Lunghe attese per le visite e ritardi per il Cup, ma Apss non dà nessuna risposta. Dalle griglie per gli appuntamenti al sistema datato, ecco quello che non funziona
Paola Demagri è consigliera provinciale di Casa Autonomia ma è stata nei primi anni Duemila anche referente del Cup per il Distretto e l'ospedale di Cles all'avvio del sistema che conosce molto bene. Da un lato vi è un metodo non più adeguato alle esigenze di oggi dall'altro serve un "patto sociale" con gli utenti

TRENTO. “Il sistema che ci troviamo oggi non è più adeguato alle situazioni che dobbiamo affrontare. Lo vediamo dalle criticità che quotidianamente vengono sollevate dai cittadini. Purtroppo, però, sia l'Azienda sanitaria che l'assessora Segnana non stanno facendo nulla per cercare di migliorare”. Paola Demagri è consigliera provinciale di Casa Autonomia ma è stata nei primi anni Duemila anche referente del Cup per il Distretto e l'ospedale di Cles all'avvio del sistema. Un sistema che, evidentemente, oggi ha dei problemi. Abbiamo cercato di contattare Apss per capire quali possano essere le criticità ma non è arrivata purtroppo alcuna risposta.
Le segnalazioni sono molte e ogni giorno ci sono cittadini che faticano ore per riuscire ad avere un visita medica. “Questo pomeriggio sono rimasto al telefono 1 ora e 20 per aspettare il mio turno, ma nelle ultime chiamate che ho effettuato è stato difficile ricevere una risposta prima dei 45 minuti” ha spiegato a il Dolomiti Riccardo Pedroni. (QUI L'ARTICOLO)
“Io credo – spiega la consigliera Demagri – che si siano innescati dei meccanismi che hanno fatto andare in tilt il sistema. Stiamo parlando della lunghezza delle telefonate, i sistemi di ricerca delle visite, ed in poche parole un sistema di organizzazione di cui il personale che lavora Cup ha davvero poca colpa”.
FISSARE UNA VISITA TRA ATTESE E GRIGLIE INESISTENTI
La consigliera punta il dito sull'organizzazione che in questi anni non è cambiata. A partire dai metodi in cui vengono fissate le visite. Un sistema che non tutti conoscono a differenza invece degli effetti.
“Ci sono gli ambulatori ospedalieri – spiega Demagri – che producono delle griglie all'interno delle quali sono fissati giorni e fasce orarie per le visite. Queste possono essere previste coprendo diversi mesi e dando quindi la possibilità al personale del Cup di fissare le visite avendo sott'occhio un orizzonte temporale ampio”.
Diversa, invece, purtroppo, è la questione degli ambulatori “Sumai”, professionisti esterni che vengono chiamati attraverso bando per coprire orari ambulatoriali che rimarrebbero vuoti a causa della carenza di personale.
“In questi caso i bandi variano nella durata – spiega Demagri – e il professionista può anche andarsene prima. Questo cosa comporta? Che le griglie per fissare le visite hanno sempre un arco temporale molto breve con la conseguente impossibilità per chi si trova al servizio prenotazione delle visite di poter sapere la disponibilità su tempi lunghi”.
L'UTENZA E IL MALUS FISSO DI 30 EURO
Dal primo giugno 2017 è introdotto l’addebito di un malus fisso di 30 euro a carico di tutti i soggetti che non si presentano a prestazioni prenotate, salvo disdetta entro le ore 10 del giorno antecedente l’appuntamento o successiva valida giustificazione. Ancora oggi, però, purtroppo, sono molti quelli che non comunicano nulla, tenendo quindi occupata uno slot di prenotazione a discapito di altri cittadini. Una situazione che rendere ulteriormente difficoltosa la gestione.
“Nella scorsa settimana – spiega a il Dolomiti Paola Demagri – in una sola mattinata ci sono state quattro persone che non hanno chiamato per dare la disdetta ad una visita che non aveva prenotato”.
La necessità, quindi, è quella di creare un nuovo “patto sociale” tra gli utenti e chi eroga il servizio affinché vi sia una maggiore assunzione di responsabilità.
NESSUNA RISORSA PER I RITARDI NELLE VISITE SPECIALISTICHE
La provincia nella variazione di bilancio da 318 milioni non sembra aver messo in conto nulla per il problema dei ritardi nelle visite. “Non si sono trovate risorse per ovviare agli enormi ritardi per le visite specialistiche. Ritardi che costringono i pazienti a rivolgersi ai privati o fuori provincia” spiega la consigliera di Casa Autonomia.
“Si sarebbero dovuti investire – spiega - alcuni milioni per cancellare quella che viene definita la 'sanità sospesa', aprendo una trattativa per arrivare a pagare ai medici le prestazioni libero professionali in base all’analisi dell’andamento storico. Invece nulla”.


















