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Il valore delle parole: la verità, tanto sfuggente quanto essenziale da perseguire

DAL BLOG
Di Sara Conci - 19 maggio 2024

“Quando si dice la verità
non bisogna dolersi di averla detta.
La verità è sempre illuminante.
Ci aiuta ad essere coraggiosi”

 

(Aldo Moro)

 

 

Ho visto un film che mi ha colpita molto, poco tempo fa, e che a suscitato in me alcune domande non indifferenti. La pellicola che mi ha portata a riflettere si intitola Fortapasc (Italia, 2009): la storia del giornalista Giancarlo Siani, ucciso ad appena 26 anni (il 23.09.1985), “colpevole” di aver detto la verità. Siamo nel 2024 e ancora oggi chi dice la verità deve combattere più di chi vive con l'inganno, perché viviamo in un mondo storto, in cui il colpevole è colui che proclama la verità. E, mi chiedo, perché funziona così? C'è una scena, in questo Fortapasc che dovrebbe spingere tutti quanti a pensare e ad agire, al di là di ogni rischio e di ogni paura: “Ci stanno due categorie - dice un un collega a Giancarlo, sul set – ci stanno i giornalisti giornalisti e i giornalisti impiegati. Io ho scelto la seconda categoria (…). Perché i giornalisti giornalisti sono un'altra categoria: quelli portano le notizie, gli scoop! E non si devono aspettare gli applausi (…). Questo non è un paese per giornalisti giornalisti”.

 

Io non sono nessuno: non sono una giornalista, non sono una politica, ma sono una persona. Sono anche una cittadina e ciascun cittadino ha dei doveri; non solo dei diritti da pretendere. E questi doveri devono avere un riguardo verso il bene comune, verso la comunità. Gli stessi politici dovrebbero dedicarsi al bene comunitario: c'è chi segue questo scopo e chi, invece, porta avanti solo i propri interessi. E allora mi chiedo e chiedo ai cittadini: quante volte siamo (o siamo stati) testimoni di falsità e di ipocrisia? Quante volte siamo scesi a un compromesso per paura di fare una scelta, o semplicemente perché in quel momento pareva più facile adagiarsi? Quante volte avremmo potuto ribellarci? Quante volte avremmo potuto alzare la testa per dire “così non va”? Ma abbiamo preferito abbassare le orecchie, mettendo da parte la dignità. Quante volte avremmo potuto fare qualcosa per cambiare le cose, ma non lo abbiamo fatto?

 

Come diceva Giovanni Falcone: “Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”. Ed io lo ammiro per tutto ciò che ha fatto e per tutto ciò che è stato. Perché, nonostante i rischi e la vita che gli è costata cara, non è rimasto seduto a guardare o a lamentarsi: si è battuto per un bene più grande. Per le persone. Per il bene delle persone; non solo per sé stesso. Poiché la verità è coraggio, oltre la paura. Una bugia è vigliaccheria, è falsità, è il “buio” che vuole impedire di vedere quello che la luce potrebbe rivelare. Ma la verità è anche “luce” e, mentre le ombre tentano di nasconderla, ella non cessa mai di esistere, mostrandosi a chi è pronto per scorgerla.

 

Chi mi conosce e chi legge i miei libri (o i miei semplici articoli), sa che la verità e la giustizia hanno per me un valore molto profondo, che va al di là di me stessa. Forse, è perché ho sempre ammesso e pagato a caro prezzo i miei errori. Ad ogni modo, come persona, come cittadina e come scrittrice, mi sento in “dovere” di portare la verità nei riguardi di questo mondo che è spesso indifferente e corrotto. Lo ritengo un dovere etico e morale, come pure un segno di rispetto e di speranza nei confronti di chi lotta – e ha lottato - per la libertà e per il bene di ogni singola persona intesa come “essere umano”; per i giovani che domani saranno al posto nostro; per chi è o è stato “messo a tacere” solo per aver detto la verità. Poiché, ahimè, in questo mondo accade spesso di essere accusati per avere detto la verità.

 

Confondiamo il senso critico con il giudizio, scambiamo la verità con il giudizio, ma giudizio e verità sono due cose differenti: raccontare certi fatti, seppure non piacevoli per quello che sono, non è dare un giudizio; significa piuttosto dire come stanno le cose. Perché non possiamo rivelare solo le cose belle o quello che gli altri vorrebbero sentirsi dire. Ricordiamoci che esiste il bene ed esiste il male, esiste il male fatto “senza pensarci” ma esiste anche quel male fatto volutamente, nonché pensato e goduto, che è diverso dall'errore commesso per sbaglio. Non giudico chi si inciampa e poi si rialza con la voglia di fare meglio di prima (sono caduta tantissime volte anche io e chissà quante volte ancora cadrò); non giudico i malati; non giudico le fragilità umane, ma non giustifico il “male pensato”. Non sopporto e non tollero chi si fa strada con l'inganno e con la disonestà, nascondendo la verità.

 

Ma... questa verità, che cos'è? Esiste la verità del cuore, quella interiore, quella più pura e sincera, quella che ci mostra le cose “fuori” per quello che sono (non come ci vengono descritte dagli altri). E dovremmo imparare ad affidarci a essa, a guardare con i nostri occhi, a pensare con la nostra testa, anche se il rischio è quello di remare controcorrente. Anche se le cose non sono come noi vorremmo che fossero. Dovremmo imparare a dirigerci con il cuore verso valori più elevati, al di là del nostro vivere individuale. Dovremmo imparare a scegliere se accettare o meno certe situazioni. Per esempio, di fronte a un episodio nocivo o a un inganno smascherato, possiamo provare a fare qualcosa per cambiare le cose. Possiamo anche tacere, volendo, ma è giusto sapere che siamo responsabili di quello che facciamo tanto quanto lo siamo per quello che non facciamo. E, qui, mi riprendo alle parole di Tucidide: “il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce”.

 

La verità è che c'è sempre un grande bisogno di persone sincere, che si diano da fare per il bene dell'umanità. C'è bisogno di quelle persone che si battono per la verità. Perché bisogna imparare ad andare oltre sé stessi e bisogna battersi per un qualcosa di più “grande” del proprio unico sé. Perché la verità è libertà e la libertà è verità.

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