma ora sta facendo un suo percorso bellissimo. È bravissima nel whistling, che noi chiamiamo notine… fagli un po’ sentire…”.
Notine squillantine, brava Frida! E tu che dici di tua madre cantante?
Frida: “Ha una tecnica pazzesca, ce ne sono poche di voci versatili come la sua. Fa un sacco di cose acrobatiche e io le dico i nomi tecnici ma lei non se ne cura, le fa come dote naturale. Mi ha insegnato a non inscatolare la musica in nessuna categoria. E mi ha insegnato a esercitare la voce in mille modi fantastici: correndo per le scale, mettendosi a testa in giù…”.
E la qualità umana che vi piace dell’altra?
Petra: “Frida è intelligentissima e a 22 anni ha già dimostrato una grande capacità di indipendenza, non facile con i suoi problemi di vista. È anche diventata più accogliente e affettuosa, meno egoistella. Forse si è resa conto delle fatiche che ha fatto sua mamma…”.
Frida: “Ne ammiro la forza, la voglia, la pazzia… per citare Vinicius e Ornella. La resistenza pazzesca. Io dopo due concerti sono ko, non ci sono più le cantanti di una volta ehe… Invece lei non molla mai”.
Amate entrambi le collaborazioni con musicisti di varia estrazione e creatività. Ditemi i nomi di qualcuno non troppo conosciuto in Italia e che invece vale la pena di ascoltare.
Petra: “Io dico Tony Canto, Joe Barbieri e Luigi Salerno”.
Frida: “Io consiglio Oren Lavie, che scrive canzoni che mi hanno molto influenzato e che ho reinterpretato con passione, cantandole a modo mio”.
Tra dieci anni come ti vedi, Frida? Stessa domanda per Petra.
Frida: “Be’, mi vedo… mamma! A cantare a mio figlio Good Night dei Beatles, la più bella ninna nanna che c’è”.
Petra: “E io nonna, allora, mi devo preparare!”.
Frida: “Musicalmente invece, non saprei. Potrei essere dentro la musica da camera, o quella elettronica, o la barocca. Ho la massima apertura sui progetti, e mi piacciono quelli sperimentali, gli attraversamenti di confine. Continuando a rimanere con un piede a Londra e uno in Italia. Con mamma mi piacerebbe anche fare qualcosa a cappella: abbiamo due voci molto simili, timbricamente, ma sarebbe bello lavorare sugli intrecci puramente vocali”.
Petra: “Io nel 2036 mi vedo sempre al lavoro su progetti di qualità, quelli fuori dal mainstream industriale, che ti obbliga a una vita che non è la tua. A me piace invece salire su un treno di seconda classe con 130 minuti di ritardo, ed essere riconosciuta da una signora che ti ringrazia perché la sera prima, al concerto, l’hai fatta emozionare. Ormai è in stand-by Musica Nuda con Ferruccio Spinetti (avevamo 500 canzoni in repertorio ma non si può andare avanti a rifare gli stessi dischi) e tra una cosa e l’altra sono dentro 13 progetti, tre con Dindo, poi con il trombonista Ottolini, il chitarrista Finaz… a Limoges qualche giorno fa ho fatto lo Stabat Mater di Vivaldi con un quintetto d’archi e mandolino, se mi propongono Bach farò Bach. È bella la libertà di non dover fare un concerto di sera e prendersi il tempo per le cose belle”.
Frida: “Madre musica, che debutta a Rovereto, è una cosa bella. Sento una bella energia. Noi che da una vita cantiamo insieme dovunque, ci scambieremo voci”.
Così è Petra, secondo il suo ritratto ufficiale: “Estrosa, eclettica, magnetica, esuberante e poetica allo stesso tempo, la sua sensualità timbrica e pervasiva conquista gli spettatori fin dalle prime note”. Di certo ha conquistato un sacco di musicisti con cui ha condiviso ovunque, in Italia e in Europa, palchi e applausi: dall’inevitabile geniaccio Stefano Bollani all’onnipresente Paolo Fresu, da Al Jarreau a Paolo Benvegnù, da Ginevra Di Marco, dagli Avion Travel all’Orchestra di Piazza Vittorio, da Les Anarchistes ai Tetes de Bois, da Pippo (Delbono) a Peppe (Servillo), da Fabrizio Bosso a Paola Turci. Fino all’organettista Alessandro D’Alessandro con il quale nasce Canzoni per Organetto e Voce.
Frida Bollani Magoni, figlia d’arte nata dalla combinazione talentuosa di Petra e Bollani, nasce orgogliosamente “in Versilia” il 18 settembre 2004. Comincia a studiare pianoforte classico a 7 anni sotto la guida del maestro Paolo Razzuoli, che le insegna la notazione musicale in Braille. Poi la scuola media Fibonacci con indirizzo musicale e quindi il liceo musicale Carducci di Pisa, studiando pianoforte e canto. L'esordio live nel luglio 2020 al Giardino Scotto di Pisa. Nell’aprile 2021 è stata ospite speciale del fiero papà e di Valentina Cenni nella felice trasmissione “Via dei Matti numero 0”, su Raitre.
Si è poi esibita al Quirinale di fronte al presidente della Repubblica per le celebrazioni del 2 giugno 2021: Inno di Mameli (meglio, il Canto degli Italiani), “Caruso” di Dalla e “La Cura” di Battiato. Nel giugno 2022 il suo primo disco live, intitolato “Primo Tour”. Nel maggio 2025, si è esibita agli Internazionali d’Italia di Tennis cantando l’Inno in occasione sia della finale di singolare femminile, che quella maschile. Ma l’anno scorso, mannaggia, Sinner non aveva vinto.
Fiato dunque, Frida, alle speranze. Che spirano come brezza leggera sulla roccia di una Madre Petra che ha cominciato col solido rock per poi scoprire il liquido jazz. “I am a rock, I am an island” cantava Paul Simon descrivendo un uomo-roccia che non sentiva dolore e non piangeva. Ma se duettano madre e figlia, a Rovereto, c’è da scommettere che ci saranno lacrime, sospiri, spiriti guida volanti come Ariel nella Tempesta. O come l’immortale roca voce di Billie, che ci ricorda come “God bless the Child”, ma la benedizione arriva solo se il figlio ci mette del suo. Perché la musica è una libertà che si conquista con l’esercizio. Petra lo sa, Frida lo sta imparando. Quando insieme intoneranno Futura di Dalla (“il suo nome, detto questa notte, mette già paura”), avrò pronti due fazzoletti, mica solo uno.
Uno per Petra, uno per Frida. Donne future, donne presenti. Voci contemporanee.












