Ex Agip, continua lo scontro sul supermercato. “Chi amministra deve stare nei panni dei cittadini: il Comune spieghi l’interesse pubblico di questa scelta”
Mentre l’amministrazione comunale tira dritto sulla realizzazione del supermercato nell’area ex Agip di Baldenich, dal quartiere le perplessità non mancano. Dopo recenti dichiarazioni del vicesindaco Paolo Gamba che sottolinea l’interesse privato, il capofrazione Luigi Filippo Daniele torna sulla vicenda spiegando perché non si tratta solo di proprietà privata

BELLUNO. Continua a tenere banco la questione ex Agip. Mentre l’amministrazione comunale insiste nel sostenere la realizzazione del supermercato, dal comitato di quartiere le perplessità non mancano. “Mettersi nei panni del proprietario è una frase che può sembrare di buon senso in una situazione ordinaria, ma qui non parliamo di una trattativa privata: stiamo parlando della trasformazione di un pezzo di città, della qualità della vita di un quartiere, del futuro urbano di un’area strategica”.
A intervenire sui social è Luigi Filippo Daniele, capofrazione di Baldenich, partendo da alcune dichiarazioni del vicesindaco Paolo Gamba che si augura il cantiere possa partire quest’anno nell’interesse dei proprietari. “La domanda è semplice - replica Daniele - nei panni di chi deve stare chi amministra? E la risposta lo è altrettanto: nei panni dei cittadini. Non per ideologia, ma per legge”.
Il punto su cui torna Daniele è che, visto l’impatto sul quartiere, dovrebbe comunque essere preminente l’interesse pubblico, nonostante la proprietà sia privata. L’alternativa più volte proposta dal comitato Baldenich 24 è di creare uno spazio a uso collettivo, ad esempio sulla scia di un recente progetto di rigenerazione urbana e sociale realizzato all'università di Padova (qui l’articolo).
“Non è retorica da campagna elettorale: è il fondamento dello Stato di diritto. Non basta evocare l’interesse pubblico - prosegue Daniele - come formula magica per chiudere la discussione. L’amministrazione ha il dovere preciso di motivare. C’è un interesse pubblico primario, stabilito dalla legge (tutela del territorio, sicurezza, assetto urbanistico), e c’è l’interesse pubblico in concreto, quello che emerge dentro il procedimento, dopo aver bilanciato interessi pubblici e privati. È lì che si misura la serietà di una decisione”.
Nel caso specifico, in altre parole, il Comune dovrebbe chiedersi se il supermercato migliori la qualità della vita, riduca il traffico, rafforzi i servizi esistenti e sia coerente con la pianificazione urbana. “Proprietà privata sì - aggiunge - ma dentro un disegno collettivo: nessuno nega i diritti del proprietario, ma la pianificazione urbanistica esiste per orientare l’uso della proprietà privata dentro un progetto complessivo di città. Un’area strategica non è solo un lotto edificabile, ma un pezzo di futuro urbano. Ridurre tutto alla legittima aspettativa economica del proprietario significa ribaltare la gerarchia degli interessi”.
Diverse le iniziative messe in atto nel quartiere finora: una raccolta firme, varie assemblee, la petizione portata in Consiglio comunale (qui il dibattito) e cinque osservazioni tecniche depositate. “Ora - afferma Daniele - chiediamo per l'ennesima volta alla Giunta e al vice sindaco Gamba di fare lo stesso: spiegare chiaramente le ragioni di interesse pubblico che giustificano questa scelta. Se non ci sono, il progetto va fermato: non per pregiudizio, ma per coerenza amministrativa”.
“Noi vogliamo un quartiere vivibile: spazi pubblici pensati per le persone, una mobilità sostenibile, servizi alla persona equilibrati e una visione urbana di medio-lungo periodo. Un supermercato non è un male in sé, ma diventa un problema quando è la risposta sbagliata nel posto sbagliato. Dice bene Paolo Gamba: amministrare significa assumersi responsabilità, ma significa anche motivare le scelte, mettendole al servizio della collettività. Cosa che qui non si sta facendo” conclude.












