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Nervosismo in buvette, Kaswalder allontana i giornalisti e prova a prendere a un cronista il cellulare, le opposizioni: ''Niente giustifica modalità aggressive, gravi e scorrette''

Il presidente del Consiglio nel mirino anche per una frase sulle opposizioni, Ghezzi: "Un'offesa volgare ai consiglieri di minoranza, che avevano abbandonato l'aula con una legittima forma di protesta contro lo strapotere della maggioranza e il blitz di Fugatti sui 218 milioni". Marini: "Non è adatto al ruolo che ricopre, si dimetta". Dallapiccola: "Kaswalder non è nuovo a questi episodi"

Di L.A. - 04 agosto 2020 - 20:45

TRENTO. "Abbiamo avuto conferma che Kaswalder non è idoneo al ruolo di presidente del Consiglio provinciale". Così Paolo Ghezzi (Futura), che aggiunge: "Ha negato di essersi rivolto in aula a un giornalista dicendo 'scrivilo, che noi siamo qui a lavorare mentre le opposizioni sono al bar a cazzeggiare', ma ha affermato di averlo detto nella buvette. Poi ha allontanato i giornalisti e ha cercato di spegnergli i cellulari".

 

C'è anche la presa di posizione del Patt. "Un comportamento non rispettoso di Kaswalder verso i giornalisti. Esprimiamo solidarietà nei loro confronti come persone e come professionisti dell'informazione libera e indipendente, presupposto fondamentale per la democrazia. Nel dissociarsi da quanto accaduto - commentano Ugo Rossi, Michele Dallapiccola, Paola Demagri e Lorenzo Ossanna - auspichiamo un urgente ripristino di un clima di rispetto e moderazione di cui il presidente dovrebbe essere il primo artefice", mentre l'ex assessore prosegue: "Questo atteggiamento del presidente del Consiglio provinciale non mi stupisce: non è nuovo a questi episodi, una volta mi ha messo le mani addosso in un contesto di dialogo e per questo è stato allontanato dalle Stelle alpine".

 

Ma si susseguono gli interventi degli esponenti provinciali. "Censuriamo e prendiamo le distanze dall'incredibile comportamento messo in atto da Kaswalder. Niente - dice Lucia Coppola a nome dei Verdi - giustifica le modalità aggressive con cui i giornalisti sono stati invitati ad andarsene, compreso il tentativo di sottrarre un cellulare. Questo nervosismo, la mancanza di rispetto, totalmente fuori luogo soprattutto in un contesto istituzionale, non facilitano l'opportuna relazione tra le istituzioni provinciali e il mondo della comunicazione, il cui lavoro merita considerazione e riconoscenza".

 

Un atteggiamento di Kaswalder che viene stigmatizzato anche dal Partito democratico. "Un episodio inqualificabile per gravità e scorrettezza. Esprimiamo una piena e convinta solidarietà ai giornalisti - spiega Sara Ferrari - vittime di comportamenti autoritari e prevaricatori, che denotano assenza di cultura istituzionale e di educazione personale da parte del presidente che, più di ogni altro consigliere, dovrebbe essere interprete quotidiano dei valori del dialogo, della democrazia, della pluralità d’informazione e del rispetto delle altrui opinioni".

 

Una nuova bufera sul presidente del Consiglio provinciale, partita anche dalla frase che Kaswalder avrebbe pronunciato e il quale sembra confermare quanto detto, anche se non in Aula quanto nella buvette. "Cambia poco - spiega Ghezzi - per sfortuna del presidente del Consiglio provinciale, in quel momento in aula, ero in tribuna insieme a un cronista e al capo ufficio stampa del Consiglio. Abbiamo tutti sentito la frase che contiene un'offesa volgare ai consiglieri di minoranza, che avevano abbandonato l'aula con una legittima forma di protesta contro lo strapotere della maggioranza e il blitz di Fugatti sui 218 milioni" (Qui articolo).

 

Nel frattempo Roberto Paccher (Lega) smentirebbe la presenza di Ghezzi nei giorni scorsi. "Il leghista ha spiegato - riporta Dallapiccola - che se il rappresentante di Futura fosse stato in Aula si sarebbe accorto per il disgusto che prova per la sua persona. Ormai il livello istituzionale e il rispetto è questo". 

 

Intanto l'esponente di Futura è intenzionato a presentare un'interrogazione per chiarire quanto avvenuto in queste ore. "Purtroppo - prosegue Ghezzi - non credo che la sciagurata frase del non imparziale Kaswalder sia stata registrata in quanto eravamo in una pausa dei lavori a microfoni spenti. L'offesa e la susseguente bugia del presidente del Consiglio provinciale confermano, però, la sua inidoneità a ricoprire un ruolo di garante neutrale dei diritti dei consiglieri. Il fatto che poi se la prenda con i giornalisti, allontanandoli dalla buvette del Consiglio provinciale e cercando di spegnergli i telefonini, la dice lunga sul suo rispetto della trasparenza e dell'informazione".

