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Cantina ad Aldeno, da Tonina risposte vaghe, mentre la palla passa al Consiglio comunale. Il sindaco Fioretti: "Decideremo solo sulla base di ciò che è meglio per la comunità". Manica: "Motivazioni politiche"

Dopo la polemica sollevata dal consigliere Manica sulla costruzione di un capannone per la cantina Revì, il consigliere democratico insiste. "Alle domande sulle motivazioni del rigetto dei pronunciamenti degli organi tecnici, Tonina risponde solo che è per la sopravvivenza dell'azienda. Delle foto su facebook fanno pensare a motivazioni politiche". Fioretti: "E' ancora prematuro esprimersi, ma noi decidiamo solo sulla base dell'interesse della nostra comunità"

 

Di Davide Leveghi - 08 October 2019 - 18:27

ALDENO. Dopo la delibera con cui la Giunta leghista ha dato il via libera alla costruzione di una cantina nel territorio del Comune di Aldeno, smentendo i pronunciamenti degli organi tecnici, per capire se il progetto andrà in porto si attende la discussione nel consiglio comunale aldenese (qui l'articolo). “E' ancora prematuro dire come si esprimeranno la Giunta e il Consiglio – dice il sindaco Nicola Fioretti ma i piani da cui si può vedere la questione per me sono due: quello di Manica, sul rispetto degli organi provinciali da parte di chi amministra, dato che esistono delle commissioni che sono state scavalcate e depauperate delle loro prerogative, e quello della nostra comunità, Aldeno, su cui non so ancora dare un'interpretazione, vista la mancanza di una discussione previa”.

 

L'azienda Revì aveva legittimamente avanzato un ricorso, accolto in seconda istanza dalla Giunta, di contro al parere contrario, più volte ribadito, degli organi urbanistici sulla base delle direttive del Piano urbanistico provinciale e delle riflessioni della comunità del luogo. Un atteggiamento che il consigliere Alessio Manica aveva definito “basato su motivazioni insufficienti e su un'evidente forzatura”.

 

“E' lampante che in campo ci siano due interessi differenti e contrapposti – continua il sindaco – quello dell'azienda che vuole espandersi e quello di una pianificazione urbanistica che al tempo si era dati dei confini per la destinazione di quel terreno. Le due cose, evidentemente, confliggono. La nostra scelta verrà dominata da un aspetto concettuale preciso: vogliamo che venga urbanizzata una zona che non lo è? Una zona libera da questo tipo di strutture?”.

 

Intanto il consigliere democratico Alessio Manica proprio non ci sta, e insiste nel chiedere all'assessore Tonina il perché della scelta di rigettare i pronunciamenti degli organi tecnici. "Nel corso della seduta odierna del Consiglio provinciale ho interrogato l’Assessore Tonina in merito alla vicenda legata alla costruzione di un nuovo capannone artigianale - ha scritto in una nota diramata alla stampa - la cui la realizzazione come opera in deroga deve essere “sorretta da una congrua e puntuale motivazione che deve riguardare non solo la sussistenza di uno specifico interesse pubblico e la rilevanza dell’intervento giustificante l’esercizio del potere di deroga, ma anche la prevalenza di tale interesse rispetto all’interesse pubblico perseguito globalmente dalla pianificazione”. 

 

"L’assessore Tonina, di fatto limitandosi a parafrasare il contenuto della delibera della Giunta, - continua Manica - ha (non) risposto dicendo che il parere positivo è motivato dal fatto che l’intervento risulta fondamentale per garantire la sopravvivenza dell’Azienda, che i proprietari hanno cercato senza esito altre soluzioni in altre aree (non ci è dato sapere di più), che il PUP non preclude la possibilità di realizzare questo tipo di strutture in aree agricole di pregio e che la rapidità di risposta è dovuta all’ampia discussione avvenuta in seno agli organi tecnici competenti. Peccato che questi abbiano per ben tre volte espresso parere negativo!". Una risposta che il consigliere democratico considera "insufficiente ed insoddisfacente", vista la mancanza di un interesse pubblico e la deroga all'utilizzo di un'area destinata ad uso agricolo per costruire un'infrastruttura ad uso artigianale.

