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Castello di Fiemme, tre giorni e due notti incatenato al Comune. Protesta del titolare contro la demolizione della cava

Pichler: ''Difendo il mio lavoro, mi incatenerò anche ai binari o al palco del Trofeo Topolino". Il sindaco: ''C'è tempo per cambiare rotta". Il 3 gennaio incontro con il presidente della Provincia

Foto tratta da Facebook
Pubblicato il - 30 dicembre 2018 - 05:01

TRENTO. "Sono qui solo per difendere il mio lavoro, ci rimarrò finché le temperature me lo permetteranno, poi metterò in atto qualche altra forma di protesta, sto valutando di incatenarmi ai binari della linea del Brennero oppure al palco del Trofeo Topolino che arriverà da queste parti. Così mi vedranno in Eurovisione". Le parole sono del titolare della Estrazioni Fiemme Federico Pichler che, con il responsabile del personale e della sicurezza Dennis Corradini, è incatenato da giovedì al Comune di Castello di Fiemme per protestare contro la demolizione della sua cava. Il sindaco: "C'è ancora tempo di cambiare rotta".

 

Il motivo della protesta affonda le radici negli anni, in una questione nota in paese e che si protrae dal 1999. Anno in cui un'ordinanza comunale stabilì che la cava Estrazioni Fiemme doveva essere demolita.

 

Dopo quasi vent'anni il motivo della protesta di Pichler e Corradini è lo stesso. Lo spiega il titolare della realtà: "Sono ormai senza voce, abbiamo passato la seconda nottata al freddo. Qui la temperatura è tra i meno quattro e i meno sei gradi. Voglio che tutti sappiano che cosa ha architettato in questi anni la politica. So che il problema della cava si protrae da anni e che la verità sta da tutte due le parti, ma io ho una piccola realtà industriale, tre figli piccoli, sono qui per difendere il mio lavoro".

 

"La cava fu aperta 40 anni fa da mio papà con le regolari autorizzazioni che detengo, ma mi è sempre detto che è abusiva. Fa tutto piano di un piano chirurgico" prosegue Pichler. Che sta valutando azioni estreme: "Staremo qui finché le temperature ce lo permetteranno, poi sto pensando a incatenarmi ai binari, farò una marcia su Roma. O mi incatenerò al palco del Trofeo Topolino, così andrò in Eurovisione".

 

Ancora: "Ho chiesto al sindaco di procrastinare i termini per trovare una soluzione pacata e fare una seria valutazione della situazione. Ma mi è stato negato".

 

Dal canto suo, invece, il sindaco di Castello di Fiemme Marco Larger racconta di aver tentato una mediazione: "Ieri sera ho tentato una mediazione con i protestanti. È un brutto momento in un iter di vent'anni".

 

Segue la spiegazione: "L'ordinanza risale al 1999, è stata impugnata dalla ditta al Tar e poi al Consiglio di Stato ed entrambi hanno dato ragione al Comune. Ci sono tre strumenti urbanistici provinciali che non permettono la permanenza della cava lì. Dal 2014, anno della pronuncia del Consiglio di Stato, fino ad oggi ho fatto il giro di tutti gli uffici della Provincia per vedere se fosse possibile la permanenza, ma ho ricevuto dei no su tutti i fronti, dall'Urbanistica ai Bacini montani".

 

"La legge è chiara, se non lo fa il proprietario il Comune ha l'obbligo di demolire con mezzi propri chiedendo poi le spese - prosegue Larger - Ho speso tre anni del mio mandato per trovare una soluzione, ora mi corre l'obbligo di far rispettare la legge. Non è una questione personale, ma di legalità. Mi dispiace".

 

Ci potrebbe però essere un cambio di rotta a breve, ricorda il sindaco: "La nuova amministrazione provinciale leghista ha espresso la volontà di far rimanere lì la cava. Ho un incontro con il presidente Fugatti il 3 gennaio prossimo, mi diranno qual è la strada per uscirne. Il bando di gara per la demolizione termina a febbraio e non c'è alcun atto, quindi c'è ancora tempo per cambiare rotta".

 

"Il proprietario - dice il primo cittadino - sta facendo una protesta legittima, ma il Comune non può esimersi dal fare ciò che deve. Se poi la Provincia riuscirà a cambiare i tre strumenti urbanistici non sarà di certo il sindaco a mettersi di traverso".

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