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Da Ala (sulla tratta Trento - Verona) alla Valsugana: il Trentino territorio strategico per la mafia nigeriana, tra fiumi di denaro e droga

Nelle valli, soprattutto durante la stagione invernale ed estiva, le organizzazioni criminali nigeriane, tramite il metodo mafioso, possono servirsi di connazionali che svolgono i lavori stagionali, per rispondere alla domanda di droga dei consumatori. D'Accordi: "Occorre chiedersi se il sistema sanzionatorio italiano sia adeguato a prevenire e contrastare questo fenomeno criminale'' 

Di Giuseppe Fin - 07 dicembre 2019 - 05:01

TRENTO. Una rete in continua espansione, la criminalità nigeriana raggiungere le valli trentine occupando quegli spazi lasciati vuoti dalla criminalità locale (Qui l'articolo). Cresce senza sosta puntando alla gestione del traffico di droga e non solo. Lo confermano le importanti operazioni che sono state svolte della forze dell'ordine anche di recente.

 

Il nostro territorio, per quanto riguarda il mercato degli stupefacenti, "non è conteso dalle mafie nostrane e i clan nigeriani hanno ampi spazi di manovra" spiega Massimo Kunle D'Accordi, giurista, ricercatore e consulente in materia di immigrazione, nato in Nigeria e cittadino italiano, esperto di organizzazioni criminali nigeriane. D'Accordi ha svolto ricerche scientifiche in Nigeria e in altri Paesi dell’Africa occidentale, in materia di organizzazioni criminali transnazionali, tratta di esseri umani, traffico di migranti e traffico di droga. Ha collaborato con il crime analyst e colonnello dei carabinieri Fabio Federici nel libro "Il lato oscuro della mafia nigeriana in Italia", pubblicato da Oligo editore, con la prefazione di Nando Dalla Chiesa.

 

Il Trentino è un territorio vergine e gli affari sono ancora tutti da fare. Non esiste alcuna contesa con le altre mafie nostrane e non ha bisogno di mettersi in una posizione di subalternità. E' un territorio importante dal punto di vista logistico per i vari traffici. Sull'asse del Brennero corrono fiumi di droga e di soldi. Non da meno la situazione nelle valli trentine. "Nessun ambito territoriale è immune rispetto al rischio di infiltrazioni mafiose di matrice nigeriana" spiega D'Accordi.

 

Perché il Trentino è importante per la mafia nigeriana?

Per i gruppi criminali nigeriani, il Trentino è importante per la posizione geografica, in relazione al transito di persone e al traffico di droga con il resto d'Europa. Inoltre, va tenuta in considerazione la vicinanza con il Veneto, la Lombardia e l'Emilia Romagna, dove i clan nigeriani sono ben radicati.

Come tutte le mafie, anche i clan nigeriani seguono gli affari e nella provincia di Trento vi è una domanda di sostanze stupefacenti, che viene soddisfatta dai rilevanti quantitativi e dai diversi tipi di droga, sempre a disposizione dei gruppi criminali nigeriani. Il Trentino, per quanto riguarda il mercato degli stupefacenti, non è conteso dalle mafie nostrane e i clan nigeriani hanno ampi spazi di manovra.

 

Esiste il pericolo che vi sia una “unione di forze” tra la criminalità nigeriana e la criminalità/mafia locale?

Esistono rapporti tra la mafia nigeriana, le mafie italiane e le altre mafie straniere, ma, per ora, non in Trentino. In Campania, sul litorale domizio, i gruppi criminali nigeriani operano con l'autorizzazione e al servizio della Camorra. Anche in Sicilia, Cosa Nostra consente ai gruppi criminali nigeriani di gestire lo spaccio di droga e lo sfruttamento della prostituzione. Stesso discorso per la Sacra Corona Unita in Puglia e per la 'Ndrangheta in Calabria. Si tratta di una coesistenza, prevalentemente senza fatti di sangue o scontri, nella quale i nigeriani, in base al contesto operativo, possono essere in una posizione di subalternità al servizio delle altre mafie, oppure agire in autonomia in territori non contesi come il Trentino.

 

In che aree del Trentino c'è il rischio di un radicamento della criminalità nigeriana?

Le zone del Trentino da monitorare con particolare attenzione sono Trento, Rovereto e Riva del Garda, oltre alle principali località turistiche. Inoltre, è necessario controllare gli spostamenti e le attività dei nigeriani, nella zona di Ala, nella tratta Verona-Trento e lungo l'asse della Valsugana.

