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E' allarme inverno, a Trento in tanti costretti a dormire al freddo. Nei dormitori ci sono pochi posti e in centinaia si rivolgono alla mensa dei Cappuccini per un pasto caldo

Il 40% circa di chi oggi si trova per strada è italiano.  Le altre sono persone che, seppur straniere, spesso hanno lavorato anni nelle tante aziende edili trentine che poi la crisi ha fatto chiudere. Sono poco più di duecento i posti messi a disposizione dalle strutture cittadine ma un'ottantina di persone rimangono ancora al freddo

Pubblicato il - 14 novembre 2019 - 19:15

TRENTOGianpaolo e Laura, la coppia che è arrivata a Trento un mese e mezzo fa e che ha vissuto all'aperto giorno e notte, non è un caso isolato a Trento. Sono in tanti quelli che si trovano nelle stesse condizioni.  Lo si vede camminando alla sera oppure alla mattina presto. Gli angoli della città diventano giacigli dove dormire con dei cartoni e magari qualche coperta. I più fortunati riescono a trovare un posto dove la pioggia non li raggiunge mentre altri si devono accontentare solo del marciapiede. L'altra notte nel sottopassaggio che collega via Lampi con via Dogana, due persone dormivano stese per terra, vicine.

 

Parlare oggi di “emergenza freddo” è sbagliato. Il freddo arriva puntuale ogni anno e la situazione è sempre la stessa. Secondo i dati di chi si occupa direttamente di questo problema, sono poco meno di un centinaio le persone che con il buio sono costrette a stare in strada. Solo per una minima parte è una scelta ma per la stragrande maggioranza a scegliere è stata la vita che li ha buttati al freddo. Persone che non risultano negli elenchi degli sportelli. 

 

Per Gianpaolo e Laura si sono mossi tantissimi trentini. Dalla Casa della Giovine alla mensa dei Cappuccini. Ad incontrarli questa mattina è stato anche Riccardo Petroni, coordinatore del progetto Ancora Blu (QUI L'ARTICOLO), messo in campo dal Rotary Club, per dare un mano a chi si trova in difficoltà. Per loro si è trovato un pasto caldo, sono stati dati dei suggerimenti per dei bisogni medici e un luogo dove essere accompagnati e guidati. Non tutti sanno, infatti, che esiste un ambulatorio di medicina generale a servizio delle persone che si trovano per strada (a Trento tutti i giovedì dalle 16 alle 18 al Centro servizi sanitari in viale Verona mentre a Rovereto in via S. Giovanni Bosco 6 nella giornata di mercoledì) e pure un ambulatorio ginecologo a Trento sempre il giovedì dalle 14.30 alle 17.30 sempre alla palazzina B di viale Verona.

 

Il “tallone d'Achille” rimangono, però, ancora una volta i posti letto che sono pressoché rimasti invariati. Sono poco più di 200, troppo pochi per rispondere alle necessità di chi si trova per strada. Le strutture sono dislocate tra Trento, Ravina e Rovereto. Una sessantina i pernottamenti di cui una persona, nell'arco di un anno, può usufruire e non manca chi questo limite lo ha già raggiunto, quando l'inverno non  è ancora nemmeno iniziato.

 

Il 40% circa di chi oggi si trova per strada è italiano.  Le altre sono persone che, seppur straniere, hanno lavorato anni in quelle aziende edili trentine che poi la crisi ha fatto chiudere. Da un giorno all'altro si sono trovati senza un lavoro e poi anche senza una casa. “Le persone che si rivolgono alla mensa dei Cappuccini sono tante – ci spiega Riccardo Petroni, che aiuta anche nella mensa diretta da padre Massimo – e vedono l'impegno quotidiano di centinaia di volontari che recuperano il cibo, aiutano in cucina, servono e cercano di portare avanti questa attività”.

 

Alla mensa dei Cappuccini, però, non si fa solo questo. Grazie all'impegno del Rotary Club di Trento, infatti, è stato aperto perfino una sorta di “Centro d'ascolto” dove aprire un dialogo con le persone in difficoltà, supportarle e accompagnarle in un percorso di 'recupero'. Piccoli ma importanti interventi che permettono di offrire quel calore umano che spesso manca spento dalla strada.

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