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Spacciavano in Portela a trentini e minori, finiscono in manette in sette

I carabinieri hanno attivato l'Interpol per trovare un latitante. I nordafricani, tutti irregolari e senza fissa dimora, detenevano piccole quantità, occultate in bocca pronte per essere ingoiate. Indagini "vecchia scuola" e osservazioni in strada. L'Arma: "Non sempre i risultati sono immediati, puntiamo a operazioni strutturate"

Di Luca Andreazza - 23 maggio 2018 - 12:36

TRENTO. Mentre sabato l'Associazione Rinascita di Torre Vanga organizza una camminata “Per il decoro della città, per la legalità, per Trento” (Qui articolo), i carabinieri rispondono attraverso un'operazione contro lo spaccio in zona Portela. Indagini presentate in pompa magna e scomodando oltre al nuovo procuratore, tutti i vertici dei carabinieri di Trento. 

 

Il risultato è di sette persone in manette, sei tunisini e un algerino: Karim Zarrouk (classe 1998), Iheb Mejri (1994), Alì Mohamed Hafthlwi (1993), Mokhtar Tarhouni (1995), Dhiya Mastouri (1999), Atif Gdida (1990) e Eddine Issar Debba (1987) sono stati trasportati al carcere di Spini.

 

A questo si aggiunge un latitante, per il quale è stato attivato l'Interpol, e il sequestro di 60 dosi per un valore di mercato intorno ai mille euro.

 

"I risultati non sempre sono immediati - evidenzia Luca Volpi, comandante provinciale dei carabinieri -. Si cerca di intervenire e colpire rapidamente, ma attraverso un'indagine strutturata per risalire anche ai canali di approvvigionamento e quindi prevenire sul lungo periodo. Ringraziamo i cittadini per la fiducia nel segnalare attività sospette oppure illecite: continuate a interessarci".

 

Il contrasto alla criminalità è sempre un buon bottino per quello che rappresenta anche un messaggio alla popolazione di segnalare e denunciare, anche in forma anonima, le attività illecite per un'operazione in questo caso avviata a settembre scorso e terminata, casualmente, a pochi giorni dalla camminata di protesta.

 

"Dopo un'articolata e complessa attività d'indagine - spiega il procuratore Sandro Raimondi - è stata conclusa l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone di nazionalità nordafricana per smantellare un gruppo criminale".

 

I reati sono cessione e detenzione di sostanze stupefacenti, quali marijuana, hashish, cocaina e eroina. Le zone interessante sono quelle del quartiere Portela, cioè piazzetta Lainez e le arterie circostanti da vicolo Colico a via delle Orfane, da via Pozzo a piazza Santa Maria Maggiore. "E' preoccupante - evidenzia il procuratore - il ritorno in particolare dell'eroina, che si trova sul mercato a prezzi vantaggiosi".

 

E se l'offerta c'è, evidentemente c'è anche la domanda: i consumatori sono tutti, o quasi, trentini, alcuni anche minorenni.

 

"Le indagini - aggiunge Raimondi - sono partite dopo le segnalazioni di alcuni cittadini, questo è un contributo fondamentale, un ponte tra società civile e forze di polizia. Un'indicazione anche per articolare meglio le operazioni e aumentare la percezione di sicurezza".

 

Indagini "vecchia scuola" a base di osservazioni e visioni dirette: l'Arma ha sequestrato così circa 140 grammi di hashish, 20 grammi di eroina, 15 grammi di cocaina e tanta marijuana. "L'attività prosegue - evidenzia Giovanni Cuccurullo, tenente colonnello dei carabinieri - per risalire ai canali di approvvigionamento e per arrestare altri criminali dediti a spacciare sostanze stupefacenti".

 

Nonostante i controlli, i sette arrestati hanno proseguito in totale indifferenza la propria attività illecita tra complicità e la tranquillità degli spacciatori, evidentemente a conoscenza dei quadri normativi. 

 

"Un gruppo particolare - dice Piergiorgio Rosacomandante dei carabinieri di Trento - per i tanti attori e la varietà di sostanze stupefacenti offerte. Gli arrestati si sono mostrati furbi: si aggiravano sempre con poche quantità, facilmente occultabili in bocca e pronti a ingoiare tutto in caso di controllo o necessità".

 

Una difficoltà è stata quella di trovare e monitorare le otto persone. "Tutti irregolari e senza fissa dimora - conclude Volpi -. Abbiamo un latitante e per questo abbiamo interessato l'Interpol: il sospetto è che sia rientrato nel proprio Paese".

 

 

 

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