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Dalla mostruosa violenza in Val di Fassa ai diritti negati nel mondo: al Dolomiti Pride si manifesta anche per dire ''basta''

Oggi sarà una festa di colori e sorrisi per ribadire l'orgoglio di essere sé stessi ma sarà anche un modo per ricordare quanta strada c'è da compiere nella nostra terra e altrove. Ricordando quanto accadde 8 anni fa in Trentino quando un uomo fu pestato e violentato con dei pezzi di legno da tre ragazzi perché per loro ''ci aveva provato''

Di Luca Pianesi - 09 giugno 2018 - 12:39

TRENTO. Dalla pena di morte all'ergastolo, dalle persecuzioni più efferate alle violenze cieca da branco. Oggi a Trento c'è il Dolomiti Pride, un evento importante, fondamentale nell'ottica del rispetto della persona, delle libertà individuali e collettive. Un momento di gioia, felice, spensierato ma assolutamente non scontato, conquistato negli anni, vera espressione dell'articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti".

 

Articolo 1 che, però, non è applicato in molte parti del mondo dove anzi le persone Lgbt vengono arrestate e condannate al carcere o, peggio, alla pena di morte. Articolo 1 che non è rispettato anche nel nostro Paese dove i delitti mossi da sentimenti omofobi sono sempre all'ordine del giorno e di stretta attualità. In questo senso uno di questi atti violenti e aberranti si era verificato solo 8 anni fa in Trentino, in Val di Fassa. Già proprio nella ridente Val di Fassa, una vicenda mostruosa che era arrivata ad una serie di condanne per tentato omicidio.

 

Era l'11 aprile del 2010 quando un uomo, un 45enne che lavorava come cuoco in zona, venne trovato a terra tramortito, pestato a sangue. Gli autori erano stati tre ragazzini appena maggiorenni e il motivo dell'aggressione sarebbe stata un'avance di natura omosessuale, "o come tale recepita", sottolineerà il giudice nella sentenza che li vedrà condannati in primo grado a 8 anni di reclusione. L'uomo era stato ritrovato da un passante a terra, seminudo sulla neve (temperatura corporea 28 gradi), in una pozza di sangue, pieno di echimosi con a fianco dei bastoni ricoperti anch'essi di sangue. Dei pezzi di una staccionata che erano stati usati per sodomizzarlo, penetrarlo. "Il bastone - questa la testimonianza di uno degli imputati - come gesto di sfregio ha provato a inserirglielo nell'ano. Noi guardavamo e abbiamo girato la vittima su un fianco".

 

Poi, con l'uomo a terra ormai esanime uno dei tre ha abbassato la cerniera dei pantaloni e "gli ha urinato addosso - si legge nel verbale di interrogatorio - se ben ricordo in faccia". Fatto ammesso anche dall'autore che dirà: "Non so perché gli ho urinato addosso, forse ero trascinato dalla situazione". Cosa aveva fatto quell'uomo per meritarsi questo trattamento? Per i tre ragazzi ''ci aveva provato'' quando erano in un bar della zona e per questo, appena usciti dal locale, lo avevano già aggredito, pestandolo tra calci e pugni. Ma non bastava. Lo hanno rintracciato e intercettato in un luogo più appartato e lo hanno brutalizzato. E' stata definita "una selvaggia aggressione su una persona già ferita e non in grado di difendersi". 

 

Quell'uomo di 45 anni se l'è cavata ma in Trentino non è più tornato. Lavorava come cuoco in una località turistica, era straniero, e forse non era nemmeno gay. Il suo avvocato, l'ultima volta che l'ha incontrato per sbrigare questioni inerenti al caso, l'ha dovuto vedere al confine del Brennero perché in Italia lui ha dichiarato di non voler mai più tornare. E' questo un fatto che ci riguarda da vicino ma sono tantissimi casi di aggressioni omofobe, violenze, omicidi che si consumano nel nostro Paese. Manifestare, ribadire l'orgoglio (il Pride) di essere sé stessi e di vivere in uno Stato dove i nostri vicini possono essere loro stessi è fondamentale anche per sensibilizzare chi fatica a capirlo, chi è intollerante, chi è spaventato dalla propria ignoranza. 

 

E scendere in strada e in piazza questo pomeriggio vuol dire lanciare un messaggio al mondo. Serve a mostrare alla Nigeria (dove basta essere un sostenitore di un'organizzazione gay per farsi 10 anni di carcere) all'Uganda (dove si rischia l'ergastolo), all'India (dove il “connubio carnale con uomini, donne o animali” viene punito con una pena fino a dieci anni di prigione) a metà continente africano e a Paesi come l'Iran (dove esiste la pena di morte), il Qatar (sette anni per atti omosessuali), Afghanistan e Brunei (lapidazione) e la tanto ammirata, in questo periodo, Russia (dove anche durante i Mondiali di calcio verranno fatti controlli speciali per evitare effusioni omosessuali in pubblico) che stanno sbagliando, eccome. Che la libertà e l'autodeterminazione sono cose sacre e che vivere in un Paese che rispetta questi principi inviolabili ci rende orgogliosi, felici di poterlo gridare al mondo. 

 

Si manifesta anche per questo oggi. Per sé stessi e per gli altri, per far fare un passo avanti al nostro Paese ma per mandare un messaggio anche alle genti e ai governanti di altri Stati. Noi ci siamo. 

 

Buon Dolomiti Pride a tutti.

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