Contenuto sponsorizzato

Ddl Salvini, il sindaco non ci sta: ''D'accordo con Orlando, la legge va cambiata. Ma non si può evitare di applicarla''

Andreatta accoglie la proposta dell'Anci: ''Diamo vita a un tavolo di confronto tra primi cittadini. Grave se il governo non ci partecipasse''

Pubblicato il - 03 gennaio 2019 - 19:04

TRENTO. Diversi sindaci italiani sono in rivolta contro il decreto sicurezza, a partire dal primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando che ha dato disposizione all'anagrafe di non applicare le misure previste dal Ministero dell'Interno. Il nodo è, in particolare, l'articolo che stabilisce che il permesso di soggiorno rilasciato ai richiedenti asilo sia un documento di riconoscimento, ma non basti più per iscriversi all'anagrafe e avere quindi la residenza. Un punto che trova contrario anche il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, che però alla non disobbedienza preferisce il dialogo. "La legge va cambiata, aggiustata, altrimenti invece che meno problemi di sicurezza ne avremo di più" afferma e chiede al governo di sedersi a un tavolo di confronto con i comuni dell'Anci.

 

Sindaco Andreatta, cosa pensa della protesta dei suoi colleghi sul decreto sicurezza?
Di Leoluca Orlando e di altri sindaci come lui condivido condivido in buona parte le perplessità, le critiche e in qualche modo anche una certa contrarietà al decreto legge Salvini sulla sicurezza e sull'immigrazione. Non voglio però arrivare all'estremo di non applicare la legge, perché una legge è una legge. Dopodiché è chiaro che una legge può essere anche studiata, modificata, cambiata, migliorata.

 

Non darà quindi disposizioni di non applicare le misure?
Se nella sostanza mi sento vicino a Orlando, dal punto di vista del metodo e della forma preferisco la soluzione che ha suggerito il presidente dell'Associazione nazionale comuni italiani.

 

Quale?

Il presidente dell'Anci Antonio Decaro chiede al governo di attivare un tavolo di confronto. Credo che sia questa la strada più efficace su cui si può trovare la convergenza di molti sindaci, altrimenti rischia di essere una battaglia soltanto politica. Naturalmente ha senso avere una posizione politica, ha senso anche avere un'idea diversa di società e di città. E in questo io sto con Orlando. Ma nel momento in cui una legge c'è, con anche delibera del Presidente della Repubblica, credo che possa essere soprattutto modificata e cambiata. Anche perché il cuore di tutto è l'articolo dell'anagrafe.

 

Cosa intende?
L'articolo stabilisce che il permesso di soggiorno non costituisce titolo per la residenza, cioè per l'iscrizione anagrafica. Ma questa è una cosa importante. Per questo motivo vorrei che il tavolo si attivasse subito, perché non avere la residenza vuol dire non avere diritto a mettere in lista i propri figli per l'asilo nido, non poter avere accesso alla graduatoria per un alloggio pubblico, per le case popolari. Credo che non si possa nemmeno essere iscritti alle liste di collocamento. Insomma, vengono meno diritti importanti. La residenza è quello che consente di avere diritti che portano alla possibilità di costruire davvero una comunità piena, che crede nell'integrazione, in cui ci sono diritti e doveri. In cui ci sono opportunità e responsabilità. È questa la comunità che il presidente Mattarella ci chiama a costruire nel suo discorso di fine anno.

 

Senza diritti non ci sono nemmeno i doveri?
Io dico che sarebbe il colmo che i sindaci poi fossero accusati per ulteriori problemi di sicurezza se le persone potessero avere il permesso di soggiorno, ma non la residenza. O, peggio, se venisse loro negato il permesso di soggiorno stesso. Ci sono persone che vagano sul territorio, che "bighellonano" direbbe qualcuno, che stanno nei parchi o sotto i ponti e cercano ripari di fortuna? Il Ministero dell'Interno deve aiutarci dal punto di vista della sicurezza. Che non vuol dire cacciare le persone, ma creare condizioni di vita che consentano una vera integrazione.

 

Come si fa a crearla?
Bisogna riconoscersi, ma per farlo prima bisogna conoscersi. Lo si fa facendo delle cose assieme: quando si inizia a lavorare con una persona appena arrivata da un altro Paese del mondo, quando i rispettivi figli frequentano la stessa scuola o lo stesso campetto. Così ci si sente membri di una stessa comunità, perché si condividono cose importanti.

 

E questo la legge non lo consente?
Possiamo dire che la legge non funziona. Lo abbiamo fatto con tante altre leggi e le abbiamo cambiate. Si può fare, ad esempio, con un referendum. Ci sono tanti modi, comunque. Quello che io condivido maggiormente è quello proposto dall'Anci, l'apertura di un tavolo di confronto.

 

Funzionerà?
È vero che i sindaci la pensano diversamente tra loro. Sul bando delle periferie era più facile andare d'accordo, qui più difficile. Ma va detto che c'è qualcosa che ci unisce: i sindaci dovranno gestire nel loro territorio delle situazioni complicate. È il lavoro quotidiano che ci unisce al di là del colore, e la vita quotidiana delle persone di una città. Su questo possiamo puntare perché venga cambiata la legge.

 

Bisogna metterci mano subito?
La legge va cambiata, aggiustata, altrimenti invece che meno problemi di sicurezza ne avremo di più. E la proposta dell'Anci è quella migliore. La legge c'è, ma possiamo metterci mano per migliorarla con l'aiuto dei sindaci. Il governo però deve sedere al tavolo con i sindaci: sarebbe grave se non lo facesse.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 24 novembre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

25 novembre - 04:01

In Trentino il turismo è un settore strategico, pesa per il 20% del Pil provinciale, il periodo di Natale e Capodanno vale un terzo della stagione invernale e il "buco" in caso di chiusura tout-court viene valutato in 1 miliardo. Un danno che si aggiunge alla primavera cancellata e l'estate oltre le aspettative ma in fortissimo calo: si stima di aver bruciato tra indotto diretto e indiretto circa 280 milioni di euro e mezzo miliardo da marzo

24 novembre - 19:26

Sono 478 le persone che ricorrono alle cure del sistema ospedaliero di cui 42 pazienti sono in terapia intensiva e 51 in alta intensità. Sono stati trovati 143 positivi a fronte dell'analisi di 2.235 tamponi​ molecolari per un rapporto contagi/tamponi al 6,4%

24 novembre - 19:49

Un'operazione di questo tipo non era mai stata messa in campo nemmeno nella prima ondata ma la situazione è preoccupante e i positivi sono diversi sia tra i permanenti che nella protezione civile. Lo screening con tamponi molecolari avverrà a partire da mercoledì

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato