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Conte ricorda Megalizzi in Parlamento Europeo. Ai microfoni di Europhonica: ''Mi ha colpito il suo slancio europeo''

Il premier a Strasburgo: ''Dobbiamo rafforzare gli scambi tra i giovani perché crescano parte di una famiglia comune''. Gilet gialli: ''Dibattito politico, ma il rapporto con la Francia è solido''

Foto tratta da Facebook
Pubblicato il - 13 February 2019 - 13:10

TRENTO. "Mi ha colpito molto il sogno di un ragazzo, il suo slancio europeo". Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervistato dalla redazione di Europhonica prima del suo intervento in Aula a Strasburgo, nello studio del Parlamento Europeo dedicato ad Antonio Megalizzi e a Bartozs Orent-Niedleski.

 

Ai microfoni si sono alternati Clara Stevanato, Caterina Moser, Silvia Pegurri, Emile Palmantier e Andrea Fioravanti che ha posto al premier la prima domanda, chiedendo (come già fatto durante l'intervista ad Antonio Tajani) se vi sia la volontà di fare seguito alle parole pronunciate successivamente al tragico giorno dell'11 dicembre (qui la cronaca) e lavorare per permettere ad altri ragazzi di vivere il sogno di Antonio Megalizzi

 

"Vi confesso che vorrò ricordare la memoria di Antonio anche nel mio discorso al Parlamento - ha iniziato Conte - ci dedicherò qualche parola iniziale". Poi il riferimento alla sua scomparsa: "È un episodio che ha colpito tutta la comunità italiana, ma non solo, tutta la famiglia europea. Ma, al di là della tragedia, ha colpito molto anche il sogno di questo ragazzo che era immerso in questo demos europeo e lo avvertiva molto. Mi hanno molto colpito molto alcuni suoi pensieri, questo genuino slancio nello scambio tra le varie culture, nel fatto di riconoscersi al di là delle identità nazionali, delle differenze, di condividere questo spazio comune culturale economico e sociale".

 

"Dobbiamo rafforzare gli scambi tra i giovani - ha proseguito il presidente del Consiglio - tutti i progetti a livello universitario e, ancor prima, nelle scuole. Lavorando sull'educazione e sulla formazione creiamo infatti le premesse perché le nuove generazioni si possano sentire sempre più parte di una famiglia comune, al di là delle differenze e al di là dei necessari riconoscimenti delle identità regionali o nazionali".

 

Quindi un riferimento all'esperienza di Erasmus, un progetto descritto da Conte come "molto significativo" ("Lo dico anche da docente universitario", ha detto il premier ai microfoni di Europhonica): "Erasmus ha anche incontrato per un periodo delle difficoltà, perché delle volte si perde il senso dell'importanza di questi progetti di fronte alle risorse finanziarie che scarseggiano". "Dobbiamo rafforzare tutti i progetti di scambio - ha continuato - Lavorare sulla cultura e sugli scambi culturali significa creare le premesse perché ci possa essere un maggiore dialogo tra i popoli, un riconoscimento reciproco con mutuo beneficio. Quindi sicuramente all'interno dello spazio comune europeo dobbiamo rafforzare tutti gli scambi culturali come prima premessa per poter dialogare più efficacemente tra noi".

 

"Le prossime elezioni europee potrebbero essere le ultime?" hanno chiesto al presidente i giornalisti. "Assolutamente no. Perché siete così pessimisti? - la replica di Conte - 
Invece io credo che le prossime elezioni europee, come in parte nelle passate è già avvenuto, ci daranno il senso, la misura di uno spazio del dibattito politico europeo, al di là dei confini nazionali. Tradizionalmente erano un appuntamento nazionale, vissuto in una dimensione nazionale, invece ora si crea un dibattito trasversale, transnazionale ed è un fatto positivo. Si creeranno dissidi tra popolazioni e governi, ci si confronterà sui temi politici. Ma non prendiamola solo in termini negativi, significa che l'Europa diventa uno spazio pubblico dove c'è un dibattito, che non è più confinato nella logica nazionale".

 

E l'ambasciatore francese richiamato da Roma? Si rischia che la situazione internazionale precipiti, hanno chiesto dalla redazione di Europhonica. "Siamo un governo pacifista e i cugini francesi altrettanto - è stata la risposta di Conte - No c'è ombra di tutto ciò. Con la Francia c'è un rapporto solido, antico e l'intreccio è culturale prima che economico ed è antico, non può essere messo in discussione da un dissidio, una differenza. Lo ha dichiarato anche il vicepresidente Di Maio, che se ci riferiamo all'incontro con i gilets jaunes lo ha fatto come capo esponente di un movimento politico. In una logica politica ognuno può avere la sua valutazione sull'incontro, se sia riuscito o meno, se sia stato opportuno o no, ma questa dimensione è politica. Per quanto riguarda i rapporti con la Francia sono fiducioso: i nostri sistemi economici, culturali e sociali sono così intrecciati e integrati che certo non possono essere messi in discussione da un singolo episodio".

 

L'intervista si è conclusa con un riferimento ai rapporti del premier con i due vicepresidenti e al lapsus avuto durante un'intervista nella quale Conte si è definito presidente della Repubblica: "Si vede che ero un po'stanco. Vorrei chiarirlo pubblicamente: non c'è nessuna aspirazione da parte mia a un secondo incarico di questo tipo".

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