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Pregano contro l'aborto davanti all'ospedale, ogni settimana. Ma il parroco è contrario: "Queste sono crociate"

Contro il gruppetto di cui fa parte don Graziola si sono svolte due manifestazioni. Anche don Nicolli prende le distanze da questi fedeli: "Quando li vedo li evito, non si prega 'contro ma 'per' qualcuno". Il portavoce degli antiabortisti: "La verità è scritta nel Catechismo della Chiesa Cattolica" 

Di Donatello Baldo - 18 luglio 2018 - 19:03

ROVERETO. "Siamo qui da vent'anni, ogni martedì - spiega Andrea Marzari, il portavoce del gruppo - abbiamo mantenuto questo giorno perché una volta l'aborto all'ospedale di Rovereto lo facevano la mattina successiva del mercoledì". Si ritrovano in un gruppetto, recitano il rosario "per riparare al grave peccato". 

 

Si danno appuntamento alle sette di sera, con la corona in mano, in piedi davanti all'ingresso da dove a quell'ora entrano ed escono i parenti dei tanti pazienti ricoverati nella struttura ospedaliera roveretana. Espongono dei cartelli con la raffigurazione di Gesù che severo dice: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me"

 

Indisturbati per anni, lasciati liberi di manifestare fin sui gradini di un luogo sensibile come un ospedale, permettendo loro di appoggiare i manifesti ai pilastri del parapetto, negli ultimi due martedì sono però stati bersaglio delle critiche di un gruppo di manifestanti che hanno protestato vivacemente.

 

Manifestanti che si sono presentati con uno striscione su cui c'era scritto con la bomboletta uno dei principi della sacrosanta libertà di autodeterminazione: "Ma quale Stato ma quale Dio sul mio corpo decido io". La prima volta hanno accerchiato il gruppo in preghiera, senza però mai entrare in contatto, mentre la seconda volta sono stati tenuti lontani dalla polizia. 

 

Del gruppo di fedeli che da vent'anni pregano davanti all'ospedale c'è anche don Matteo Graziola, noto esponente della Chiesa più intransigente e 'integralista'. Don Matteo risponde gentilmente al telefono ma preferisce non commentare quanto è successo. E non commenta nemmeno le parole del parroco di Rovereto don Nicolli, che su queste preghiere 'contro' non è affatto d'accordo.

 

Informato di quello che è successo, infatti, don Sergio Nicolli spiega che "non si può pregare contro qualcuno, si prega semmai per qualcuno". Delle sue posizioni don Matteo Graziole è al corrente: "Lo sa cosa penso - spiega don Nicolli - quella non è una preghiera, è una protesta e non va bene. Non si usa la preghiera in questo modo". 

 

"Quando vado a trovare i malati - confida Nicolli - se li incontro li evito, non mi fermo. Quelle sono iniziative del tutto personali. Su questi argomenti - afferma - non si deve fare terrorismo, non si devono fare crociate come questa".

 

Per il parroco di Rovereto "l'aborto è anche profonda sofferenza di cui dobbiamo prenderci cura". E spiega che "dobbiamo condannare l'atto ma non il vissuto delle persone: anzi dobbiamo accompagnare queste persone nell'affrontare il dramma del senso di colpa e soprattutto lavorare per prevenire gli aborti celebrando la bellezza della vita".

 

Andrea Marzari non se la prende per quanti dice il parroco: "Ognuno ha le sue idee", taglia corto. "E poi noi ci rifacciamo all'enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II che invita ad usare tutti i mezzi necessari e straordinari per difendere la vita dall'aborto". 

 

"In America - osserva Marzari - ci sono addirittura cardinali che vanno con il Santissimo davanti alle cliniche dove si pratica l'aborto". Ma non vuole polemizzare, ognuno ha appunto le sue idee. Come le hanno quelli che manifestano contro coloro che manifestano contro le donne che decidono di ricorrere all'aborto. 

 

"La verità è scritta sul Catechismo della Chiesa cattolica", afferma Marzari. Per altri la verità è scritta altrove, ad esempio nelle leggi dello Stato. Ma ognuno, diceva bene Marzari, ha le sue idee. Ogni donna, però, ha una sua storia, un suo motivo per decidere di avvalersi dell'interruzione della gravidanza, una sofferenza da rispettare, un disagio da comprendere. Noi stiamo dalla loro parte

 

 

 

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