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''Kaswalder condizionato dalla maggioranza: danneggia la dignità dell'istituzione che rappresenta'', opposizioni compatte contro il presidente del Consiglio provinciale

Ugo Rossi consiglia a Kaswalder di "fare qualche telefonata all'ex presidente Bruno Dorigatti per capire come l'approccio nella scorsa legislatura fosse ben diverso". Degasperi: "Sempre di più le interrogazioni che vengono rifiutate. Ci siamo rivolti a livello parlamentare. La Garante delle minoranze Demagri ha presentato una nota sul funzionamento del consiglio provinciale 

Di Giuseppe Fin - 02 luglio 2019 - 19:35

TRENTO. Il presidente del Consiglio provinciale “non è imparziale, è sbilanciato a favore della maggioranza e ha dimostrato di non saper gestire i lavori in aula”. Sono compatte le minoranze in Provincia (Pd, Patt, M5S e Futura) per chiedere una cambio di registro e di operato al presidente Walter Kaswalder.

 

E' sull'atteggiamento di quest'ultimo che ormai da diversi mesi le opposizioni continuano a puntare il dito e che ora sono tornate alla carica soprattutto dopo le sue parole pronunciate durante un incontro su Chico Forti durante il quale si sarebbe rivolto agli americani definendoli dei “guerrafondai”.

 

Le polemiche su alcuni comportamenti del Presidente del Consiglio provinciale che si scontrano con il ruolo istituzionale che dovrebbe avere, non sono nuovi. Già in passato erano stati sollevati anche attraverso diverse interrogazioni.

 

A dare voce a questo 'malessere' è stata la garante Paola Demagri, che ha presentato un documento dettagliato (sottoscritto da tutti i gruppi di minoranza) che da un lato stigmatizza la non corretta gestione delle dinamiche d'aula e dall'altro richiama il presidente ad assumersi per il futuro l'impegno di utilizzare un metodo equilibrato e un approccio rispettoso nei confronti delle minoranze.

 

Il documento è stato inviato anche al presidente della provincia Maurizio Fugatti. Al suo interno vengono messe nero su bianco le varie criticità che sono state incontrate in questi mesi nelle sedute del consiglio. Si parte dalla 'procedura d'urgenza' e cioè quella procedura che consente in casi eccezionali di dimezzare i tempi per l'esame dei disegni di legge e quindi con una severa contrazione del tempo di dibattito in consiglio a danno delle minoranze. Una procedura, spiegano i consiglieri, di cui la maggioranza avrebbe abusato. Il tutto nel silenzio del presidente Kaswalder.

 

Stessa cosa, collegata alla procedura d'urgenza, vale anche per il 'contingentamento dei tempi' e anche in questo caso viene auspicata una terzietà del presidente del Consiglio che evidentemente fino ad oggi è mancata. Infine l'orario delle sedute che non può essere deciso dalla sola maggioranza.

 

A parlare di “disagio crescente e profondo” è il consigliere del Pd Giorgio Tonini che nell'illustrare il documento ha sottolineato l'importanza del Consiglio per le minoranze perché unico luogo “per far sentire e far pesare la loro voce”. Ed è proprio per questo che serve un 'arbitro' che, soprattutto nelle situazioni 'grigie' per le quali occorre una interpretazione delle norme, “sappia prendere decisioni senza essere condizionato dalla maggioranza” .

 

A parlare di mancanza di terzietà è anche l'ex presidente e oggi capogruppo del Patt, Ugo Rossi. “Si tratta di un presidente – ha spiegato - che è totalmente ostaggio o comunque condizionato da una logica di maggioranza. Questo non può essere. Lo abbiamo votato, ed io ne porto anche la responsabilità come gruppo del Patt per cercare di aprire un dialogo ma questo non è nemmeno iniziato”. Tra gli episodi ricordati da Rossi quello in cui Kaswalder ha invitato il vicepresidente del Senato a palazzo Trentini assieme solamente ai consiglieri di maggioranza oppure quando nel suo ruolo di presidente del Consiglio provinciale ha partecipato ad una riunione di Giunta “tessendo lodi alla stessa Giunta e all'operato del presidente Fugatti”. “Senza parlare – ha proseguito – del caso di licenziamento di un collaboratore che non è stato certamente un grande spettacolo”.

 

Tutti episodi, ha affermato Ugo Rossi, che “stanno diventando troppi e pesanti”. “Kaswalder dice di ispirarsi a Dorigatti – spiega l'ex presidente – io gli consiglio di fare qualche telefonata all'ex presidente del Consiglio e potrà capire che l'approccio che Dorigatti aveva era ben diverso”. Infine l'ultimo episodio nel quale Walter Kasvalder ha parlato dell'America e degli americani, per Rossi sono “Parole che fanno rabbrividire pensando anche ai tanti trentini tirolesi che ci sono in America”.

 

Una linea confermata anche dall'esponente del M5S in Consiglio provinciale Filippo Degasperi che se da un lato, spiega, non aveva avuto incertezze nel sostenere Kaswalder al ruolo di presidente, “dall'altro oggi l'approccio pattizio" è completamente tramontato. “Lo abbiamo votato – ha spiegato Degasperi – per gli impegni che aveva preso di essere arbitro terzo rispetto le pretese della maggioranza ma questo non è avvenuto”.

 

Il M5S punta il dito anche soprattutto nella gestione delle interrogazioni che “sempre più spesso vengono dichiarate non ammissibili”. Il presidente, spiega Filippo Degasperi, “tende a giustificarsi richiamando gli uffici ma in questo modo peggiora la situazione. Sul questo tema, sia sul merito delle interrogazioni che sul metodo, noi ci siamo attivati a livello parlamentare. E' imbarazzante che i componenti del Parlamento dell'autonomia per essere tutelato nelle proprie prerogative debba rivolgersi al Parlamento nazionale”. A criticare la non ammissione di molte interrogazione anche il collega di partito, Alex Marini. “Walter Kaswalder non ha evidentemente seguito un percorso di formazione delle sue competenze che di fatto non ha permesso di fare quel salto istituzionale che prevede il ruolo rivestito oggi” conclude anche il consigliere del Patt, Michele Dallapiccola.

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