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Sanità, scuola, economia, turismo: la Giunta è sempre più in difficoltà ma il centrosinistra si dà scacco da solo con il caso Kaswalder

Mentre la società è sconvolta da una crisi di sistema senza precedenti e chi governa si dedica alle passeggiate al mercato o ad accogliere i bambini alle scuole materne le minoranze, che potrebbero chiedere le dimissioni di qualcuno quasi quotidianamente (ieri, per esempio, il presidente della Lega ha dato dei ''parassiti'' ai sindacati e al pubblico impiego, tanto per dirne una) per temi che riguardano la comunità, sono riuscite a mettersi in difficoltà da sole sul caso Kaswalder-Pruner

Di Luca Pianesi - 13 giugno 2020 - 13:46

TRENTO. In questi giorni l'ex premier Renzi sta promuovendo in ogni luogo il suo ''La mossa del cavallo'' e in una sorta di transfert psicopolitico le minoranze in consiglio provinciale stanno riuscendo a mettersi sotto scacco da sole trasformando una situazione complicata per la maggioranza di centrodestra in una situazione complicatissima per loro stesse.

 

Per avere le dimissioni di Kaswalder (coinvolto nella incresciosa vicenda Pruner) incollato alla poltrona di presidente del consiglio e pronto a utilizzare risorse pubbliche per dirimere una questione che riguarda lui e il suo ex segretario particolare (e quindi non proprio una partita che interessa la collettività) il piano era quello di sacrificare e far ''mangiare'' i tre consiglieri di minoranza (Olivi, Dallapiccola e Degasperi) che siedono nell'ufficio di presidenza per arrivare a metterlo sotto scacco facendo ''cadere'' lo stesso ufficio.

 

Una mossa che, però, non si sarebbe comunque tradotta in uno ''scacco matto'' perché tolto un Kaswalder se ne fa un altro e con la maggioranza che ha il centrodestra in consiglio provinciale il risultato politico sarebbe stato comunque nullo soprattutto a livello mediatico. Anzi, il centrodestra e lo stesso leader di Autonomisti popolari oggi sono più attaccabili mediaticamente in questa posizione che a carte rimescolate (magari con la narrazione che certamente sarebbe stata messa in campo che quegli ''irresponsabili'' delle minoranze hanno fatto cadere l'ufficio di presidenza in un momento tanto drammatico sul piano economico, sociale e sanitario per i trentini, solo per portare a termine una ''manovra'' di palazzo).

 

Il risultato di questa vicenda, al momento, è che il centrodestra gongola: ci pensano, infatti, i vecchi strateghi della politica provinciale di centrosinistra a farli rifiatare in un momento di difficoltà mai visto prima, con tutti gli assessori sotto scacco da parte della comunità.

 

Con i sindacati che scendono in piazza (e con il presidente del partito di maggioranza del Governo che dice loro ''avete rotto le palle, parassiti'' insultando così tutti i dipendenti pubblici compresi quegli infermieri e medici che fino a ieri chiamavano eroi), il mondo della scuola mai trattato così male, quello della cultura appiattito sulle sparate settimanali di Sgarbi, la comunità travolta da una crisi economica che in poche settimane ha già lasciato sul campo oltre 10.000 posti di lavoro e una Giunta leghista incapace di mettere in pista aiuti concreti, priva di un progetto di sviluppo e senza un piano organico per la ripresa; c'è un turismo che si barcamena tra spot controproducenti e un assessore che non controlla nemmeno cosa pubblica sui social, ma pensa ai regolamenti di conti interni (vedi riforma Apt) più che a rilanciare il settore e un mondo della sanità che non dimentica come è stato trattato da assessora e presidente con gli attacchi all'ordine dei medici e una gestione dell'emergenza pandemica tra le peggiori del Paese finita, proprio per questo, sulle televisioni nazionali. Con Progetto trentino, ex Civica e Agire già fuori dai blocchi per le prossime comunali.

 

Insomma ci sarebbero le condizioni per chiedere delle dimissioni quasi tutti i giorni, per temi veri che riguardano una comunità sempre più bistrattata da una politica provinciale appiattita sulla Lega che pensa che i cittadini si accontentino di vederli all'entrata della scuola materna o al mercato con braccia conserte ad annuire alle loro lamentele. ''Andate a lavorare'', dovrebbero dire agli assessori che vanno a spasso invece che occuparsi dei problemi della gente. ''Andate a lavorare'' dovrebbero dire le minoranze ai loro colleghi di consiglio che governano il territorio. E invece si gioca a scacchi da soli e si perde pure: Kaswalder è ancora lì; Tonini si è dimesso da capogruppo del Pd in consiglio provinciale. Per problemi di salute, ha spiegato lui, ma è chiaro che c'è anche una qualche nota polemica perché ''la mossa del cavallo'' non è riuscita.  

 

Le comunali si avvicinano e non sarà una partita a scacchi, speriamo. 

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