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Ha radici antiche il taglio della coda dei suini

 L’argomento è stato trattato nell’ambito di un corso di aggiornamento sul benessere degli animali in allevamento promosso dall’ordine dei medici veterinari del Trentino
DAL BLOG
Di Sergio Ferrari - 30 ottobre 2018

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele

Il taglio della coda dei suini deve essere eseguito correttamente per evitare infezioni. L’argomento è stato trattato nell’ambito di un corso di aggiornamento sul benessere degli animali in allevamento promosso dall’ordine dei medici veterinari del Trentino.

 

Il suo inserimento nel programma didattico può sembrare estemporaneo perché gli allevamenti industriali di suini in Trentino sono solo 4 e il taglio della coda non è necessario negli ormai rari casi di allevamento di suini a livello familiare.

 

A cavallo fra l’800 e il ‘900 sotto l’Impero Austroungarico la competenza veterinaria era ripartita tra un veterinario distrettuale e tecnici veterinari di territorio. Il veterinario distrettuale era responsabile della prevenzione di malattie infettive negli allevamenti domestici e nel controllo delle malattie che potevano essere trasmesse all’uomo.

 

Ai veterinari di territorio erano invece affidati gli interventi nelle stalle che riguardavano: taglio della coda e delle orecchie dei suini, castrazione dei suini maschi per togliere l’odore marcato nella carne, taglio dei denti di maschi e femmine negli allevamenti di suini da riproduzione, pareggiamento e cura degli unghioni nei bovini

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