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La durata dei messaggi audio per capire la quantità di cocaina, ecco il linguaggio usato dagli spacciatori bloccati dai carabinieri

Le persone coinvolte nello spaccio e che facevano parte della banda criminale fermata ieri mattina dai Carabinieri in Val di Non  usavano anche i messaggi vocali silenziosi per capire la quantità in grammi di droga. “Cartongesso” e “cioccolato” significavano cocaina o hashish/marijuana

Pubblicato il - 05 giugno 2019 - 16:35

CLES. Non solo erano una struttura ben organizzata che portava la droga dall'Albania a Brescia ed infine in Trentino ma usavano anche un linguaggio criptato con termini fantasiosi durante le telefonate. Questi i nuovi particolari delle indagini che sono usciti a seguito dell'operazione che i carabinieri hanno svolto ieri mattina riuscendo a smantellare una vera e propria organizzazione e con l'arresto di 17 persone. (QUI L'ARTICOLO)

 

L'intercettazione delle conversazioni tra spacciatori e consumatori ha messo in risalto un uso molto accorto del telefono cellulare. I soggetti, secondo le indagini portate avanti, ricorrevano a nomi di fantasia per rendere nota l’esigenza di aver bisogno di droga. Ecco allora che “cartongesso” e “cioccolato” significavano cocaina o hashish/marijuana).

 

Lo stesso linguaggio veniva usato anche per indicare le località. “Ci vediamo nel paese dei balocchi”, ad esempio, indirizzava l’acquirente verso un determinato posto del paese di Fondo, in Alta Val di Non. Aspetto assolutamente “innovativo” è risultato il ricorso a messaggi vocali silenziosi la cui durata in secondi serviva allo spacciatore per comprendere la quantità in grammi di droga occorrente al consumatore o al pusher.

 

Ulteriori particolari delle indagini riguardano la “catena di spaccio” che in Val di Non era gestita dai fratelli Gjepall, Aldo e Franc che curavano in prima persona l’acquisto dello stupefacente.

Si rifornivano da connazionali presenti a Brescia e per non correre troppi rischi, frequentemente si impegnavano a pagare un sovrapprezzo: 500 euro in più rispetto al costo del narcotico.

 

I bresciani, a loro volta, cercavano di abbassare i rischi disponendo di un bel numero di autovetture, una diversa dall’altra, perché la moglie di uno di loro amministrava un’autoconcessionaria. Usano così ogni volta un’auto diversa, sempre di grossa cilindrata, così da coprire la distanza nel più breve tempo possibile e, frequentemente, si facevano precedere da una staffetta che poteva segnalare la presenza di forze dell’ordine.

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