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La disperazione dopo l'incendio: ''Abbiamo perso tutto''. Una quarantina gli sfollati: ''Ora possiedo solo i vestiti che indosso''

Scappati nella notte in pigiama, con le ciabatte. Alcuni hanno trovato una sistemazione da parenti e amici, altri saranno ospitati nella struttura delle colonie di Candriai. Il proprietario dell'immobile: "Ci vorranno quattro mesi prima che sia agibile il primo piano". Il secondo è completamente distrutto, "lì non c'è più nulla, niente di niente"

Di Donatello Baldo - 01 dicembre 2018 - 19:24

TRENTO. "Non ho più niente, solo quello che ho addosso, nient'altro". Un cellulare in mano, una giacca in cui è avvolta intirizzita. E' una delle inquiline dello stabile dell'ex Lidl andato a fuoco nella notte. Poco più in là alcune donne ucraine attorno a qualche borsone colmo di vestiti, i pochi che sono riuscite a recuperare dall'appartamento al primo piano. Fosse stato al secondo non ci sarebbe più nulla, nemmeno quella piccola porzione di guardaroba. 

 

Pochi per volta, dopo una notte passata all'ostello, in macchina, da amici, arrivano alla spicciolata gli sfollati. I più fortunati hanno l'appartamento invaso dall'acqua usata dai vigili del fuoco nel tentativo di domare l'incendio. I più sfortunati vedono dall'esterno le travi arse di quelle che erano le loro abitazioni, con il fumo che ancora si alza e le fiamme che ancora tentano di rialzarsi. Occhi lucidi, scoppi di pianto, persone che si abbracciano: alcuni hanno perso davvero tutto. 

 

Nello stabile di proprietà dell'ingegner Salvetti c'erano 15 appartamenti, uno studio di ingegneri, uno studio dentistico e altri uffici. Nella notte una quarantina le persone all'interno, avvisate del fuoco dalle urla di una dei condomini che per prima si è accorta del fumo acre che invadeva tutto. "Uscite, uscite". E l'arrivo dei vigili del fuoco, le fiamme che illuminano la notte. La gente in pigiama, in ciabatte, scalza che si raduna all'esterno.

 

A metà mattina arrivano tutti, pochi per volta, sconvolti e spaventati: nessuno è riuscito a dormire. "Sono andato via di corsa, portando con me soltanto i miei due gatti", racconta uno degli inquilini. Ha la mano graffiata: "Li ho presi e cacciati velocemente nel trasportino". Ora sono al gattile. "Sono andato via che le fiamme erano nella parte a nord e mai avrei pensato che raggiungessero anche il mio appartamento al centro dello stabile". Invece, all'alba, la scoperta: "Abito al primo piano, dentro c'è solo acqua, tutto da buttare". 

 

Peggio, dicevamo, per chi abitava al secondo piano. Lì non c'è più nulla, non c'è più nemmeno lo studio di ingegneri. "Abbiamo perso anni di lavoro, migliaia di dati all'interno dei computer che ora sono colati, disintegrati". Il tetto con le lamiere incandescenti ha fuso gli interni, le fiamme hanno distrutto tutto e l'acqua e gli schiumogeni hanno coperto ogni cosa con una coltre bianca. 

 

Nel piazzale si radunano a gruppetti. Due famiglie di cinesi, una famiglia del Burkina Faso. Questi ultimi sono in due, padre e figlio che assieme lavorano a Bolzano. Parlano l'italiano con difficoltà, così i cinesi. Sono spaventati. I vigili urbani fanno entrare pochi per volta per recuperare le poche cose che rimangono. Il figlio esce con le ciabatte e una piccola busta con dentro mutande e calzini. Indossano l'elmetto, affondano i piedi nella schiuma, escono ancora più infreddoliti e ancora più spaventati.

Incendio in via Maccani

La Polizia locale che registra i nomi e pazientemente compone il registro dei presenti, di chi passerà le prossime notti da amici o parenti, di chi non ha più niente. Arriva il governatore Fugatti, arrivano gli assessori comunali Italo Gilmozzi e Maria Chiara Franzoia. Le prime soluzioni: "C'è posto per tutti alle Viote, nella struttura della Provincia". Ma si cerca qualcosa di più vicino, raggiungibile con i mezzi. "Candriai, la colonia di Candriai". E così alcuni salgono con le loro poche cose sulle auto dei vigili urbani per raggiungere la struttura. "Ci sono stanze, c'è una mensa", spiega il direttore che ha raggiunto il piazzale dove ancora operano i vigili del fuoco per spegnere le ultime fiamme. 

 

"Qualche famiglia è riuscita a organizzarsi - ha spiega l'assessora Franzoia - delle altre si occuperà l'amministrazione comunale che affronta da subito l'emergenza. La struttura di Candriai ha dato l'immediata disponibilità, le famiglie potranno stare assieme. La primissima attivazione è stata quella delle Viote ma nel corso delle ore abbiamo trovato una sistemazione più vicina alla città".

Nel pomeriggio i dati sugli sfollati, numeri che sono aumentati nel corso della giornata. Ai residenti registrati all'anagrafe c'erano da aggiungere le altre presenze: sono in tutto una quarantina gli evacuati, 35 erano nella struttura, gli altri non erano presenti. Solo in 11 quelli assistiti dal comune a Candriai, gli altri hanno trovato soluzioni alternative.

 

Anche l'ingegner Salvetti, proprietario dello stabile, si è recato sul posto fin dal mattino. "Sono stato avvisato da mia figlia che ha visto dell'incendio da un amico di Facebook. I vigili del fuoco parlano di un cortocircuito ma non ne sono ancora certi. E' tutto distrutto, dal secondo piano devono essere asportate tutte le macerie e solo tra qualche mese sarà agibile il piano inferiore". Spiega che la maggior preoccupazione è ora il destino di queste persone, dove andranno a dormire: "Non si è fatto male nessuno e questa è la cosa più importante". Già contattata l'assicurazione, ma i tempi sono lunghi anche per capire esattamente l'origine dell'innesco che ha generato un incendio di proporzioni enormi.

 

Le fiamme, che si sono sprigionate a mezzanotte, si sono alzate per molti metri, una nube rossa visibile da lontano. I vigili del fuoco, intervenuti con i Permanenti e i corpi di Gardolo e Cognola, hanno fatto il possibile ma ogni tentativo era vano. "Le fiamme si sono propagate tra le intercapedini, ogni volta che si interveniva le fiamme aumentavano. L'intervento è stato difficile e non siamo riusciti ad arginare il fuoco, che dalla parte nord è arrivata fino alla parte sud prendendo tutto il secondo piano". 

 

Un fumo acre hanno continuato ad uscire dalle braci ancora calde per buona parte della giornata. Una nuvola che si è sparsa attorno, che si è mossa in direzione sud e che è arrivata fino a Rovereto. Nel pomeriggio l'inizio della demolizione della parte superiore: "Per bonificare la zona è necessario asportare alcune parti della copertura così da poter raggiungere al meglio quelle intercapedini da dove nella notte si sono diffuse le fiamme", spiega un vigile del fuoco. Vigili che ancora una volta non si sono risparmiati, che hanno festeggiato la loro patrona Santa Barbara - oggi la parata in città - al lavoro come sempre. 

 

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