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Tempi biblici in Questura per il rinnovo del permesso di soggiorno. Fino a 10 mesi di attesa

Un disagio che vivono molti stranieri trentini, gente che lavora, che porta i figli a scuola, che paga le tasse. Un problema non da poco, un 'obbligo di dimora' che non si spiega se non con lungaggini burocratiche decisamente esagerate.

Di Donatello Baldo - 07 maggio 2018 - 06:01

TRENTO. Per l'emissione di un permesso di soggiorno, o per il suo rinnovo, la legge prescrive che il rilascio deve avvenire entro sessanta giorni. Due mesi. Ma il tempo di attesa, in Trentino, è molto più lungo: si arriva fino ai 10 mesi, per un permesso che rimane valido per soli due anni. 

 

Un disagio che vivono molti stranieri trentini, gente che lavora, che porta i figli a scuola, che paga le tasse. Come Kamel, di professione cuoco, lavoratore stagionale che tra un periodo e l'altro di attività vorrebbe portare la moglie in Marocco per rivedere la famiglia: "Lei è qui da un paio d'anni - afferma - e vorrebbe tornare per una settimana, al massimo due. E' morto suo zio, anche suo cugino, vorrebbe riabbracciare la famiglia". 

 

Ma non può, impossibile lasciare l'Italia senza un permesso di soggiorno valido. O meglio, per andarsene nessun problema ma il ritorno è poi vietato: non si entra più senza titolo di soggiorno. Se è un'impresa per chi ce l'ha, anche scaduto ma ìcon il rinnovo prenotato, è impensabile per chi sta aspettando la prima emissione. "Per lei si tratta di un rinnovo, per mio figlio di 11 mesi il primo permesso. Ho fatto la richiesta a marzo - spiega - ma se devo aspettare 10 mesi non riuscirò di sicuro prima della stagione estiva e nemmeno prima dell'inverno".

 

Un problema non da poco, un 'obbligo di dimora' che non si spiega se non con lungaggini burocratiche decisamente esagerate. "Io non voglio problemi - spiega - io rispetto le regole e le leggi ma forse è giusto segnalare questa cosa perché richia di portare tanti problemi a tante persone". 

 

Ma i casi sono tanti. Uno studente africano con il permesso in scadenza a fine dicembre ha chiesto il rinnovo due mesi prima e ad oggi non ha ancora ricevuto risposta. Anche lui nella pausa estiva vorrebbe andare a visitare la famiglia che non vede da un paio di anni".

 

Potrebbe andare con un volo diretto verso il suo Paese, ma un volo diretto non esiste e con permesso scaduto e ricevuta di rinnovo non può transitare in altri paesi UE. Quindi non ci può andare. Il permesso di  soggiorno per studio, infatti, ha validità un anno e con gli attuali tempi di  rinnovo si è in possesso di un permesso valido per un periodo brevissimo.

Ma i casi sono anche altri. Anche quello del marito di una cittadina italiana arrivato dall'Egitto. Lui è entrato in Italia con visto di turismo/famiglia di 90 giorni, si è rivolto agli sportelli Cinformi per chiedere appuntamento con la Questura ed il primo giorno disponibile era ben oltre i 90 giorni.

 

In questo periodo non è possibile  lavorare né avere la tessera sanitaria, è quindi rientrato temporaneamente in Egitto (il visto era ad ingresso multiplo e valido  180 giorni) non avendo capito che prima di recarsi in Questura avrebbe  dovuto esaurire i 90 giorni da turista in Italia.

 

Tornato in Italia con ancora giorni di turismo reisidui, si è presentato in Questura dove non è stato possibile raccogliere la richiesta di permesso. E' stato rinviato a Cinformi per un nuovo appuntamento che è stato fissato per la metà di settembre. Da quella data dovrà aspettare altri 10 mesi prima di avere un permesso di soggiorno in mano e poter lavorare.

 

Senza il permesso di soggiorno i problemi sono tanti. Anche quello che impedisce ad una studentessa di andare in gita all'estero, nemmeno a Berlino, nemmeno a Parigi. Un problema, quello dei tempi biblici per il rinnovo di un permesso di soggiorno, che limita anche le ambizioni lavorative, la normale programmazione della vita familiare. 

 

Un inghippo burocratico che si trasforma in discriminazione. Stranieri che sono in Italia da anni devono attendere, mettersi in fila, aspettare mesi e mesi per un timbro che potrebbe essere messo con più celerità, come avviene in molte altre parti d'Italia dove la scadenza dei 60 giorni indicata nella normativa viene tutto sommato rispettata.

 

 

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