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Dolomiti Pride, è la festa di tutti e tutte. Quasi diecimila persone hanno colorato Trento

Sul grande prato delle Albere gli interventi del sindaco Andreatta, l'assessora Sara Ferrari e del presidente dell'Arcigay Trento, Paolo Zanella che al ministro Fontana dice: "Le famiglie gay non esistono? Guardi in quanti siamo qui"

Di Giuseppe Fin - 09 giugno 2018 - 20:14

TRENTO. Una “festa che ha saputo coinvolgere l'intera città” con tantissime persone che hanno voluto mandare un messaggio chiaro “contro ogni discriminazione e per l'inclusività”. Una festa colorata, gioiosa che da piazza Dante ha attraversato alcune vie di Trento per poi arrivare a riempire il grande parco delle Albere. Anche i numeri, in questo caso, contano. Se alla vigilia del Dolomiti Pride si pronosticavano 4 mila persone, le presenze sono state ben al di sopra delle aspettative. I numeri arrivati dalla Questura parlano di oltre 8 mila presenze, per gli organizzatori oltre 10 mila. Comunque oltre il doppio di quanto ci si aspettava.

 

Un vero e proprio successo che in pochi potevano aspettarsi ma anche un chiaro messaggio a chi in questi mesi ha definito il pride solo come “folklore ed esibizionismo”. Per le vie del centro hanno sfilato donne, uomini, giovani, anziani, intere famiglie e sul palco del Dolomiti Pride è arrivato anche il sindaco Alessandro Andreatta. “Quella di oggi è una festa gioiosa – ha affermato – che ha saputo coinvolgere l'intera città. Io sono qui per partecipare assieme a tutti voi per vigilare contro ogni discriminazione”.

 

Una festa dell'inclusività, ha continuato Andreatta, “in una città fatta di relazione di dialogo e di confronto”. La strada da fare è però ancora tanta. “Ci sono 70 Paesi del mondo – ha affermato il sindaco - in cui si viene condannati a morte o emarginati se si cerca di sentirsi parte di questa famiglia che oggi è qui”. Uno sguardo poi al Trentino, a quando anche nel nostro territorio esiste il fenomeno della discriminazione e dell'emarginazione a causa del proprio orientamento sessuale. “Lo troviamo nelle scuole o negli ambienti di lavoro e per questo dobbiamo tutti sentirci impegnati e lottare per l'inclusività”. Infine Andreatta cita la neo senatrice a vita Liliana Segré e l'importanza “di ricordare le vittime di ogni persecuzione e violenza per aiutare gli italiani di oggi a respingere ogni tentazione all'indifferenza”.

 

Commosso ma come sempre combattivo e applauditissimo il presidente dell'Arcigay di Trento, Paolo Zanella che dal palco si è rivolto al M5S e al neo ministro della famiglia Lorenzo Fontana.

 

“Ci troviamo in un momento politico difficile – ha affermato – e lo abbiamo visto l'altro giorno quando il ministro Fontana ha detto che le famiglie gay non esistono. Ora è il momento del coraggio, il momento di resistere e di dire tutti assieme che noi esistiamo. Il ministro Fontana guardi questa piazza fatta di famiglie e persone Lgbt”.

 

Al Movimento 5 Stelle chiede invece di prendere una decisione chiara sui diritti Lgbt. “I diritti – continua Zanella - non sono diversi a Rovereto, Merano, Trento oppure a Roma e Torino. E' arrivato il momento che il M5S prenda una posizione chiara”.

 

Un ringraziamento poi alle migliaia di persone presenti, ma anche a quelle che in questi 9 mesi hanno lavorato per fare in modo che tutto questo prendesse forma. “Questo è un pride che vuole dare voce a tutti e a tutte – ha affermato Paolo Zanella - che pensa a tutte le minoranze. E' un pride profondamente antifascista e antirazzista. Vogliamo un Paese dove tutti abbiano gli stessi diritti e tutti possano essere se stessi”.

 

Ad essere rivendicate non sono solamente le istanze di uguaglianza ma con forza la necessità di avere tutti gli stessi diritti. “C'è bisogno di un cambio culturale radicale – ha affermato anche Paolo Zanella – un cambio di paradigma e di prospettiva. Bisogna pensare di lavorare con le scuole e con i giovani per educare le nuove generazioni all'inclusività”.

 

A riferirsi ancora una volta al ministro Fontana è anche l'assessora provinciale Sara Ferrari. “Sono onorata di essere qui a rappresentare per le pari opportunità i cittadini, tutti, anche quelli che non la pensano come me. E così che funzionano le istituzioni, forse qualcuno dovrebbe spiegarlo anche a qualche nuovo ministro”.

 

L'assessora ha poi parlato della propria battaglia portata avanti in questi anni per “far riconoscere la diversità di donna in politica”. “Una battaglia – ha spiegato Ferrari – per il mio volere esistere come assessora e non assessore. Un battaglia che significa voler un riconoscimento del femminile in politica che passa attraverso anche al sostegno alla stessa battaglia per il riconoscimento dei diritti di tutti”.

 

“A questa festa c'è tanta gente – ha concluso l'assessora – a dimostrazione che il Trentino non è un posto culturalmente chiuso, arretrato e inospitale. Ma è aperto e solidale”.

 

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