Decreto sicurezza, il Centro Astalli prende posizione: ''Un passo indietro che non tiene conto delle vite e delle storie delle persone''
Duro il commento di padre Ripamonti: ''Criminalizzare i migranti non è la via giusta per gestire la presenza in Italia di cittadini stranieri. Aumentare zone grigie, non regolamentate dalla legge, e rendere meno accessibili e più complicati i percorsi di legalità"

TRENTO. Dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Decreto Sicurezza, il Cinformi si limita a diffondere una nota che spiega in sintesi le nuove misure. Misure che entreranno in vigore anche nella nostra provincia dopo la promulgazione della nuova normativa.
"Viene abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito dal permesso per 'motivi speciali'. Fattori quali la pericolosità sociale o una condanna di primo grado - scrive Cinformi - comporteranno uno stop alla domanda di protezione internazionale. Lo Sprar sarà riservato ai migranti che hanno già ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. Aumenta poi da 90 a 180 giorni la permanenza massima nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR). Il decreto prevede inoltre la revoca della cittadinanza italiana nei confronti di chi è stato condannato in via definitiva per terrorismo".
Duro invece il comunicato stampa diffuso dal Centro Astalli, che entra nel merito del nuovo decreto. "Il Centro Astalli esprime preoccupazione per gli effetti che le nuove misure introdotte potranno avere sulla vita dei migranti e sulla coesione sociale dell’intero Paese. L’unificazione del Decreto sicurezza e del Decreto immigrazione in un unico testo di legge ci pare fuorviante e sbagliata".
"Ancora una volta si va a reiterare la nefasta equazione che assimila i problemi di sicurezza interna, come criminalità organizzata e terrorismo, al tema della gestione delle migrazioni e in particolare delle migrazioni forzate, che ben altro sforzo legislativo richiedono in termini di programmazione, gestione e integrazione dei migranti".
"Registriamo come un arretramento sostanziale la riforma dello Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti asilo e Rifugiati) e l’esclusione da questo tipo di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. Viene così meno il principio fondamentale secondo cui la riuscita di un percorso di integrazione debba partire dalla prima accoglienza, come chiaramente espresso anche nel Piano Integrazione per i rifugiati del Ministero dell’interno".
"Lo Sprar, un sistema virtuoso, riconosciuto tale anche da osservatori internazionali, viene ridotto - scrive Astalli - nonostante sia l’unico sistema di accoglienza che garantisce la massima trasparenza nella gestione delle risorse. Si potenziano anche i grandi centri per richiedenti asilo che, come ampiamente dimostrato, non prevedendo alcun coinvolgimento delle amministrazioni locali, incontrano resistenze e ingenerano tensioni sociali".
Per padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, si tratta di “un passo indietro che non tiene conto delle vite e delle storie delle persone e del lavoro di costruzione che da decenni tante organizzazioni umanitarie e di società civile hanno fatto in stretta collaborazione con le istituzioni, in particolare con gli enti locali, in un rapporto di sussidiarietà che ha rappresentato la linfa vitale del welfare del nostro Paese".
"Criminalizzare i migranti - prosegue i sacerdoti - non è la via giusta per gestire la presenza in Italia di cittadini stranieri. Aumentare zone grigie, non regolamentate dalla legge, e rendere meno accessibili e più complicati i percorsi di legalità contribuisce a rendere il Paese meno sicuro e più fragile”.













