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Casse rurali, all'orizzonte non c'è nessun piano di gruppo locale

Panizza lancia l'allarme ma proprio le sue proposte precludono di fatto la possibilità di costituire un gruppo unico regionale. Al contrario, ora più che mai dobbiamo impedire che la riforma delle Bcc
DAL BLOG
Di Riccardo Fraccaro - 22 settembre 2016

E' segretario alla Presidenza della Camera dei deputati, eletto in Trentino Alto Adige nel 2013 con il Movimento 5 Stelle

Con la pseudo-riforma delle Bcc voluta da Renzi e Pd, che impone alle Casse Rurali trentine di confluire in un grande gruppo nazionale, i valori del movimento cooperativo trentino saranno ridotti in briciole. Passando sotto l’ombrello di una holding con capitalizzazione superiore al miliardo, le Casse Rurali perderanno tutta l’autonomia gestionale, oltre a tradire i valori costitutivi della cooperazione: i soldi dei soci, che dovrebbero servire agli scopi mutualistici, territoriali e sociali, finiranno nel grande calderone di una spa nazionale, la privatizzazione di un bene collettivo.

 

 

L’aspetto più scandaloso è che tutto questo sta avvenendo col benestare dei partiti di governo locale. L’allarme lanciato dal senatore Panizza suona come un’insopportabile presa in giro, non solo perché il senatore si lamenta di una riforma ideata da quel premier e da quel Governo di cui lui e il suo partito sono fedeli sostenitori, ma anche perché sono state proprio le proposte di Panizza, confluite poi nella normativa (art. 1 bis), ad aver di fatto precluso la possibilità di costituire un gruppo unico regionale e reso impraticabile l’aggregazione a un gruppo locale per le Casse Rurali con sportelli fuori provincia.

 

Inaccettabile poi il fatto che la partita si stia giocando solo ai vertici, con una grave mancanza di trasparenza rispetto ai soci, che non sono mai stati informati e coinvolti nel processo decisionale. Ad oggi non risulta pervenuto nemmeno uno studio dettagliato per verificare la possibilità di dar vita a un gruppo locale autonomo, scelta invece coraggiosamente intrapresa dai nostri vicini dell’Alto Adige. Ai vertici politici e finanziari locali è mancata totalmente la volontà di esplorare soluzioni alternative e noi ci rifiutiamo di assistere alla solita messinscena dove si dà la colpa a Roma per giustificare scelte contrarie agli interessi dei Trentini.

 

 

Al contrario, ora più che mai dobbiamo impedire che la riforma delle Bcc stravolga l’essenza del movimento cooperativo. La creazione di un gruppo cooperativo trentino avrebbe potuto essere la soluzione ideale per tenere vivi i valori etici e sociali che lo caratterizzano. Mentre i vertici sembrano più preoccupati di non perdere posizioni di rappresentanza e potere, chiediamo che si torni a ragionare sui contenuti e sul futuro del movimento, chiediamo che siano i soci a decidere la soluzione migliore, attraverso uno studio di fattibilità pubblico e trasparente, commissionato dalla base sociale, che verifichi la possibilità concreta di dare vita a una Cassa Rurale unica provinciale radicata sul territorio e la compari con le soluzioni nazionali che vengono prospettate.

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