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Carcere di Trento, troppi detenuti e poche guardie, Fugatti scrive al ministro Bonafede: ''Serve un rapporto sulla situazione''

Il presidente della provincia ha scritto una lettera al ministro della Giustizia sulla situazione del carcere di Spini di Gardolo. La deputata Rossini: " Serve colmare la carenza di personale dedito ai servizi educativi"

Pubblicato il - 12 July 2019 - 08:38

TRENTO. Un rapporto completo sulla situazione del carcere, sia per quanto riguarda il numero di detenuti che di guardie. Questo quanto ha chiesto il presidente della Provincia Maurizio Fugatti attraverso una lettera inviata al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede in relazione al carcere di Spini di Gardolo.

 

“La gestione della Casa circondariale di Trento – viene scritto nella lettera - ha evidenziato nel corso degli anni notevoli criticità, sia rispetto alle condizioni lavorative del Corpo di Polizia penitenziaria, sia al ben noto problema del sovraffollamento della struttura”.

 

Nella lettera Fugatti ricorda il grave episodio di violenza e devastazione che si è verificato lo scorso dicembre a seguito del suicidio di un detenuto.(QUI L'ARTICOLO)

 

L'impegno è quello di garantire un costante monitoraggio presso le sedi competenti sugli aspetti di criticità gestionale, a partire dal numero di detenuti, superiore a quello concordato nell'Accordo di programma quadro fra Provincia, Comune di Trento e Governo, sottoscritto nel 2002 e aggiornato, successivamente, nel 2008.

“Pertanto – scrive il presidente al ministro – al fine di corrispondere alle istanze provenienti dagli organi istituzionali del territorio e dagli operatori che si rapportano con la struttura, le rappresento la necessità di disporre di un rapporto completo ed aggiornato sulla situazione gestionale del carcere, sia in riferimento al numero dei detenuti che alla situazione dell’organico del Corpo di Polizia penitenziaria”.

 

A parlare di sostegno alle forze di polizia penitenziaria è stata anche la deputata del Patt,  Emanuela Rossini. "Ci dobbiamo impegnare, ciascuno nei ruoli che gli competono, di assicurare al Corpo di Polizia Penitenziaria, il sostegno che merita, in primis colmando la carenza di personale dedito ai servizi educativi, oggi carente a Spini di Gardolo, che sono indispensabili sia per non rendere il corpo di polizia l’unico elemento di tramite con i detenuti, caricandolo così eccessivamente sul piano psicologico, sia perché il carcere svolga un ruolo rieducativo capace di orientare chi esce dal carcere a una vita nuova”

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