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Ghezzi: ''Kaswalder ha detto che le minoranze cazzeggiano al bar: si dimetta, non riesce a onorare il ruolo di presidente del Consiglio provinciale''

Kaswalder ritorna nel mirino a un mese da quando la Lega e la maggioranza avevano salvato il presidente del Consiglio provinciale dalla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni per la vicenda Pruner

Di Luca Andreazza - 02 agosto 2020 - 21:43

TRENTO. "Le minoranze cazzeggiano al bar mentre noi siamo qui a lavorare", questa la frase che avrebbe pronunciato Walter Kaswalder e riportata da Paolo Ghezzi (Futura) che spinge l'esponente di Futura a chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio provinciale. "Sono d'accordo per cambiare il regolamento ma poi lasci quel ruolo che non riesce a onorare. Non riesce a essere super partes". Così l'esponente di Futura.

 

Praticamente un mese dopo, Kaswalder ritorna nel mirino. A inizio luglio la Lega e la maggioranza hanno salvato il presidente del Consiglio provinciale dalla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni per la vicenda Pruner (Qui articolo).

 

Ma la querelle, innescata dal licenziamento del segretario particolare e la successiva sentenza che ha reso illegittimo il provvedimento preso da Kaswalder, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. I rapporti tra minoranze e presidente del Consiglio sono tesi per un atteggiamento considerato filo-governativo e poco super partes nella gestione dell'Aula: un ruolo che dovrebbe rappresentare un coordinamento dei lavori, soprattutto garantire gli equilibri e le varie rappresentatività. 

 

Ora sarebbe una frase di Kaswalder a far alzare nuovamente la tensione. "Ero, purtroppo per lui, l’unico consigliere di minoranza presente in aula, anche se in tribuna, venerdì pomeriggio - dice Ghezzi - il presidente del Consiglio provinciale si è permesso di dire a voce alta a un giornalista 'le minoranze cazzeggiano al bar mentre noi siamo qui a lavorare'. Una scorrettezza istituzionale pesantissima, una dichiarazione inaccettabile fatta per brillare agli occhi della maggioranza che lo sostiene: la centesima dimostrazione 'scientifica' che non è un presidente di tutti, non è un garante super partes che rispetta ogni forma legittima di protesta politica".

 

Le minoranze nei giorni scorsi hanno abbandonato l'Aula. Il nodo è rappresentato dai finanziamenti che arrivano da Roma e che finiscono direttamente sul Fondo di riserva della Provincia, cioè una voce di bilancio che comprende quelle risorse a disposizione della Giunta leghista senza dover passare dal via libera del Consiglio provinciale.

 

Le opposizioni chiedono di inserire queste risorse nella manovra di assestamento per rispondere velocemente alla grave crisi economica e sociale causata dall'emergenza Covid-19. Non solo, le opposizioni sostengono che in questo modo il governatore ha sottratto l’investimento di questi finanziamenti alla primaria funzione di indirizzo e controllo dell’assemblea legislativa (Qui articolo).

 

E in queste ultime 48 ore la maggioranza si è trovata a votare (e bocciare) gli emendamenti, in gran parte ostruzionistici, lasciati sul tavolo. Una situazione che poi si è sbloccata quando Filippo Degasperi (Onda Civica) ha ritirato i suoi 7 mila documenti (Qui articolo). "Sono d’accordo con il presidente Kaswalder e con i capigruppo di maggioranza - aggiunge Ghezzi - anche davanti alla prepotenza di Fugatti, non è giusto e non è bello che le minoranze presentino valanghe di emendamenti e poi non siano in aula a difenderli, anche se Futura in ogni caso aveva proposto alcuni pacchetti mirati a norme che voleva cambiare".

 

Un via libera quindi a cambiare il regolamento. "Anche subito - conclude Ghezzi - ma solo se serve anche a limitare lo strapotere della maggioranza nella gestione delle commissioni e nell’agenda dei lavori d’Aula. Altrimenti è un imbroglio. Una volta cambiato il regolamento, però, prima del prossimo bilancio, dunque entro la fine di quest’anno, Kaswalder si dimetta: cambiamo insieme il regolamento, il presidente del Consiglio provinciale scriva il suo nome nella storia dell’Autonomia provinciale. E poi lasci la presidenza che non riesce a onorare".

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