 

A chiedere un passo indietro di Kaswalder c'è anche Alex Marini (Movimento 5 stelle). "Riformare il regolamento del Consiglio provinciale si può e anzi si deve. Si tratta, infatti, di un documento in buona parte anacronistico che ha un gran bisogno di essere messo al passo con i tempi per ampliare gli spazi di democrazia interna".

 

E' necessario in questo senso un accordo tra maggioranza e opposizione. "Non è assolutamente possibile prendere in considerazione un'ipotesi simile - evidenzia Marini - se a fare da garante è un soggetto come l'attuale presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder, la cui conduzione dei lavori d'Aula si è fin qui caratterizzata per l’assoluta subalternità rispetto agli interessi della maggioranza, mentre le decisioni sue e del suo Ufficio di presidenza hanno contribuito ad acuire profonda situazione di disagio e difficoltà operativa in cui versano le strutture del Consiglio provinciale stesso".

 

Praticamente un mese dopo, Kaswalder ritorna nel mirino. A inizio luglio la Lega e la maggioranza hanno salvato il presidente del Consiglio provinciale dalla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni per la vicenda Pruner (Qui articolo).

 

Ma la querelle, innescata dal licenziamento del segretario particolare e la successiva sentenza che ha reso illegittimo il provvedimento preso da Kaswalder, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. I rapporti tra minoranze e presidente del Consiglio sono tesi per un atteggiamento considerato filo-governativo e poco super partes nella gestione dell'Aula: un ruolo che dovrebbe rappresentare un coordinamento dei lavori, soprattutto garantire gli equilibri e le varie rappresentatività. 

 

"Fino a ieri Kaswalder si è vantato per aver 'risparmiatodue milioni di euro dalla gestione del Consiglio ma non è altro che incapacità di impiegare risorse: significa 'tagliare' i costi per il funzionamento della democrazia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Nel ricco e autonomo Trentino - dice il pentastellato - non ci sono le risorse umane e neppure alcuna intenzione di riorganizzare la struttura per poter fornire un servizio di analisi sull'impatto normativo e finanziario determinato dalle proposte di legge depositate dalla Giunta. In sostanza l'organo legislativo si trova a dover svolgere il proprio lavoro senza che sia svolta un'istruttoria approfondita sui provvedimenti che arrivano in Aula, lasciando quindi campo libero all’esecutivo che ha a disposizione l'intero apparato provinciale".

 

Non solo. "Si lamenta del comportamento delle minoranze - continua Marini - ma la gestione degli emendamenti è anacronistica e, sebbene chiamato in causa, Kaswalder non ha mai fatto niente per rimediare. Nonostante le sollecitazioni pervenute fin dall'inizio della legislatura per modernizzare il sistema di presentazione, classificazione e trattazione degli emendamenti, il processo di modernizzazione è ancora ai blocchi di partenza. Il fatto che un subemendamento di 218 milioni di euro sia sfuggito alle maglie dei controlli dei consiglieri deriva anche dal fatto che un sistema obsoleto non consente di fare delle semplicissime ricerche tra la mole di documenti presentati".

 

La richiesta è quella di cambiare regolamento che consente inoltre di presentare emendamenti senza dover restare in Aula. "Tutte le proposte di modifica presentate dal Movimento 5 stelle sono state bocciate senza alcuna motivazione ufficiale. Ci sono grosse lacune regolamentari - conclude Marini -  ma ancora peggio ci sono le interpretazioni ottuse e autoritarie, una disciplina della quale Kaswalder s’è dimostrato campione indiscusso. Si deve affrontare il problema della riforma complessiva e la precondizione per far questo è l'azzeramento dell'attuale presidenza del consiglio provinciale, Ufficio di presidenza incluso".

 

Interviene anche il sindacato e l'Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige sull'allontanamento dei giornalisti. "Un grave attacco all'esercizio della libertà di stampa mosso dal presidente del Consiglio provinciale che all'ingresso della buvette ha spintonato e strattonato i colleghi. Ha pronunciato nei loro riguardi espressioni decisamente censurabili, il tutto sotto gli occhi di alcuni consiglieri provinciali. Un atteggiamento intollerabile che lede la dignità dei tre colleghi e dell’intera categoria professionale. Esprimiamo piena solidarietà e manifestiamo la piena disponibilità a sostenerli in ogni iniziativa che intenderanno assumere a tutela della loro dignità professionale".

 

Arriva poi la replica di Kaswalder per quanto riguarda quanto avvenuto alla buvette. "E’ mio desiderio chiarire quanto avvenuto alla buvette del Consiglio provinciale. Il mio intento è stato esclusivamente quello di promuovere il rispetto delle regole valide in questo periodo di emergenza sanitaria. Regole chiare, che prevedono l’accesso alla buvette solo dei consiglieri provinciali, del personale consiliare e - per il tempo necessario - di un collaboratore in ragione di ciascun consigliere eletto. Per la stampa è a disposizione lo spazio deputato al piano superiore all’emiciclo. Il mio intervento nei confronti dei tre giornalisti è stato forse brusco e di questo mi scuso, l’ho fatto subito nei confronti degli interessati. Nulla di personale, nulla contro la funzione giornalistica, ma solo la mia personale preoccupazione di assicurare l’applicazione delle regole a protezione di tutti".

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