Sanità e liste d'attesa eterne: "Per una colonscopia a Rovereto si rischia di attendere fino al 2025". L'Ordine dei Medici: "Il sistema è in estrema difficoltà"
Stiamo parlando di visite di prevenzione di fondamentale importanza dove nonostante la non urgenza il fattore tempo è rilevante. Per prenotare una colonscopia a Rovereto l'attesa, spiega il Cup, può arrivare fino al 2025. Ioppi: "I medici non sono responsabili dei tempi lunghi di attesa nelle visite specialistiche ma sono loro stessi le prime 'vittime'"

TRENTO. Prenotare all'ospedale di Rovereto una colonscopia? “Si deve attendere fino al 2025 salvo integrazioni”. Basta però pagare 260 euro e fra tre settimane, in libera professione, si ha la prenotazione al Santa Chiara di Trento. Al San Camillo pagando 200 a 340 euro (a seconda della tipologia di colonscopia) la prenotazione arriva addirittura il 10 di agosto. E chi non si può permettere di spendere così tanti soldi? Fatti suoi, deve attendere.
Numeri che mostrano la triste situazione che sta vivendo la sanità trentina. Lo ha potuto toccare con mano Riccardo Petroni che nel tentativo di anticipare una visita che aveva prenotato da ormai molti mesi per novembre prossimo si è sentito dire dal personale del Cup: “Se la tenga stretta quella prenotazione, qui a Rovereto chi prenota oggi deve attendere fino al 2025 salvo integrazione”.
Stiamo parlando di visite di prevenzione di fondamentale importanza dove nonostante la non urgenza il fattore tempo è rilevante. Già nei mesi scorsi si erano sottolineate le criticità sui tempi di attesa per le visite specialistiche in gastroenterologia, oculistica, cardiologia e radiologia. Ma è evidente che la consapevolezza di quello che sta accadendo da ormai diverso tempo non ha portato ad alcun intervento da parte della politica e delle istituzioni per cercare di trovare una soluzione.
Il Dolomiti ha cercato di mettersi in contatto con l'Azienda Sanitaria per avere delle informazioni sulla situazione delle liste di attesa dopo aver ricevuto alcune segnalazioni da parte dei cittadini. Nonostante i ripetuti tentativi fatti con l'Ufficio Comunicazione dell'Apss, non siamo però riusciti ad avere alcuna risposta. Risposta che l'Apss, con il direttore Antonio Ferro, dovrebbe dare ai trentini visto che stiamo parlando di sanità pubblica e di un problema che si sta portando avanti da ormai diversi anni.
“Le segnalazioni che stanno arrivando dai cittadini dimostrano l'estrema difficoltà in cui si trova il sistema sanitario nella nostra provincia. Auspichiamo che davanti all'aumento delle richieste via sia un aumento delle risposte” ha detto a il Dolomiti Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei Medici del Trentino.
Ioppi nel suo intervento chiarisce di non voler fare alcuna polemica ma rilancia la necessità per il Trentino “di sfruttare, nell'importante ambito della Sanità, la specialità che possiede” anche attraverso lo stanziamento di adeguati fondi che magari altre regioni nemmeno lontanamente si possono sognare.
“La Sanità – spiega il presidente dell'Ordine dei Medici – viene fin troppe volte vista solamente come una spesa e non come un investimento. C'è l'urgenza di un cambio di rotta perché non possiamo pensare che l'aumento di richieste a cui stiamo assistendo vada scemando nel tempo”. Servono adeguati investimenti ma serve anche aumentare l'appropriatezza della domanda. “Le richieste in tema di salute – continua Ioppi – oggi non arrivano solo dalla fascia anziana della popolazione ma anche dai giovani. Servono risposte ma non arrivano con una organizzazione conformata con realtà pre-covid”.
Se durante la pandemia la Sanità era il settore su cui investire ora, che la paura del Covid è ormai un ricordo, ci si è anche dimenticati di quello che proprio il settore sanitario ha fatto e affrontato. Siamo tornati, insomma, indietro nel tempo, e l'idea di investire è scomparsa.
“Negli anni prima della pandemia – racconta il numero uno dei medici in Trentino – da parte della Provincia era stato presentato un progetto definito di 'efficientamento' con il taglio di 140 milioni in 4 anni. La sanità doveva ridurre le spese e questa tagliola riguardava anche il capitolo delle terapie oncologiche. Noi, come Ordine, ci siamo subito opposti, poi è arrivato il Covid e tutto si è fermato ma l'idea di efficientare la sanità sembra essere rimasta”.
Una cosa deve però essere chiara. I medici non sono responsabili dei tempi lunghi di attesa nelle visite specialistiche ma sono loro stessi le prime 'vittime'. “Il personale sanitario e medico sta dimostrando un impegno che sta andando oltre ogni limite. Quello che deve cambiare è l'intero sistema, servono investimenti e serve visione. La politica deve fare la propria parte”.


















