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Kenneth esce dal carcere, mancano i 'gravi indizi di colpevolezza'. Ma le porte dell'accoglienza restano chiuse, deciderà il Commissario del Governo

Il Giudice per le indagini preliminari, dopo aver concesso l'incidente probatorio, dopo l'interrogatorio della vittima della violenza, ha deciso che non c'è nessun grave indizio di colpevolezza. Ma per la Procura l'indagine va avanti. Non è automatico il ritorno al progetto di accoglienza

Di Donatello Baldo - 05 aprile 2018 - 06:01

TRENTO. Kenneth è libero, le porte del carcere che l'hanno rinchiuso per quattro lunghi mesi si sono aperte martedì. Con l'ordine di scarcerazione in mano si è diretto alla Residenza Brennero, lì dove abitava fino al giorno dell'arresto, ospite come richiedente asilo. Gli operatori l'avranno abbracciato di sicuro, ma impossibile tornare lì. Dall'accoglienza è stato allontanato quando si è saputo del terribile fatto di Maso Ginocchio.

 

Kenneth era stato arrestato per violenza sessuale, accusato di far parte di quel branco che la notte del 24 novembre si era accanito su una ragazza, nigeriana come lui. "Appena avuta notizia del fatto - scrivevano in una nota Ugo Rossi e Luca Zeni - è stata immediatamente revocata l'accoglienza ai richiedenti asilo accusati della violenza".

 

La notte l'ha passata a Casa Maurizio, in una struttura di bassa soglia. Atas e Astalli, le realtà che prima dell'arresto si sono occupate di lui, hanno fatto il possibile per trovargli una sistemazione. Ma temporaneamente: l'obiettivo - spiegano gli operatori - è il reintegro all'interno del Sistema dell'accoglienza. 

 

Ma non è semplice. Kenneth è stato sbattuto in pagina, con la foto segnaletica, con il nome ed il cognome. I giornali l'hanno messo tra i bruti che hanno assalito quella povera ragazza, pubblicando le immagini che la Questura ha diffuso soddisfatta di aver trovato i colpevoli del fatto. 

 

Rossi e Zeni, per rintuzzare le polemiche politiche che danno addosso agli immigrati e alla Provincia che li accoglie, hanno diffuso quel comunicato stampa: "Accoglienza revocata". Anche se in realtà la Provincia non ha nemmeno l'autorità per revocare nulla. E' il Commissariato del Governo che decide, semmai su sollecitazione. Una sollecitazione che non risulta essere nemmeno stata fatta.

 

Rimane il fatto che Kenneth ha passato la notte dentro un dormitorio. Dopo quattro mesi in cella, dopo quattro mesi in cui ogni giorno ha professato la sua innocenza, dopo aver tentato anche di impiccarsi, Kenneth ha dormito in una camerata dentro un dormitorio.

 

Per il reintegro dovrà decidere il Commissariato del Governo. Kenneth non è stato scagionato, rimane imputato: il Giudice per le indagini preliminari, dopo aver concesso l'incidente probatorio, dopo l'interrogatorio della vittima della violenza, ha deciso che non c'è nessun grave indizio di colpevolezza. Ma per la Procura l'indagine va avanti. Sono cadute però le misure cautelari.

 

In carcere non può stare, e nemmeno ai domiciliari. Le prove a suo carico non lo giustificano. Ma per le regole dell'accoglienza non vale il principio della presunzione di innocenza, e può succedere che Kenneth non sia riammesso, che rimanga un richiedente asilo senza accesso ai progetti di assistenza e integrazione. Senza i soldi per mangiare.

 

Alla fine dell'indagine potrebbe essere lo stesso Pm ad archiviare il caso, oppure uscire assolto dopo il dibattimento. Oppure anche colpevole, non sappiamo cosa succederà. Ma il garantismo vale in ogni caso, e ad oggi quel ragazzo nigeriano che dice di essere innocente lo dev'essere per tutti.

 

Toccherà al commissario del Governo decidere il da farsi. Fosse per Atas e per Astalli sarebbe già ospitato alla Residenza Brennero, loro lo sanno quanto sia importante l'accoglienza. Loro Kenneth l'hanno conosciuto e come tutti coloro che l'hanno conosciuto non ci hanno mai creduto al suo coinvolgimento in questa brutta storia di violenza.

 

Così come i proprietari del Bar Simposio, dove Kenneth svolgeva un tirocinio. Quando la polizia è arrivata e si è diretta alle cucine, portandosi via Kenneth con le manette ai polsi, erano increduli: Impossibile sia stato lui, dicevano. Ieri quando hanno saputo della sua scarcerazione erano felici. 

 

Cinformi oggi ha chiesto all'avvocata Enrica Franzini che difende il ragazzo nigeriano di stendere una relazione che sarà poi inviata al Commissariato del Governo. A questa sarà allegata anche quella di Atas e di Astalli, per convincere il rappresentante del Governo sul nostro territorio a decidere per il reintegro di Kenneth nel progetto di accoglienza. 

 

Vedremo che succede. Vedremo se si deciderà di far riprendere a questo ragazzo il percorso che aveva già iniziato o se per motivazioni burocratiche (o di opportunità politica) si deciderà di lasciarlo fuori. Fuori dalla Residenza Brennero ma fuori anche dall'accoglienza che uno Stato di diritto dovrebbe assicurare ad ogni richiedente asilo.

 

Anche se imputato, perché lo stesso Stato di diritto riconosce a tutti l'innocenza, nessuno escluso, fino a che un giudice non stabilisca definitivamente una condanna. 

 

 

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