 

Visitata nel corso del tour elettorale dallo stesso segretario del Carroccio Matteo Salvini e vicina all'assessore all'istruzione Mirko Bisesti, nativo di Aldeno, l'azienda punta all'espansione, uscendo dal centro del paese per lanciarsi sul mercato “fondendo una nuova società agricola a quella vinicola, creando così un’azienda di notevole spessore produttivo e qualitativo”. Ma la stessa presenza di foto che vedono i vertici della Lega nazionale e locale in visita all'azienda, per Manica sollevano solo sospetti: "Vista la pochezza delle motivazioni, e visto soprattutto il disprezzo verso il lavoro e le competenze degli organi tecnici della Provincia, non mi resta che cercare le motivazioni dell’immotivabile deroga a tempi di record nelle foto pubblicate dalla stampa che ritraggono il Segretario della Lega locale e nazionale all’interno dell’azienda in oggetto", si legge a margine della nota.

 

 

Le ragioni della prima bocciatura di certo non mettevano in discussione la necessità di espandersi dell'azienda (“ferme restando le esigenze aziendali di ricollocare la cantina esistente in un sito idoneo al suo sviluppo”), tra l'altro, quanto le dimensioni dell'intervento (con una base di 27,20 metri x 43.30, un'altezza media di 5,8 metri e una struttura di 10mila metri cubi), le criticità di un'area considerata di pregio e la localizzazione nella sistema di viabilità della zona. Aspetti ribaditi nel secondo diniego, in cui si evidenziava come la “stessa accessibilità all’area non è preclusa, ma va rapportata a un’area agricola più che a interventi finalizzati alla attività di trasformazione e commercializzazione”.

 

Tutti punti rimessi in discussione dal ricorso dell'azienda, considerato più valido dalla Giunta degli stessi pronunciamenti dei tecnici provinciali. Nella delibera, infatti, le ragioni dell'accoglimento del ricorso vengono indicate così: “l’intervento è funzionale alla sopravvivenza della azienda e alla sua crescita – posto che solo con una riqualificazione strutturale la medesima può confrontarsi in modo competitivo, garantendo qualità del prodotto e ricadute occupazionali -; “la Società ha ricercato soluzioni localizzative alternative che non sono risultate percorribili per le caratteristiche delle aree o per la sostenibilità economica dell’intervento; “l’azienda è condotta da due giovani imprenditori che hanno dato vita ad una nuova società agricola che andrà a fondersi con quella vinicola, creando così un’azienda di notevole spessore produttivo e qualitativo; “considerato che il PUP non preclude la realizzazione nelle aree agricole di interventi edilizi finalizzati alla trasformazione e commercializzazione del prodotto agricolo e tenuto conto della particolarità dell’intervento proposto legato al territorio viticolo”.

 

La Giunta ha dato ragione a Revì, anche sulla base, come si legge nella delibera, del particolare interesse verso “il potenziamento e la qualificazione dell'attività agricola e nello specifico viti-vinicola come settore per il quale la programmazione provinciale prevede una riqualificazione delle relative strutture e infrastrutture”.

 

Tutti elementi che a Manica, però, non sono parsi sufficienti e che dimostrerebbero lo scarso rispetto dell'assessore all'urbanistica verso gli altri organi provinciali: "Evidentemente all’assessore Tonina della pianificazione urbanistica, degli organismi urbanistici e della tutela ambientale e paesaggistica poco importa. E’ materia buona per i convegni e le riflessioni a mezzo stampa, quando si amministra ciò che conta è altro. Perché se prendessimo per buone le motivazioni contenute nella delibera e nella risposta odierna dell’assessore Tonina, basterebbe d’ora in poi ben poco per poter essere autorizzati a costruire nuovi capannoni in aree agricole di pregio, finora escluse dal consumo di suolo: dimmi dove vuoi fare il capannone e ti autorizzo. Una venetizzazione del paesaggio. Ne sarebbe di certo felice la Lega, che del resto tra autostrade in mezzo alle montagne e nuovi tunnel un tanto al chilo sta perseguendo questo obiettivo con la massima solerzia. Io non mi rassegno a pensare al Trentino come all’ottava provincia del Veneto".

 

Ma i punti determinanti per la Giunta provinciale, non coincidono necessariamente con quelli del Consiglio comunale aldenese. “Non sono decisioni da prendere a colpi di maggioranza – chiosa Fioretti – il nostro interesse è quello di tutta la comunità di Aldeno”.

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