Per la visita medica con il Cup c’è una lista d’attesa fino a febbraio 2023: i tempi previsti dai protocolli spesso non vengono rispettati
Ad agosto il Partito Democratico aveva sollevato la questione dei tempi d’attesa lunghissimi, ma permangono le criticità. Questo è proprio uno dei talloni d’Achille della sanità trentina, sono moltissime infatti le visite specialistiche che in tutto o in parte non rispettano i tempi previsti

BORGO VALSUGANA. È successo a un papà della Valsugana che stava prenotando una visita sportiva per il figlio che con la scuola vorrebbe giocare a tennis: passando dal Cup la lista d’attesa arriva fino a febbraio 2023. Un’attesa troppo lunga che non avrebbe permesso al giovane di ricevere l’attestato in tempo, per questo la famiglia ha scelto di rivolgersi altrove, il problema però resta.
Ad agosto il Partito Democratico aveva sollevato la questione dei tempi d’attesa lunghissimi. Questo è proprio uno dei talloni d’Achille della sanità trentina, sono moltissime infatti le visite specialistiche che in tutto o in parte non rispettano i tempi previsti. Se è vero che una visita sportiva non rientra fra le prestazioni urgenti ce ne sono molte altre che invece lo sono.

Quando un medico stabilisce che c’è la necessità di una visita specialistica per l’appunto, è chiamato a determinare l’urgenza: per garantire il diritto alla salute, è fondamentale che i tempi d’attesa siano rispettati, cioè 3 giorni in Rao A, 10 giorni in Rao B, 30 giorni in Rao C. In generale, senza Rao, il sistema trentino prevede 90 giorni d’attesa. L’attesa per molte prestazioni però disattende i tempi previsti.
L’assessora alla Salute Stefania Segnana aveva attribuito i ritardi alle difficoltà generate durante il periodo della pandemia con le strutture che erano chiamate a gestire pazienti Covid. “La gran parte dei cittadini – ha affermato Segnana – con richieste a elevata priorità viene comunque garantita l’attesa entro i giorni indicati dall’utente. I dati riportati sono riferiti ai tempi medi, che risentono molto degli scostamenti dovuti alle code della distribuzione statistica, fenomeno che si è molto accentuato durante il periodo della pandemia”.














