“Inceneritore? No grazie”. L'intervento di Rizzo: “La nostra terra vive di turismo e agricoltura (e c'è la salute delle persone), ma di nuovo si vuole bruciare”
Le dichiarazioni di Marco Rizzo, candidato presidente della Provincia autonoma di Trento per Democrazia Sovrana Popolare: “Nessuno impianto industriale, a maggior ragione l'inceneritore, si può definire sicuro per ambiente ed esseri umani. I componenti emessi al camino sono oltre 250 di cui pochissimi sono monitorabili”

TRENTO. “Inceneritore? No grazie”. È questa, in estrema sintesi, la posizione del candidato alla presidenza della Pat di Democrazia sovrana popolare Marco Rizzo dopo il via libera arrivato negli scorsi giorni al V Addendum del Piano provinciale di gestione dei rifiuti (Qui Articolo). Occasione nella quale l'assessore provinciale all'ambiente, Mario Tonina, ha ribadito come siano state poste tutte le condizioni del caso per permettere alla prossima Giunta di prendere una decisione in merito all'impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti sul territorio provinciale.
E proprio secondo i vertici della Pat il modello per l'impianto trentino dovrebbe essere quello di Bolzano, dove da anni è in funzione un termovalorizzatore con una capacità di gestione di 130mila tonnellate di rifiuti all'anno (e dove arrivano anche migliaia di tonnellate della frazione di residuo prodotta in Trentino). La nuova struttura dovrebbe essere dimensionata alle necessità trentine (attualmente la quantità totale di rifiuti da smaltire ogni anno in Provincia si aggira attorno alle 80mila tonnellate) e sulla localizzazione dell'impianto (al netto della necessità di realizzarlo in Val d'Adige) non ci sono ancora indicazioni certe: quel che sembra certo però, è che anche in Trentino si punterà sull'incenerimento dei rifiuti.
“La nostra terra – scrive però Rizzo – vive (molto) di turismo e agricoltura. E poi c'è la salute delle persone. E di nuovo si vuole bruciare. Nessun impianto industriale, a maggior ragione l'inceneritore, si può definire sicuro per ambiente ed esseri umani. I componenti emessi al camino sono oltre 250, di cui pochissimo sono monitorabili. Le sinergie che si sviluppano nella combustione tra materiali sono impossibili da controllare. Lo sversamento delle acque reflue dell'impianto nel fiume Adige ne altera il già fragile equilibrio”.
Per Rizzo: “Sono tutte cose già dette 15 anni fa da esperti del settore che valgono anche oggi, e forse di più, vista la crociata contro le cosiddette emissioni inquinanti causate dall'uomo. E quindi? Per chi e cosa valgono gli ammonimenti e le battaglie di questi anni? La dimostrazione che costruire un inceneritore non è una soluzione ci viene anche dai numeri: in Alto Adige la raccolta differenziata è inferiore del 15% rispetto al Trentino perché l'impianto deve essere nutrito e per questo non deve crescere. In Trentino pare che ci si voglia fermare alle soglie della media dell'80%, invece di migliorare”.
Infatti, conclude il candidato di Democrazia sovrana popolare: “Non si è fatta l'operazione più importante per ridurre i rifiuti: coinvolgere tutta la popolazione in una vera sfida culturale, etica e ambientale della riduzione e non si è legiferato per premiare o punire le aziende che producono imballaggi che diventano rifiuti. Ma se e quando ci fosse l'impianto, siamo sicuri che non dovremmo poi tornare indietro? Magari anche rapidamente? A chi gioverà? Infine, ma non ultimo, ricordiamoci che i rifiuti speciali generali dall'inceneritore (filtri tossici ad esempio) verranno messi a discarica. E chi scaverà negli anni a venire, come avviene ora per il bypass, cosa troverà?”.














