Dichiarati prigionieri di guerra dall’esercito italiano e trasferiti ad Isernia. Paccher chiede a Mattarella un "Atto di riconciliazione"
La richiesta avanzata al presidente della Repubblica dagli abitanti del Primiero. Alla fine della Prima Guerra mondiale, quattrocentonovantotto trentini, originari del Primiero e del Vanoi, già ritornati nei loro paesi al termine del conflitto, furono dichiarati prigionieri di guerra dall’esercito italiano e trasferiti ad Isernia, insieme a centinaia di altri trentini e veneti, che avevano combattuto con l'esercito austroungarico

TRENTO. Ricordare i reduci trentini che furono arrestati dopo la fine del primo conflitto mondiale e internati a Isernia, senza averne mai saputo le ragioni. Anche presidente del Consiglio regionale Roberto Paccher ha deciso di sostenere "Un atto formale, ancorché simbolico, come segno di riconciliazione e ricompensa per l’ingiustizia subita dai cittadini di Primiero".
La richiesta è stata avanzata dagli abitanti del Primiero e indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Quanto accaduto un secolo fa agli abitanti del Primiero - ha detto il presidente Paccher - deportati senza nemmeno sapere le motivazioni, è stata solo una delle ingiustizie avvenute al termine di un lungo e doloroso conflitto e che la storiografia ufficiale ha voluto dimenticare per molto tempo. Abbiamo il dovere di ricordare: sono convinto che un atto formale di riconoscimento da parte della massima autorità dello Stato possa essere un gesto di riconciliazione con il passato. Oggi, a cento anni da quegli eventi, vedere sfilare insieme Schützen e Alpini è una preziosa testimonianza di fratellanza e amicizia e di un cambiamento della storia".
Alla fine della Prima Guerra mondiale, quattrocentonovantotto trentini, originari del Primiero e del Vanoi, già ritornati nei loro paesi al termine del conflitto, furono dichiarati prigionieri di guerra dall’esercito italiano e trasferiti ad Isernia, insieme a centinaia di altri trentini e veneti, che avevano combattuto con l'esercito austroungarico. Considerati tedeschi dagli italiani e italiani dai tedeschi, vissero un durisso periodo di incertezza e vennero costretti a lavorare in una terra per loro straniera. La loro vicenda fu a lungo dimenticata e tramandata solo dalle famiglie che ne furono coinvolte.
"La memoria è il bene più prezioso che possiamo trasmettere alle nuove generazioni - ha concluso Paccher - come rappresentante delle istituzioni sento come un mio dovere quello di portare la testimonianza di tutta la comunità trentina e sudtirolese in un evento così significativo. Permettetemi di ringraziare tutti i sostenitori e i promotori di questa iniziativa. Il nostro pensiero va oggi dunque a tutti coloro che vissero questa tragedia e a tutte le vittime di quella guerra".