Tuttavia, nessun ambito territoriale è immune rispetto al rischio di infiltrazioni mafiose di matrice nigeriana.

 

E' importante poi seguire il denaro. Anche nell'ultima operazione della polizia si sono visti notevoli guadagni nello spaccio. Questi soldi come vengono poi usati?

Una parte considerevole dei proventi delle attività illegali torna in Nigeria, tramite sistemi bancari fiduciari e clandestini, che non richiedono l’esplicitazione dell’identità del mittente e tantomeno di quella del destinatario e che permettono di inviare il denaro tramite il semplice utilizzo di un codice di parole. Il denaro frutto delle attività illegali è trasferito in Nigeria anche tramite le agenzie di money transfer. In Nigeria i soldi vengono utilizzati principalmente per investimenti nel settore immobiliare e per alimentare le altre attività criminali collegate con il business della droga.

In Italia, i soldi vengono usati per avviare piccoli ristoranti etnici, piccoli negozi di alimentari, negozi di parrucchiere, oltre che società di money transfer, di import–export e call-center. Altre attività di interesse per i nigeriani sono quelle della gestione di disco club e di connection house.

 

Come si può prevenire e contrastare la penetrazione e il radicamento delle organizzazioni criminali nigeriane?

Anzitutto va evidenziato che le operazioni delle forze di polizia dimostrano che l'attenzione è sempre alta e che il contrasto a questo fenomeno è stato sinora tempestivo ed efficace.

Per contrastare questo tipo di organizzazioni è fondamentale il contributo conoscitivo, che potrebbero fornire eventuali collaboratori di giustizia nigeriani. Nell'ordinamento giuridico italiano esistono già delle norme, in materia di immigrazione, che potrebbero agevolare la collaborazione dei nigeriani con la giustizia italiana. Inoltre, si potrebbe pensare a dei corsi di formazione specifici sugli aspetti sociali, economici, giuridici e linguistico-culturali alla base della mafia nigeriana, per arricchire il patrimonio di conoscenze di tutte le forze di polizia. Senza una specializzazione, non sarà possibile comprendere in anticipo le evoluzioni di questo complesso fenomeno criminale.

 

Oltre a piazza Dante sentiamo spesso parlare anche dello spaccio che tocca le valli. Come avviene questo collegamento e cosa è possibile fare per contrastare il fenomeno?

Lo spaccio di piazza Dante non va sottovalutato, perché è collegato con le altre attività criminali come il traffico di droga, l'accattonaggio organizzato e lo sfruttamento della prostituzione. I pusher nigeriani spesso provengono da fuori provincia e svolgono le loro attività come pendolari. Nelle valli possono esserci spacciatori autoctoni, che con regolarità si recano a Trento, o in altre città del Nord Est, per rifornirsi dai gruppi criminali nigeriani. Inoltre, nelle valli, soprattutto durante la stagione invernale ed estiva, le organizzazioni criminali nigeriane, tramite il metodo mafioso, possono servirsi di connazionali che svolgono i lavori stagionali, per rispondere alla domanda di droga dei consumatori.

Sul piano della prevenzione, l'operazione Athenaeum, raccontata nel libro "Mafia Nigeriana" di Sergio Nazzaro, pubblicato da Città Nuova Editrice, insegna che anche le polizie locali possono svolgere un fondamentale ruolo di prevenzione e contrasto ai clan nigeriani e anche in questo caso, quindi, la formazione assume un'importanza cruciale. Conoscenza e prevenzione sono, a mio avviso, le parole chiave che devono caratterizzare la risposta alla criminalità nigeriana nei grandi centri urbani come nelle valli.

 

La criminalità di origine straniera comporta riflessioni di carattere culturale che rimandano anche ai percorsi di integrazione. In questo ambito quali misure possono essere messe in campo, anche per evitare una generica identificazione dell'intera comunità nigeriana con comportamenti criminali?

E' necessario anche attuare azioni di promozione della cultura della legalità nella comunità dei nigeriani, al fine di fortificare il rispetto verso il territorio/comunità di accoglienza, oltre che la fiducia verso le istituzioni e le forze di polizia.

Infine, occorre chiedersi se il sistema sanzionatorio italiano sia adeguato a prevenire e contrastare questo fenomeno criminale. Da interviste condotte nella comunità nigeriana, emerge la richiesta di pene più severe, da scontare in Nigeria, tramite le espulsioni dei criminali nigeriani. Ciò contribuirebbe a salvaguardare la reputazione della maggior parte dei nigeriani, che sono sul territorio nazionale in modo costruttivo.

 

 

 

 

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