"La città rimane orientata a favorire l’auto privata", la Fiab: "Tagliare gli alberi riduce la resilienza climatica". Sul rifacimento di via Feltre arrivano le prime critiche
A pochi giorni dalla notizia del rifacimento di via Feltre finanziato grazie alla generosità di un privato cittadino, interviene Fiab Belluno che elenca gli aspetti positivi, ma anche le criticità. In particolare, il permanere di “una concezione novecentesca dello spazio pubblico centrata sull’automobile”

BELLUNO. “Un’iniziativa certamente meritoria”, ma il progetto complessivo “non sembra orientato a una ridistribuzione equilibrata dello spazio pubblico tra tutte le modalità di spostamento né a un miglioramento della qualità urbana”. Oscilla tra plauso e critiche il giudizio di Fiab Belluno rispetto al rifacimento di via Feltre, reso possibile dalla generosità di un privato.
Ammonta infatti a oltre 3 milioni di euro il costo complessivo per sistemare una delle strade principali del capoluogo ed è l’imprenditore Umberto Fiabane a finanziarlo (qui l’articolo). Una serie di opere puntano a migliorare la viabilità stradale e quella dolce, ma le perplessità sembrano non mancare.
A intervenire è la Federazione italiana ambiente e bicicletta, che giudica positivamente l’iniziativa perché “interviene su una situazione di degrado e criticità. L’attuale configurazione della strada, caratterizzata da traffico intenso, numerosi accessi carrabili, parcheggi paralleli alla carreggiata, nove attraversamenti pedonali e un limite di velocità di 50 km/h spesso disatteso, genera quotidianamente congestione, inquinamento atmosferico e acustico, oltre a condizioni di rischio per pedoni e ciclisti”.
Non mancano certo gli aspetti positivi: parcheggi in abbondanza, una pista ciclabile, marciapiedi e “un doppio filare di 139 tigli, che svolgono un ruolo fondamentale nella mitigazione del calore estivo e nell’assorbimento degli inquinanti”. Nonostante ciò, quello che domina pare essere la trascuratezza: poche manutenzioni, segnaletica orizzontale deteriorata, interventi non coordinati tra sede stradale e marciapiedi.
Inoltre, nonostante l’intenzione di inserire il limite a 30 km/h e rialzare la ciclopedonale, “alcune scelte progettuali - prosegue Fiab - appaiono finalizzate principalmente a mantenere e favorire l’uso dell’automobile privata, con conseguenti penalizzazioni per la mobilità attiva”. Un tema questo su cui punta da tempo: già con l’altro grande nodo urbano, l’area ex Agip, l’associazione aveva evidenziato l’orientamento della città verso l’auto privata anziché la mobilità sostenibile (qui le osservazioni).
Cosa servirebbe invece? “Nel 2021 - afferma Fiab - abbiamo presentato una petizione e un piano per la ciclabilità cittadina che comprendeva una dettagliata proposta anche per via Feltre. Il progetto fu sostenuto da 1500 firme e, al cambio di amministrazione, fu riproposto con ulteriori 900 firme. Abbiamo poi partecipato ai processi relativi al Pat e al Pums: un coinvolgimento nella fase di elaborazione del progetto di via Feltre avrebbe potuto offrire il punto di vista di chi usa quotidianamente mezzi alternativi all’auto, dando sostanza alle reiterate dichiarazioni del sindaco sulla volontà di ascoltare i cittadini”.
Invece, soprattutto trattandosi di un’iniziativa privata, il progetto ha seguito un iter a sé, che non prevede neanche il bando per l’assegnazione dei lavori. Secondo Fiab, però, non manca di punti discutibili per i cittadini: la sostituzione dell’attuale ciclabile monodirezionale con una ciclopedonale bidirezionale (coesistenza giudicata incompatibile); l’assenza di soluzioni per la ciclabilità nella rotatoria di piazzale Marconi; il mantenimento di parcheggi a sud, che toglie spazio alla mobilità dolce ed elimina gli alberi esistenti; e l’abbattimento dei 139 tigli attuali, forse il punto più delicato per le associazioni ambientaliste.
“Sul lato nord - specifica infatti Fiab - è prevista la sostituzione con un numero ridotto di nuove essenze, mentre a sud gli alberi non saranno ripiantati per consentire l’allargamento del marciapiede, intervento che sarebbe stato possibile eliminando gli stalli di sosta. La riduzione del verde urbano contrasta con le migliori pratiche nazionali e internazionali in materia di adattamento climatico”.
“Le conseguenze di tali scelte saranno rilevanti e durature: da un lato - conclude - il progetto migliorerà alcune condizioni oggi critiche, dall’altro comprometterà per decenni lo sviluppo della mobilità attiva e ridurrà i benefici ecosistemici garantiti dagli alberi maturi. Si tratta quindi di un intervento che appare più vicino a una concezione novecentesca dello spazio pubblico, centrata sull’automobile, che alle esigenze contemporanee di sicurezza, sostenibilità e resilienza climatica”.
Fiab fa comunque sapere di essere disponibile a un incontro per verificare la possibilità di apportare al progetto le modifiche necessarie a superare le criticità più evidenti.












