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Belluno
14 aprile | 15:22

Via Feltre, abbattimento alberi e polemiche. Bristot: "Inaccettabile che il Comune chieda 3 milioni a un benefattore". Il Pd: "Bene pubblico non segue logiche private”

Partono gli abbattimenti dei tigli lungo via Feltre, oggetto di un progetto di ristrutturazione finanziato interamente da un privato. Le discussioni però non accennano a placarsi: sul tema intervengono ora Fabio Bristot, già consigliere e assessore comunale a Belluno, e il Partito democratico della città. Al centro, il ruolo dei finanziamenti privati quando si tratta di opere pubbliche

BELLUNO. Partono i lavori in via Feltre, ma le discussioni non accennano a placarsi. “Bene l’intervento, perché necessario, ma la politica deve avere il coraggio di interrogarsi su come si interviene, con quali risorse e quale visione di città. Ciò che emerge è un’indubbia miopia e una difficoltà nel coniugare etica e scelte strategiche per lo sviluppo della città, del territorio e delle comunità che vi vivono”.

 

A scriverlo sui social è Fabio Bristot, membro di spicco del Soccorso alpino bellunese e già consigliere e assessore comunale a Belluno. Il progetto per via Feltre prevede un ripensamento della viabilità, con modifiche alla ciclopedonale, ai limiti di velocità, alla disposizione dei parcheggi e alle alberature (qui i dettagli). Le perplessità però sono state immediate, con l’abbattimento di 139 tigli - che prende il via domani - tra i punti più criticati. Secondo l’amministrazione, le piante versano infatti in sofferenza e ci sarà “una successiva ripiantumazione, con nuove alberature che potranno crescere in condizioni più adeguate. Al momento, infatti, non dispongono di uno spazio idoneo al corretto sviluppo: le radici interferiscono il marciapiede, sollevando l’asfalto e creando dislivelli con difficoltà per i pedoni, oltre a generare condizioni di sofferenza per le piante”.

 

I dubbi, però, arrivano da più parti. “Non si tratta di una critica all’intervento che partirà domani - prosegue Bristot - ma di una riflessione che auspico possa spingerci ad andare oltre la modalità ordinaria con cui il Comune affronta i problemi della città”. Due in particolari questioni ritenute da approfondire. “La prima riguarda gli alberi. Non era evitabile - si chiede - arrivare all’abbattimento totale dei tigli? Quali modelli sono stati usati per assumere una scelta irreversibile? Solo una decina d’anni fa tra il bar Casinet e l’Ulss si era intervenuti senza sacrificare nemmeno una pianta e con un lavoro di buona qualità, oggi si sceglie invece una strada diversa, senza che sia stato spiegato fino in fondo perché non fosse possibile salvaguardare almeno una parte del patrimonio esistente”.

 

“La seconda questione - aggiunge - è più complessa e si lega all’etica della politica, ammesso che ve ne sia ancora una. Trovo inaccettabile che un Comune si presenti ‘col cappello in mano’ a chiedere 3 milioni di euro a un benefattore. A lui va il massimo rispetto e riconoscimento, ma proprio per questo credo sia necessario fare un passo in più”. Secondo Bristot, il punto riguarda l’uso di fondi privati non per progetti di alto valore sociale (come scuole, reparti ospedalieri o biblioteche) ma per la programmazione pubblica ordinaria. “Si apre un precedente pericoloso: oggi una strada - nota - domani la manutenzione del verde o dell’illuminazione pubblica. In questo modo si rischia anche di svilire il ruolo del benefattore, riducendo un gesto di valore civico a una risposta contingente alle mancanze della programmazione pubblica”.

 

Sulla stessa scia la riflessione del Pd città di Belluno, che parla di un “cambio di rotta necessario e auspicabile” nel modo di vivere la città. Cruciale anche qui, in particolare, il ruolo dell’amministrazione pubblica. “Alcuni esponenti della maggioranza hanno rivendicato più volte come un successo del centrodestra - afferma il segretario Davide Noro - aver ottenuto il record di finanziamenti privati per la riqualificazione di importanti spazi della città. C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel rivendicarlo come un risultato politico: la capacità di trovare risorse è importante, ma lo è altrettanto sapere come investirle e, quando si parla di spazio pubblico, ogni amministratore deve poter dire ‘questo sì, questo no’”.

 

“Il detto ‘a caval donato non si guarda in bocca’ vale per i regali di Natale o di compleanno - conclude - non quando si governa una città. Ma se a occuparsi di una materia delicata come l’urbanistica c’è una persona che pensa che le regole dell’imprenditoria privata siano applicabili anche alla cosa pubblica (qui il riferimento), è scontato che il risultato sia questo. Siamo schiavi della logica del fare pur di fare convinti che sia più importante portare a casa il minimo risultato prima possibile, invece Belluno deve pensare in grande e non aver paura di guardare più in là del proprio recinto. Siamo uno dei contesti più adatti per dimostrare che si può vivere lo spazio in modo diverso sfruttando tecnologie, nuove conoscenze e competenze: si chiama futuro, ma probabilmente questa destra è rimasta ancorata alle proprie nostalgie”.

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