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La Lega e la maggioranza salvano Kaswalder, la mozione di sfiducia delle opposizioni bocciata in Aula e resta presidente del Consiglio provinciale

La vicenda Pruner è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma Kaswalder è nel mirino delle minoranze per un atteggiamento considerato filo-governativo e poco super partes nella gestione dell'Aula. E la votazione in Provincia è la fotografia di quelli che effettivamente sono i rapporti di forza

Di Luca Andreazza - 01 luglio 2020 - 18:14

TRENTOTutto come da copione. La maggioranza salva il presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder dalla mozione di sfiducia presentata da 11 di 13 consiglieri di opposizione a seguito della sentenza del tribunale di Trento che ha dichiarato nullo il licenziamento di Walter Pruner dal ruolo di segretario particolare (Qui articolo). I fronti sono piuttosto compatti: 11 ''Sì" alla sfiducia, 20 "No" e 2 astenuti, Alex Marini e Kaswalder stesso.

 

Una sentenza che condanna il Consiglio della Provincia di Trento a pagare al dipendente licenziato la retribuzione maturata dal maggio 2019 fino alla durata in carica del presidente, nei limiti della durata dell’attuale legislatura.

 

Il danno di questa operazione è quantificato nell'assestamento del bilancio triennale di previsione del Consiglio provinciale in 95 mila euro per il 202056 mila euro per il 202156 mila euro per il 2022, senza contare le ulteriori somme da stanziare eventualmente per il 2023 fino al termine della XVI legislatura, per un totale di oltre 250 mila euro di risorse pubbliche (Qui articolo).

 

La vicenda Pruner è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma Kaswalder è nel mirino delle minoranze per un atteggiamento considerato filo-governativo e poco super partes nella gestione dell'Aula. E la votazione in Provincia è la fotografia di quelli che effettivamente sono i rapporti di forza. Il presidente del Consiglio dovrebbe rappresentare un coordinamento dei lavori, soprattutto garantire gli equilibri e le varie rappresentatività. 

 

Oltre alle ragioni di opportunità di entrare nel merito del caso che potrebbe pesare sulla collettività, le opposizioni non nutrono la necessaria fiducia nella guida portata avanti dal leader di Autonomisti popolari. Ma non conta, la maggioranza difende compatta il presidente del Consiglio provinciale a prescindere da tutto.

 

La discussione si apre con l'ex governatore Ugo Rossi, il quale chiede che sia Alessandro Olivi, vice presidente del Consiglio provinciale, a guidare i lavori e trattare la mozione di sfiducia. "Kaswalder è il presidente del Consiglio: adesso è lì, stasera sarà lì e anche domani sarà lì", questo il commento di Alessandro Savoi (Lega) che invita alla serietà. "Resto in Aula - conferma Kaswalder - per sentire quanto dovete dire".

 

Tocca alla consigliera Paola Demagri (Patt) riassumere i contenuti della mozione di sfiducia. "Un impegno a tutelare il parlamento dell'Autonomia che è irrimediabilmente venuto meno". Decisi anche gli interventi di Sara Ferrari (Pd) e Paolo Ghezzi (Futura), quest'ultimo propone un abbecedario relativo a Kaswalder per enunciare i peccati del presidente del Consiglio.

 

Oltre la vicenda Pruner, oltre l'atteggiamento poco incline a essere super partes, l'ex presidente prende in esame il coraggio. "E' mancato il coraggio di prendere decisioni indipendentemente da ciò che accadeva nei rapporti tra maggioranza e minoranza - prosegue Rossi - come quando non è riuscito nemmeno a regolare un'offesa che ho ricevuto da un collega. Un altro caso  è quello relativo al ddl commercio che ci apprestiamo a discutere: un disegno di legge palesemente non costituzionale, lo dice il suo ufficio e quelli provinciali, lo dicono Fugatti e Kompatscher, ma non ha avuto il coraggio di fermare il documento e tutelare l'Autonomia".

