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‘Sulla mia pelle', il film su Stefano Cucchi fa il pienone al Centro sociale Bruno

Alla proiezione del film su Stefano Cucchi, organizzata dal Centro Sociale Bruno, c’erano oltre 400 persone. Prima dell’inizio l’annuncio dei militanti: “La Provincia ci vuole sfrattare ma noi non ci muoviamo da qui”

Pubblicato il - 14 settembre 2018 - 10:17

TRENTO. ‘Sulla mia pelle’, il film che racconta gli ultimi giorni di vita del ragazzo romano Stefano Cucchi morto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma, mentre si trovava in stato d’arresto, è un film duro, che ti colpisce come un pugno allo stomaco.

Il lungometraggio diretto da Alessio Cremonini, dove spicca l’ottima interpretazione di Alessandro Borghi, è stato oggetto di molte polemiche tanto per il contenuto definito ‘denigratorio’ da alcuni sindacati di polizia; quanto per la scelta di Netflix, la piattaforma online che ha prodotto il film, di renderlo disponibile da subito, in contemporanea con l’uscita nei cinema. Le principali sale del capoluogo infatti hanno scelto per protesta di non proiettarlo.

Complice questa decisione sono state davvero molte le persone, oltre 400, che hanno scelto di assistere alla proiezione del film organizzata dal Centro Sociale Bruno a Piedicastello. L’Area ex-Bersaglio, allestita per l’occasione con maxi schermo e panche di legno, si è riempita fin da subito di persone di ogni fascia d’età tanto che alcune sono state costrette ad accomodarsi sul prato. 

La fine della proiezione è stata accolta da un applauso: “Vedervi così tante e tanti ci riempie di gioia - hanno detto i militanti del Centro sociale - grazie a tutte e tutti di essere qui per condividere assieme questo momento collettivo affinché la storia di Stefano e di tutte le vittime di abusi in divisa non vengano dimenticate e che finalmente abbiano giustizia”.

A proposito della vicenda giudiziaria che si protrae ormai da sette anni, possiamo dire che a metà del 2017 cinque carabinieri sono stati rinviati a giudizio. I tre che eseguirono l’arresto di Cucchi dovranno rispondere di omicidio preterintenzionale pluriaggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa della vittima, abuso di autorità contro arrestati, falso ideologico in atto pubblico e calunnia, mentre gli altri due sono accusati di calunnia e falso.

 

La sensazione è che questa volta sia stato infanto il muro di omertà che proteggeva i colpevoli, perché per ora l’unico punto fermo stabilito dalle sentenze è che Stefano Cucchi sia morto in seguito alle percosse subite, la verità pare essere a portata di mano basta la volontà di raggiungerla. Uno Stato che riesce a processare se stesso non può che vedere la propria immagine rafforzata, è giusto ricordare che se le indagini sono state riaperte, oltre alla perseveranza della famiglia Cucchi e delle associazioni che si sono battute al loro fianco, è anche grazie alle testimonianze fornite da altri due carabinieri in servizio presso la stessa stazione degli accusati.

A margine della proiezione, prima dell’inizio del film, i militanti del Centro sociale hanno preso la parola: “Avrete sentito dire che ci è arrivata una lettera di sfratto dai giornali locali, noi invece siamo qui ad inaugurare la stagione con la proiezione di oggi”. La lettera a cui si fa riferimento è quella che la Pat ha recapitato al Centro Sociale Bruno imponendo di sgombrare lo stabile entro giugno 2019. Tutto sommato, a pochi mesi dalle elezioni provinciali, un inspiegabile assist alla coalizione di centrodestra che da tempo chiede lo sgombero dello stabile. Da parte loro i militanti del Centro sociale respingono al mittente la lettera facendo intendere di non avere nessuna intenzione di andarsene.

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