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25 Aprile, Andreatta: ''Si cerca di legittimare il fascismo, da questa giornata un grido di allarme''

In città quest'oggi le celebrazioni per il 74esimo anniversario per la Liberazione. Il sindaco "In questi ultimi anni il fascismo è stato spesso banalizzato e, di contro, l'antifascismo infamato"

Pubblicato il - 25 aprile 2019 - 13:06

TRENTO. “Dire che il fascismo ha fatto anche cose buone non è solo un oltraggio ai martiri dell'antifascismo, è anche frase falsa e insensata: perché a ispirare la politica fascista fu un'ideologia violenta, razzista, autoritaria, che faceva dell'arbitrio e dell'abuso la norma, la sua ragion d'essere, la sua essenza”.

 

E' un duro attacco a chi oggi vorrebbe in qualche modo “riabilitare” il periodo fascista quello che arriva dall'intervento per il 25 Aprile pronunciato dal sindaco di Trento Alessandro Andreatta.

 

Oggi come da tradizione, in città si sono svolte le celebrazioni per il 74esimo anniversario della Liberazione. Dopo la celebrazione della messa in ricordo dei Caduti nella chiesa di S. Francesco Saverio sono state diverse centinaia le persone che hanno preso parte al corteo con deposizione delle corone alle lapidi di Palazzo Thun, al Monumento ai Caduti presso Piazza Portela, ex IMI presso la Provincia, galleria Partigiani e infine in piazza Pasi.

Successivamente le celebrazioni si sono spostate a Palazzo Geremia con gli interventi di Mario Cossali, Presidente ANPI del Trentino e di Giuseppe Ferrandi, Direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino.

 

Il sindaco, dopo aver ricordato la figura di Ferdinando Tonon, antifascista, partigiano e uomo delle istituzioni, ha voluto ricordare il periodo che ha preceduto il felice epilogo del 25 aprile di 74 anni fa.

“ 'Il fascismo ha fatto anche cose buone' è il ritornello che – spiega Andreatta - più volte e da più parti, abbiamo sentito negli ultimi mesi. E dunque, in nome di qualche merito presunto, si citano immancabilmente i treni in orario, le bonifiche delle paludi, il pareggio di bilancio, il regime fascista andrebbe riabilitato, forse addirittura perdonato e rilegittimato come fosse un'esperienza politica qualsiasi e non la notte più nera dell'ultimo secolo di storia italiana”. Per il primo cittadino di Trento a queste affermazioni si può rispondere solo con i fatti, con le cifre, con i nomi.

 

Per esempio, spiega, con i 320 mila soldati italiani morti nei vari fronti della seconda guerra mondiale e gli altrettanti feriti e mutilati, con gli oltre 600 mila prigionieri, le migliaia di vittime civili, le città ridotte in macerie. Oppure con i massacri, gli stupri, le esecuzioni, le deportazioni ai danni delle popolazioni libiche, che alla fine del periodo coloniale contarono 120.000 vittime civili dell’esercito fascista; con le tonnellate di gas asfissianti lanciate dall’aviazione di Mussolini sulla popolazione etiopica; con le centinaia di monaci cristiani di rito copto trucidati a Debre Libanos; con le migliaia di etiopi deportati e uccisi nel campo di sterminio di Danane, in Somalia dove, esattamente come nei lager nazisti, si facevano esperimenti su cavie umane e si nutrivano gli internati con gallette miste a vermi.

 

“Si deve rispondere – ha affermato Alessandro Andreatta - con i nomi di Giacomo Matteotti, Carlo e Nello Rosselli, dei sette fratelli Cervi, di Mario Pasi, di Giannantonio Manci, di Ancilla Marighetto, di Clorinda Menguzzato e delle migliaia di oppositori uccisi, picchiati, mandati al confino”. Per non dimenticare “L'alleanza con Hitler, il manifesto della razza, l'espulsione degli ebrei dalle scuole di ogni ordine e grado, la Risiera di San Sabba, il campo di Fossoli e le decine di campi di concentramento e transito in suolo italiano. Chi l'ha detto che l'antisemitismo fascista era una copia debole e benevola di quello di Hitler? Ricordiamoci che fu proprio Mussolini, nel 1938, a esortare: 'Bisogna reagire contro il pietismo del povero ebreo'”.

 

Andreatta cita poi Sandro Pertini che nel 1946 già si chiedeva con amarezza: “Verrà il giorno in cui dovremo vergognarci di aver combattuto contro il fascismo, e costituirà colpa l’essere stati in carcere e al confino?”

 

“Io – continua il sindaco - non so dire se quel giorno temuto dall'indimenticato presidente della Repubblica sia davvero arrivato. Di sicuro in questi ultimi anni il fascismo è stato spesso banalizzato e, di contro, l'antifascismo infamato. Il negazionismo e la rimozione hanno trasformato il fascismo latente in un fiume carsico, che è emerso in superficie all'improvviso e ci ha colti tutti di sorpresa con manifestazioni che credevamo archiviate: l'antisemitismo di ritorno, il razzismo, la xenofobia e l'omofobia, ma anche la nostalgia dell'autoritarismo, lo sciovinismo, la riesumazione di simboli e parole d'ordine in voga nel Ventennio”.

 

Per tutti questi motivi, la celebrazione di questo 25 aprile, ha concluso il sindaco, “non è solo una festa, è anche un grido d'allarme indirizzato a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della nostra democrazia. E' un'esortazione a fare manutenzione della nostra storia, e dunque a studiarla nuovamente e a insegnarla ai nostri figli. E' un invito a difendere i valori nati dalla Resistenza, non solo la democrazia e il pluralismo ma anche la tolleranza e quella solidarietà a cui i padri costituenti hanno dedicato l'articolo due della nostra Costituzione”.

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