 

"E' l'ennesima dimostrazione che mi sono sbagliato nel ritenerla in grado di gestire l'Aula - continua l'ex governatore - ricordo che per occupare quella sedia ha avuto bisogno del voto dei 2/3 del Consiglio. Il suo problema è che non ha il coraggio di esercitare e interpretare il suo ruolo. E sul licenziamento di Pruner, aspettiamo da 3 settimane una chiamata, ci è stato promesso ma non si è mai fatto sentire. Abbia il coraggio di decidere e vedrà che sbaglierà meno".

 

La contestazione è anche una scarsa tutela delle minoranze. "Prende ordini dalla maggioranza. Un emendamento delle opposizioni - aggiunge Filippo Degasperi (Onda Civica) - è stato bocciato, mentre la Giunta l'ha presentato tale e quale nei contenuti. Non solo, ha approvato anche la procedura d'urgenza. Le opposizioni non vengono considerate e salvaguardate".

 

Un modo per migliorare la gestione dell'Aula da parte di Kaswalder, questo il concetto chiave dell'ex assessore Michele Dallapiccola. "Si intuisce dai rumors della maggioranza che questa mozione è destinata a essere bocciata. E da un lato - commenta l'autonomista - sono anche sollevato perché gli altri suoi colleghi forse sarebbero anche peggiori nel ruolo, quindi è ancora il minore dei mali. Ma abbiamo l'opportunità di raccontare i problemi della sua conduzione del Consiglio".

 

Parla di autorevolezza del ruolo, di tendenziale imparzialità, di garanzia di un dibattito realmente dialettico e plurale l'ex vice presidente Olivi. "Si nasconde sempre che rispetta le norme e ci mancherebbe altro, anche se il giudice del lavoro per intanto sulla vicenda giudiziaria sentenzia altro. Ma se tutte le opposizioni sono compatte seppur eterogenee, non le viene qualche dubbio sull'atteggiamento che porta avanti. Il licenziamento è un atto solitario e questo incrocia il destino dell'istituzione. Si vanta di essere di parola, concreto e coerente, si assuma le responsabilità e dimostri coraggio in questa vicenda".

 

Simile il discorso di Luca Zeni (Pd) che ripercorre le criticità della presidenza del Consiglio, compresa la scarsa propensione a rispondere alle interrogazioni da parte della Giunta. "Ma l'atteggiamento della maggioranza è rilassato e superficiale. Non si entra nel merito di un documento delicato - spiega l'ex assessore - sono pronti a alzare la mano per votare come i soldatini".

 

Parlano di istituzione messa in imbarazzo Lucia Coppola (Futura) e Alex Marini (Movimento 5 stelle), quest'ultimo chiede le dimissioni di Kaswalder, così come dell'Ufficio di presidenza. Il consigliere provinciale di Agire, Claudio Cia, chiede che le minoranze compiano un passo in avanti e che i componenti di minoranza si dimettano dall'Ufficio di presidenza (Qui articolo). "Questo se si vuole mettere in difficoltà il presidente", ma questo rischierebbe di mettere in difficoltà la Provincia stessa in questo momento delicato per l'emergenza coronavirus.

 

Difesa strenua di Kaswalder da parte di Luca Guglielmi (Fassa) e Gianluca Cavada (Lega) che hanno ricordato il risparmio da 2 milioni di euro della presidenza, quindi di Devid Moranduzzo (Lega), Katia Rossato (Lega) e Roberto Paccher (Lega), quest'ultimo ha ripreso gli atteggiamenti dei presidenti del Consiglio delle legislature precedenti.

 

"I 12 apostoli - dice Savoi - sapevano che la mozione sarebbe stata bocciata nel momento in cui apponevano la firma. Il silenzio di Giorgio Tonini vale però più delle parole. L'iter in tribunale deve andare avanti e siamo solo al giudizio di primo grado. Il presidente è un autonomista vero, perdonerà ma non dimenticherà".

 

Prima delle dichiarazioni di voto, la replica di Kaswalder: "Ho cercato di garantire equilibrio, imparzialità e massimo impegno. Ho commesso degli errori in buona fede, dettati dalla passione che mette in secondo piano la diplomazia. Questa non è la sede per affrontare la questione del mio ex segretario particolare, necessario aspettare gli altri due gradi di giudizio", quindi ha descritto i miglioramenti all'interno del suo ufficio, più snello rispetto al passato. Poi il voto e la maggioranza tiene Kaswalder al suo posto. 

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