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Boomerang per la deputata leghista, i Comuni ammettono: "L'esclusione di stranieri dalla Pubblica amministrazione è inammissibile"

Vanessa Cattoi si lamentava che per il posto di vigile urbano fossero ammessi anche stranieri con permesso di soggiorno di lungo periodo o rifugiati. IlDolomiti  ha approfondito e scoperto che sono irregolari i concorsi che non funzionano così dalla Pat ai Comuni. La amministrazioni fanno marcia indietro, lei interroga il ministro

Di Donatello Baldo - 03 agosto 2018 - 20:09

TRENTO. Se la deputata Vanessa bcontinua nella sua battaglia contro l'apertura dei concorsi pubblici a stranieri con permesso di soggiorno di lunga durata e a rifugiati, presentando addirittura un'interrogazione al ministro dell'Interno, i segretari comunali del Trentino ammettono che è impossibile tenere fuori questi cittadini: la legge è chiara.

 

Avevamo scritto del polverone sollevato dall'esponente leghista per il posto da vigile urbano ad Ala, e di come la giurisprudenza fosse divisa, sebbene le norme siano molto chiare. Ma ieri abbiamo scritto anche dell'approfondimento fatto da ilDolomiti.it, e della scoperta che - vigili urbani a parte - alcuni Comuni del Trentino impedivano l'accesso agli stranieri anche per il ruolo di assistente nell'asilo nido.

 

I Comuni che ammettevano solo ed esclusivamente la cittadinanza italiana erano Cles e Cavedine, ma escludeva gli stranieri anche un bando della Provincia per la formazione di un elenco a cui attingere per le eventuali consulenze del Servizio Politiche sociali.

 

"E' vero - afferma il segretario di Cavedine - effettivamente la norma che abbiamo adottato è superata e nei prossimi bandi i requisiti saranno esplicitati come previsto". Spiega che il posto è per assistente amministrativo contabile, "è una posizione specifica, bisogna sapere bene l'italiano". Ma sono molti gli stranieri che lo sanno, che si sono laureati, che hanno il titolo e le competenze.

 

Il segretario di Cles invece tenta di difendersi: "Nei requisiti di ammissione si fa riferimento all'articolo del Decreto legislativo 165 del 2001", senza specificare però della modifica avvenuta con la legge del 2013.Una giustificazione che però vale poco: qui si cerca un'assistente per la scuola d'infanzia: difficile che il candidato abbia le competenze per capire una norma e le sue modifiche nemmeno dichiarate

 

Se qualche straniero alla ricerca di un lavoro scorre la lista dei bandi, se legge che solo la cittadinanza italiana è richiesta "come da art.38 D.lgs 30.032001, n°165", gira pagina e crede di esserne escluso, quando magari potrebbe anche concorrere e vincere. 

 

Il segretario di Cles alla fine spiega che tutti i bandi precedenti erano corretti, e che lo saranno anche i futuri. Questo non lo era, ma sbagliando s'impara. "Sbagliando s'impara" lo ha detto esplicitamente il dottor Laner del Servizio Politiche sociali della Provincia, ammettendo l'errore.

 

"Il bando è stato fatto direttamente dal Servizio - spiega - quando di solito vengono formulati dall'Ufficio concorsi. Abbiamo sbagliato, attingendo da un vecchio bando evidentemente superato. Non succederà più - afferma - e già con il rinnovo, visto che è annuale, inseriremo i requisiti direttamente".

 

Ecco quindi che il polverone si ritorce contro la deputata: il bando di Ala che includeva gli stranieri l'ha fatta arrabbiare, ma grazie a questo si è scoperto che altri bandi invece escludevano, senza ragione, in modo illegittimo. Perché se ci sono forse dubbi sulla posizione del vigile urbano, non ce n'è nessuno su altri ruoli con mansioni che non siano così specifiche

 

In Parlamento, dicevamo, ha presentato un'interrogazione. Il ministro risponderà che la giurisprudenza è dibattuta ma che la norma è chiara. Oppure risponderà politicamente promettendo che si dovrà rivedere tutto. Ma si tratta di una norma europea a cui l'Italia si è dovuta adeguare.

 

La deputata trentina chiederà a Salvini di fare chiarezza. In diversi comuni italiani si è constatato come la normativa venga applicata in modo inappropriato ampliando la partecipazione anche ai cittadini stranieri non comunitari, titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo, rifugiati o titolari della protezione sussidiaria anche per le funzioni che prevedono invece come requisito necessario la cittadinanza italiana".

 

"Riteniamo doveroso porre attenzione al fine di preservare una corretta applicazione di una normativa che vuole riservare ancora ai soli cittadini Italiani incarichi particolarmente sensibili che comportano l'esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri nell'interesse nazionale".

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