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Le aperture domenicali e festive creano pesanti conseguenze per le famiglie dei negozianti

I senatori trentini e altoatesini dovrebbero votare la proposta di legge dell'M5S. Tutte le famiglie hanno il diritto al riposo
DAL BLOG
Di Riccardo Fraccaro - 13 dicembre 2017

E' segretario alla Presidenza della Camera dei deputati, eletto in Trentino Alto Adige nel 2013 con il Movimento 5 Stelle

Le aperture domenicali e festive di negozi e centri commerciali non creano profitto, ma hanno pesanti conseguenze sociali su migliaia di lavoratori e sulle loro famiglie. Prima dello scioglimento della legislatura, invito tutti i senatori trentini e altoatesini ad approvare la proposta di legge del M5S già votata alla Camera. Affossando al Senato il ddl Richetti, i partiti hanno fatto capire chiaramente di volersi tenere stretto il vitalizio, almeno non perdano l’occasione di approvare una legge concreta in grado di dare serenità alle famiglie italiane.

 

Si tratta di una legge che darebbe risposta alle richieste non solo dei cittadini ma anche delle istituzioni della nostra regione: la recente mozione approvata dal consiglio provinciale di Bolzano è uno dei tanti esempi. Le liberalizzazioni selvagge di Monti e dei decreti Bersani hanno fallito. Hanno spalmato su sette giorni lo stesso incasso che i negozi facevano prima in sei. A fronte di nessun beneficio economico, le conseguenze sociali sono state disastrose. I negozi sempre aperti dal lunedì alla domenica hanno massacrato le famiglie di negozianti e dipendenti, che non si riposano più. Accanto al problema del riposo, c’è anche quello della concorrenza: una grande catena o multinazionale può affrontare i costi delle aperture festive, i piccoli esercenti no.

 

Il nostro disegno di legge, già approvato alla Camera dei Deputati all’unanimità, dice una cosa molto semplice: tutte le famiglie hanno diritto al riposo, anche quelle che posseggono o gestiscono esercizi commerciali. La proposta prevede che su dodici giorni festivi all’anno sei siano di chiusura e vengano contrattati fra associazioni di categoria e Comuni, e garantisce che il 25% degli esercizi commerciali a rotazione resti aperto: rispetto alle nostre richieste iniziali è già una mediazione. I nostri senatori la approvino e dimostrino in questo modo di pensare anche agli interessi dei piccoli esercenti e dei lavoratori e non solo a quelli dei grandi gruppi commerciali.

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