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Reddito di cittadinanza, si può fare. Servono 17 miliardi di euro. Ecco dove troveremo le coperture

Sabato 20 maggio c'ero anch'io assieme a migliaia di persone a partecipare alla marcia Perugia-Assisi del Movimento 5 Stelle per il reddito di cittadinanza che per noi resta la priorità di questo Paese. Ecco perché e come lo garantiremo
DAL BLOG
Di Riccardo Fraccaro - 23 maggio 2017

E' segretario alla Presidenza della Camera dei deputati, eletto in Trentino Alto Adige nel 2013 con il Movimento 5 Stelle

Approfitto di questo spazio libero e coraggioso offerto da Il Dolomiti, per mettere a disposizione dei lettori la replica al corsivo di Pierangelo Giovanetti apparsa sul quotidiano L'Adige di domenica 21 maggio. Citando una serie di dati lacunosi e fuorvianti, all'indomani della grande marcia Perugia-Assisi, il direttore de L'Adige ha bollato la proposta per il reddito di cittadinanza nazionale come una misura assistenzialistica, finanziariamente insostenibile ed economicamente rovinosa. La mia smentita, suffragata da dati oggettivi e considerazioni politiche, non ha trovato spazio sulle colonne de L'Adige, con buona pace del diritto di replica e della libertà di informazione. Grazie, quindi, a Il Dolomiti per lo spazio prezioso.

 

Migliaia di persone sabato 20 maggio hanno partecipato alla marcia del Movimento 5 Stelle per il reddito di cittadinanza, che ha portato cittadini, attivisti e portavoce a percorrere a piedi 19 km, per ribadire quello che da sempre è un punto cardine del MoVimento: nessuno deve rimanere indietro. A questa straordinaria e pacifica manifestazione ero presente anch'io, perché resto fermamente convinto che il reddito di cittadinanza sia la priorità per il nostro Paese, l'unico modo per liberare le persone dalla miseria e restituire loro la dignità. Il governo attuale e quelli precedenti hanno ignorato milioni di famiglie in difficoltà e anche oggi le cronache politiche che riempiono i giornali raccontano che l'unico obiettivo dei partiti è quello di arrivare a settembre per assicurarsi una pensione privilegiata dopo aver lavorato solo 4 anni, 6 mesi ed 1 giorno. Dei problemi reali degli italiani si interessano solo quando è il momento di fare propaganda elettorale: vediamo tutti la fine che hanno fatto i famosi 80 euro di Renzi e la sua fallimentare demagogia politica.

 

Il Movimento 5 Stelle, invece, rimette al centro le persone. Non per accaparrarsi il loro voto ogni 5 anni, dimenticandosene poi per tutta la durata del mandato, come fanno i partiti. Il Movimento 5 Stelle rimette al centro le persone partendo dalle loro necessità quotidiane e soprattutto analizzando la situazione reale in cui versa il nostro Paese, che è drammatica: milioni di pensionati sopravvivono con pensioni da fame inferiori ai 500 euro (26% delle pensioni erogate dall'Inps); migliaia di persone, soprattutto giovani, sono costrette ad emigrare alla ricerca di un lavoro (115.000 nel solo 2016). La disoccupazione è alle stelle, soprattutto quella giovanile. La povertà è ai massimi storici anche per la mancanza di lavoro (il 28,9% dei residenti in Italia sono a rischio povertà), ma spesso neanche il lavoro basta a garantire mezzi sufficienti. Abbiamo avuto e abbiamo un governo incapace, che invece di investire i soldi delle tasse in politiche serie per creare occupazione e sostegno al reddito, li ha sperperati a fini elettorali o li ha regalati alle banche. Siamo davanti a un disastro sociale, ed è ora di porre rimedio riattivando l'economia e creando nuova occupazione. La nostra proposta di reddito di cittadinanza è l'unica soluzione in grado di venire incontro ai bisogni dei cittadini.

 

Grazie alle nostre battaglie, il reddito di cittadinanza, che esiste in tutta Europa a parte in Italia e in Grecia, è diventato protagonista del dibattito politico: chi lo critica, chi cerca addirittura di copiarlo. La misura non potrà mai essere applicata, è il ragionamento che tutti i detrattori fanno, sempre uguale, accampando le motivazioni più banali: non ci sono le coperture economiche, è una misura assistenzialistica, aumenteranno le tasse. Nessuna di queste affermazioni è vera e basta leggere il testo del disegno di legge (1148/2013) per rendersene conto.

 

Le famiglie beneficiarie sono state quantificate in circa 2 milioni 760 mila, circa 10 milioni di persone in totale, mentre l'importo erogato è quello pari alla soglia minima di povertà, ovvero 780 euro al mese, che aumenta in base alla composizione del nucleo familiare. Non è una misura assistenzialistica: il sostegno al reddito è condizionato alla formazione e al reinserimento nel mondo del lavoro e al rispetto di determinati obblighi (ad esempio, rendersi subito disponibili a lavorare, cercare attivamente lavoro, mettere il proprio tempo e competenze a disposizione della collettività per qualche ora a settimana, non rifiutare più di 3 proposte di lavoro).

 

La nostra proposta non condurrà il paese alla bancarotta, al contrario, rappresenta una vera e propria manovra economica che farà aumentare i consumi dei beni primari e con essi i profitti delle aziende. Aziende che, grazie alla ripresa delle proprie vendite, potranno assumere lavoratori, rimettendo in moto l'economia reale del Paese. Per quanto riguarda i costi della manovra e il reperimento delle risorse, è presto detto: sono necessari 17 miliardi di euro, di cui 2,1 miliardi per rafforzare i Centri per l'impiego. In pratica, soltanto il 2% della spesa dello Stato.

 

Le coperture ci sono e sono state in più occasioni dichiarate ammissibili dalle commissioni bilancio di Camera e Senato e avvalorate dall'Istat. Vanno dai tagli ai costi della politica (ad esempio la riduzione degli stipendi dei parlamentari), alla riduzione delle pensioni d'oro, dall'aumento della tassazione di banche, assicurazioni e gioco d'azzardo, al taglio alle auto blu, alla riduzione degli affitti della pubblica amministrazione. I soldi ci sono se c'è la volontà politica. L'ultimo salvataggio delle banche e di Monte dei Paschi di Siena, fatto dal Pd, è costato 20 miliardi di euro. Per il Movimento 5 Stelle la dignità delle persone viene prima di tutto e questa battaglia per il reddito di cittadinanza è una battaglia di civiltà.

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