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| 17 ago 2022 | 06:01

Inceneritore, Ianeselli: “No barricate, ma per i territori interessati servono compensazioni''. La Pat spinge per l'opera ma la Lega e Fugatti prima erano contrari

Dopo l'incendio che la settimana scorsa ha interessato un deposito di rifiuti 'parcheggiati' a Ischia Podetti e in attesa di uscire dal territorio provinciale, il dibattito intorno alla realizzazione di un inceneritore in Trentino ha ripreso vigore ed il vice-presidente della Pat Mario Tonina ha dichiarato che “entro l'anno” una decisione sull'impianto sarà presa. Resta però da sciogliere il nodo sulla zona che dovrebbe eventualmente ospitare l'impianto, e tra le alternative ci sarebbe proprio la discarica di Ischia Podetti. Il sindaco Ianeselli: “Non ci saranno barricate, solo la volontà di trovare la soluzione migliore”

Inceneritore, Ianeselli: “No barricate, ma per i territori interessati servono compensazioni''

TRENTO. “Non ci saranno barricate, ma solo la volontà di trovare la soluzione migliore, valutando per esempio se piuttosto che in una discarica la location adatta per un eventuale impianto, anche dal punto di vista energetico, non sia una zona industriale: in ogni caso, bisognerà pensare subito a compensazioni per i territori interessati”. Sono queste le parole del sindaco di Trento Franco Ianeselli mentre anche in Trentino, dopo l'incendio che la scorsa settimana ha interessato un deposito di rifiuti 'parcheggiati' a Ischia Podetti e in attesa di uscire dal territorio provinciale, il dibattito intorno alla realizzazione di un inceneritore ha ripreso vigore. Tra le zone che potrebbero eventualmente ospitare l'inceneritore c'è propria la discarica di Trento e l'assessore all'ambiente Mario Tonina negli scorsi giorni ha assicurato che “entro l'anno una decisione verrà presa”, mentre lo stesso presidente della Pat, Maurizio Fugatti, si è espresso favorevolmente (“è sempre più importante costruire un termovalorizzatore sul nostro territorio che ci permetterà di gestire tutti i rifiuti trentini” aveva detto dopo il rogo in discarica).

 

Una posizione però, dice Ianeselli, che in Consiglio comunale a Trento non è sostenuta dal centro-destra: “La Giunta provinciale – aggiunge il sindaco – si dice a favore ma 12 anni fa la stessa Lega manifestava in via Belenzani, a Trento, per dire no all'ipotesi di un impianto a Trento. In consiglio comunale negli ultimi mesi Lega e Fratelli d'Italia hanno tuonato contro la possibilità di realizzare un termovalorizzatore nel territorio del capoluogo”. Nel frattempo sui social sono spuntate le foto che ritraggono lo stesso Fugatti (insieme ad altri big della Lega come Mara Dalzocchio, Alessandro Savoi) intento nel 2010 a raccogliere firme contro l'inceneritore a Trento, mentre sono diversi i post della Lega trentina su Facebook (nel periodo 2013-2014) che parlano delle 'battaglie' portate avanti dagli esponenti del Carroccio contro l'impianto.

 

In questa fase, continua Ianeselli: “Mi pare ci sia la consapevolezza diffusa e crescente sul fatto che, sul fronte rifiuti, servano più azioni. La prima di queste riguarda il qui ed ora. Vanno trovati degli spazi per quel residuo che, al momento, viene portato fuori Provincia. Una situazione che rileva ovviamente come, all'interno del sistema trentino, il ciclo dei rifiuti non venga chiuso”. Per il primo cittadino del capoluogo è importante lavorare “non solo sulla quantità ma anche sulla qualità della raccolta differenziata”. Una delle possibili azioni, in un'ottica di economia circolare, è il riuso, dice Ianeselli: “Di recente sono stato in Germania e ho visto come sia possibile realizzare delle vere e proprie 'boutique' del riuso, che permettono di rimettere in circolo centinaia di tonnellate di materiale ogni anno”. Tra le ipotesi sul tavolo però, precisa Ianeselli, c'è poi quella di un impianto: “La Giunta ha fatto riferimento ai territori parlando di sindrome Nimby (“not in my backyard”, dall'inglese “non nel mio cortile” ndr), ma qui non si tratta di dare lezioni e assumere l'atteggiamento di chi la sa lunga, si tratta di trovare la soluzione migliore. No quindi alle barricate ma, come detto, è necessario valutare se la zona della discarica sia preferibile ad un'area industriale, ragionando comunque al più presto su eventuali adeguate compensazioni”.

 

Ma quale sarebbe l'impatto di un termovalorizzatore sul territorio? Nelle scorse settimane il Dolomiti aveva approfondito la questione insieme all'assessore bolzanino Stefano Fattor, per anni presidente della società che gestisce l'impianto altoatesino, e i dati parlano chiaro: “Fatto 1 il totale di ciò che esce dal camino – aveva spiegato Fattor - Con gli strumenti più sofisticati si è identificata una ricaduta al suolo pari allo 0,00000147% delle già bassissime immissioni totali in aria da ricondurre al termovalorizzatore. Per quanto riguarda le diossine, che comprendono circa 300 elementi diversi, subito al di fuori del camino i valori sono 7mila volte inferiori ai limiti di legge. Se poi consideriamo le nanoparticelle, le micro-polveri con diametro al di sotto dei 2,5 micron, in un centimetro cubico di aria 'normale' ne contiamo dalle 20 alle 40mila (vicino all'autostrada si supera quota 100mila), mentre dal camino del termovalorizzatore ne contiamo circa 1000. In sostanza l'impatto ambientale è praticamente nullo. Potendo utilizzare il calore prodotto dal termovalorizzatore però, siamo in grado di spegnere decine di migliaia di caldaie condominiali e si stima una riduzione del 20% nelle emissioni complessive della città”.

 

Parlando dell'ipotesi di un impianto trentino, la scorsa settimana Tonina aveva fatto riferimento al senso di responsabilità della Provincia di Trento, chiedendo se la Pat possa essere “responsabile fino in fondo e garantire, anche attraverso un percorso di economia circolare, di chiudere questo cerchio e dare risposte al territorio” piuttosto di continuare ad esportare i rifiuti. Ogni anno in Trentino, ha detto l'assessore, sono circa 60mila le tonnellate di materiale da smaltire e l'obiettivo di un impianto sarebbe anche quello di “garantire costi inferiori ai cittadini”. L'anno scorso infatti, quando in Trentino si conferiva ancora nelle discariche, il prezzo per lo smaltimento era pari a 160 euro a tonnellata, mentre ora la cifra si aggira sui 220 euro, toccando punte anche di 280-300 euro a tonnellata. Il tutto mentre molte delle gare per “esportare” i rifiuti al di fuori della Provincia sono andate deserte. “Il mio impegno – aveva concluso Tonina – ora è di portare fra 15 giorni in delibera definitiva di Giunta il V aggiornamento del Piano rifiuti, dopo un ulteriore confronto con il Comune di Trento”.

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