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''Il Sellaronda ci danneggia: in una mattina solo sei avventori''. Finazzer suona la carica contro il bike day

L'albergatore e presidente del Comitato per la salvaguardia dei passi dolomitici: ''Così passa l'informazione sbagliata per il turismo che i passi sono chiusi. I ciclisti potrebbero partire alle 7 col fresco e senza traffico''

La situazione al Pordoi sabato mattina
Pubblicato il - 22 giugno 2019 - 13:53

TRENTO. Il meteo di oggi, di certo, non ha aiutato. Parliamo del Sellaronda bike day, la giornata dedicata alle bici che prevede la chiusura di tutti i passi dolomitici attorno al Sella (Sella, Gardena, Pordoi e Campolongo) a beneficio dei bikers, appunto. Un'iniziativa che non è vista di buon occhio da tutti gli operatori: "Ci danneggia" dice Osvaldo Finazzer, albergatore (Hotel Savoia) e presidente del Comitato per la salvaguardia dei passi dolomitici.

 

"Questa mattina (fino alle 11, ndr) al bar sono entrate in tutto sei persone" racconta Finazzer. Che dà la colpa al brutto tempo, ma non solo: "La situazione è sempre quella, con il brutto tempo i passi non sono frequentati. Non è che nella stagione estiva si lavora sempre bene, certo è che questi eventi, come il bike day, lasciano il tempo che trovano".

 

In che senso? "Il Sellaronda ci danneggia - spiega l'albergatore e presidente del Comitato - passa l'informazione non buona per il turismo che i passi sono chiusi. Non poi il motivo per cui si debba chiudere la strada dei passi dolomitici per le sole biciclette, è discriminatorio. Quando poi le biciclette potrebbero partire alle 7 del mattino, quando c'è l'aria frizzante e la temperatura giusta, e fare il giro dei quattro passi arrivando tranquillamente per le 10, senza traffico. Potrebbero fare il loro giro indisturbate".

 

Finazzer racconta poi anche un'altra faccia della manifestazione: "Da qualche tempo non è più una giornata di divertimento, si è trasformata in una competizione nel senso contrario al giro. I ciclisti sanno che la strada è chiusa e che dalla parte opposta non arriva nessuno e scendono giù cacciati".

 

"I ciclisti consumano poco, si sa, più di una fetta di strudel e di un cappuccino non possono mangiare durante l'attività. Il turismo che ci sostiene e dà fiato è quello dei turisti itineranti, che prenotano il pranzo" prosegue Finazzer. I "turisti itineranti", precisa poi, sono quelli che "ad esempio vanno dal Pordoi a Cortina o Braies". Oppure i gruppi provenienti dalla Cina, dalla Corea o dal Giappone "che arrivano a Milano, visitano il lago di Garda o di Como, passano dalle Dolomiti per finire il loro viaggio a Venezia prima di tornare a casa".

 

"Ad esempio c'era da noi un gruppo di turisti giapponesi - racconta l'albergatore - che questa mattina è partito prima della chiusura della strada perché sapevano che poi sarebbe stato tutto chiuso. Il 90% dei nostri clienti è straniero, per i primi giorni di luglio attendiamo un altro gruppo di turisti giapponesi che arriveranno per un tour in bicicletta. Abbiamo promosso noi questo tipo di turismo in bici in Giappone, invitando direttamente i tour operator".

 

Infine c'è il nodo automobili/trasporto pubblico: "I pullman passano ogni ora come da sempre - ricorda Finazzer - Il servizio pubblico è un diritto e un vantaggio per i turisti che alloggiano nelle valli e quelli itineranti. I turisti stanziali, quelli che poi non si spostano, sono quelli che dovrebbero lasciare l'auto ferma per fare un'escursione".

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