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Concorso per vigili urbani aperto ai rifugiati. Cattoi (Lega) su tutte le furie. Ma il sindaco: ''E' la legge, se vuole la cambi in Parlamento''

Caludio Soini: "Il Comune di Ala ha applicato la legge". Interviene anche il primo cittadino di Avio Secchi, perché la gestione della Polizia locale è associata: "Si valuti bene, questione complessa: se ci sono dubbi meglio rifare il bando"

Di db - 28 luglio 2018 - 19:24

ALA. "La deputata Vanessa Cattoi è in Parlamento - afferma il sindaco di Ala Claudio Soini - può sempre proporre di cambiare la legge se non le piace. Altrimenti si tratta soltanto di una sterile polemica e di una strumentalizzazione".

 

Si riferisce alla dichiarazione di qualche giorno fa dell'esponente del Carroccio che accusava il Comune di Ala di aver bandito un concorso per vigili urbani allargato anche a cittadini stranieri. "Non è certo una decisione del sindaco - afferma Soini - perché nella costruzione di un bando si applica la legge, e la legge prevede questo.

 

Prevede che per partecipare sia necessaria la cittadinanza italiana, o la cittadinanza di uno degli stati membri dell'Ue, oppure essere familiari di cittadini dell'Ue. Ma è anche previsto il caso di cittadini di Paesi terzi titolari dello status di rifugiato o dello status di protezione sussidiaria.

 

Non si tratta, in questi due ultimi casi di richiedenti asilo, ma di persone alle quali è già stato riconosciuto il diritto a rimanere in Italia. Dopo che la commissione territoriale ha deciso per l'accoglimento della richiesta di asilo. E ricordiamo che questo status viene concesso in pochi casi.

 

Ad esempio quando il richiedente asilo riesce a dimostrare una persecuzione personale ai sensi della Convenzione di Ginevra, oppure quando nel proprio Paese si è esposti a un danno grave, come una condanna a morte, la tortura, la minaccia alla vita in caso di guerra interna o internazionale.

 

"Se da un punto di vista giuridico la normativa del 2013 concede la possibilità ai profughi di partecipare ai bandi pubblici (normativa votata in Parlamento senza l’appoggio della Lega) sotto il profilo sociale - spiega però la deputata - non si può dire che la cittadinanza abbia ancora tutto questo valore e che venga riconosciuto merito alle persone che vogliono, con grande sacrificio, continuare a vivere nel nostro Paese".

 

"Bisogna che i cittadini sappiano che se vien concessa tale possibilità è perché in Europa vengono emanate normative che non vogliono preservare e tutelare i valori della cittadinanza e di appartenenza dei popoli ma vogliono concedere a tutti le stesse possibilità, ma la troppa democrazia porta all’anarchia ed alla discriminazione nei confronti dei cittadini Italiani".

 

Spiega poi che "la normativa sul pubblico impiego prevede infatti che i cittadini dell’Unione europea possano accedere a quei lavori pubblici che non comportano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, oppure che non risultano necessari per l’interesse nazionale".

 

"In particolare - spiega Cattoi - il requisito della cittadinanza italiana va sicuramente previsto in caso di funzioni che comportano l’elaborazione, la decisione, l’esecuzione di provvedimenti autorizzativi e coercitivi, oppure funzioni di controllo".

"Come Lega quindi ci chiediamo se il bando sia corretto, a fronte di quanto indicato dalla normativa vigente, e se non sia il caso di verificare invece l’impossibilità di aprire il bando ai non cittadini italiani trattandosi questo non di un bando qualsiasi di pubblico impiego bensì un bando per vigile urbano".

 

Investito della questione, perché il Corpo della polizia locale è associato, interviene anche il sindaco di Avio Federico Secchi. "Ricordo che l’Italia si è adeguata alle direttive dell’Unione e pertanto i lavoratori extracomunitari possono, in virtù di tali disposizioni, fare domanda per partecipare ai concorsi pubblici, in presenza di determinati requisiti e per determinate funzioni".

 

"E così è stato per i concorsi pubblici banditi da quella data in poi - spiega Secchi, che poi aggiunge: - Dura lex sed lex". Ma secondo il sindaco non è il solo metro di giudizio, perché la questione è più intricata e per capire meglio si deve attingere anche ad altre leggi.

 

"Infatti - spiega, condividendo il pensiero della deputata leghista - se la normativa sul pubblico impiego prevede infatti che i cittadini dell’Unione europea possano accedere a quei lavori pubblici che non comportano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri e funzioni, oppure che non risultano necessari per l’interesse nazionale, è chiaro che il requisito della cittadinanza italiana va sicuramente previsto".

 

E per Secchi questo requisito è ancora più importante nel caso "di funzioni che comportano l’elaborazione, la decisione, l’esecuzione di provvedimenti autorizzativi e coercitivi" "Per questo, posto che la questione è complessa, lunedì chiederò un’ulteriore ed approfondita verifica e se dovessero emergere controversie interpretative – che non credo – ne chiederò il ritiro e la sua riformulazione".

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