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| 09 giu 2020 | 20:55

Kaswalder pensa al ricorso ma non alle dimissioni. Le minoranze: “Inadeguato e mai super partes, si faccia da parte”

Le minoranze chiedono a Kaswalder un passo indietro, lui però prende tempo e valuta il ricorso in tribunale. Tonini: “Il presidente del consiglio non è uomo di dialogo, è uomo di scontro e lo ha dimostrato anche nella vicenda Pruner, per questo chiediamo che rassegni le dimissioni”

Kaswalder pensa al ricorso ma non alle dimissioni
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Le minoranze sono pronte a dare battaglia e chiedono la testa del presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder. La vicenda Pruner è stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso e durante la scorsa seduta del consiglio provinciale, del 9 giugno, sono fioccate le richieste di dimissioni.

 

“Lo facciamo a malincuore – ha affermato Giorgio Tonini capogruppo del Partito Democratico – siamo gente di dialogo e non di conflitto ma ci sono delle situazioni che non possono essere minimizzate”. A Kaswalder vengono rimproverate le ripetute prese di posizione “politiche” e gli attacchi alle minoranze che ne hanno fatto venir meno il ruolo super partes che la sua carica richiederebbe: “Lei non è uomo di dialogo – ha detto Tonini rivolgendosi direttamente al presidente del consiglio – lei è uomo di scontro e lo ha dimostrato anche nella vicenda Pruner, per questo le chiediamo di rassegnare le dimissioni”.

 

Al capogruppo Pd ha fatto eco l’omologo del Patt, Ugo Rossi, che ha voluto ricordare il ruolo ricoperto dagli autonomisti nell’elezione dello stesso Kaswalder (arrivata nel momento d’emergenza del post-Vaia e voluta per uscire dallo stallo politico). “Il presidente del consiglio purtroppo non ha voluto coltivare la propensione al dialogo – ha osservato Rossi che poi ha aggiunto – se la partecipazione di una persona a un congresso di partito è motivo di rottura del rapporto fiduciario, questa non può che essere la certificazione della mancanza di neutralità”. Per questo il capogruppo delle Stelle alpine ha chiesto a Kaswalder di tirare le conclusioni e affrontare il tema delle dimissioni.

 

“Nella sentenza – ha sottolineato Paolo Ghezzi di Futura – leggo il riferimento alla ‘segreteria politica’, strano perché pensavo che il presidente del consiglio avesse bisogno di segreteria istituzionale e non politica, è evidente che nemmeno in quest’occasione Kaswalder è stato super partes. Dico questo – ha proseguito Ghezzi – dopo aver riconosciuto che negli ultimi tempi Kaswalder, nel suo ruolo, era pure migliorato, consapevole del rischio che con le dimissioni arrivi un soggetto persino peggiore dell’attuale presidente”. Il consigliere di Futura ha poi evocato il danno d’immagine (prima ancora che economico) recato all’istituzione. Infine anche il consigliere del Movimento 5 Stelle, Alex Marini, ha denunciato, riferendosi alla vicenda Pruner, la violazione di alcune libertà fondamentali, oltre che dei diritti di un lavoratore: “Il presidente del consiglio non può agire in maniera arbitraria, così non è possibile andare avanti”.

 

Ad ogni modo, al termine dei lavori d'aula, il presidente del Consiglio provinciale ha incontrato i consiglieri di opposizione, che avevano chiesto una risposta alla richiesta di dimissioni formulata stamane. La garante delle minoranze Paola Demagri, Tonini e Rossi hanno ribadito la richiesta del passo indietro. Da parte sua Kaswalder ha spiegato che la pronuncia è sul suo tavolo da meno di una settimana e che intende quindi approfondirne il contenuto con la difesa legale, in modo da ragionare sull'eventuale ricorso in appello. Di questa riflessione il presidente ha promesso che informerà i consiglieri della minoranza.

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