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''Non ti vogliamo, Azzate è casa di Do.Ra'', scritte nazifasciste contro l'autore trentino Francesco Filippi: ''Negli striscioni un linguaggio in stile mafioso''

Filippi, storico e presidente di Deina, il 28 giugno presenterà il suo ultimo libro "Mussolini ha fatto anche cose buone" ad Azzate invitato dall'Anpi e con il patrocinio del Comune. Nel paese in provincia di Varese sono apparsi degli striscioni firmati da Do.Ra, l'organizzazione neonazista di persone legate al circuito Hammer Skin Nation e White Power

Di Giuseppe Fin - 23 giugno 2019 - 12:06

TRENTO. “Filippi non ti vogliamo Azzate è casa di Do.Ra”, questa la scritta  in uno striscione comparso nel comune di Azzate in provincia di Varese dove nei prossimi giorni, il 28 giugno, il trentino Francesco Filippi presenterà il suo ultimo libro “Mussolini ha fatto anche cose buone”.

Un messaggio di minaccia chiaro nei confronti della cultura, per il non confronto, firmato Do.Ra, la Comunità Militante dei Dodici Raggi, persone legate al circuito Hammer Skin Nation e White Power, naziskin vecchio stampo e camerati. I raggi a cui fanno riferimento sono quelli del “sole nero” simbolo presente al castello tedesco di Wewelsburg, un tempo sede operativa delle SS.

 

Neonazisti duri e puri diffusi soprattutto nel varesotto che tra le altre cose, oltre a circondarsi di asce, pugnali, svastiche, copie del Mein Kampf di Adolf Hitler, in passato avevano anche lanciato una petizione per mettere fuorilegge l'Anpi.

 

Francesco Filippi venerdì prossimo sarà proprio ospite dell'Anpi di Azzate, con il patrocinio anche del Comune, per presentare il suo libro “Mussolini ha fatto anche cose buone”. Un lavoro importante per chi la storia non la conosce bene e trova facile riprendere antiche storielle e spacciarle per verità. Un sistema propagandistico, come è già stato spiegato, che fu tanto caro proprio ai fascisti: «Dite il falso, ditelo molte volte e diventerà una verità comune».

 

Francesco è la prima volta che la presentazione del tuo libro viene 'accolta' in questo modo?

Così platealmente non mi era mai successo. C'erano state delle contestazioni sporadiche ma poca cosa, soprattutto nell'online. Basta andare a vedere i feedback in internet che riguardano il mio libro. Questo mi aveva già fatto intuire che pur avendo costruito un libro che parla di storia, il tema è ancora caldo. Ma finora tutto si era limitato all'odio online.

 

Con questi striscioni Do.Ra ti ha fatto capire che non ti vuole in quel paese e aggiungono 'Mussolini non si tocca'.

Nel caso particolare è una cosa interessante. In uno dei due striscioni si chiarisce che una parte non vuole che io sia lì, perché lì è cosa loro. Il linguaggio, se lo guardiamo bene, è più affine ad una struttura di carattere mafioso che di regime. C'è la questione del controllo del territorio. Questo mi ha colpito perché non sapevo fosse così radicato.

 

La consideri una minaccia?

E' una minaccia, non alla mia persona, ma più che altro al modo di intendere il pluralismo della comunicazione. L'intenzione chiara di non voler alcun confronto.

 

Ultimamente stai girando molto per presentare il tuo libro in diverse zone d'Italia. Come vedi la situazione nel nostro Paese? Si parla di un ritorno sempre più marcato delle idee fasciste.

Informandomi e girando per diversi luoghi vedo un certo decadimento dello spazio pubblico di confronto. A una minoranza, che è sempre stata minoranza e che per me così rimarrà, di battaglieri, rancorosi e nostalgici, si sta contrapponendo una maggioranza che pur continuando ad esserlo è anche più passiva, si fa sentire meno e credo dovrebbe farlo di più.

 

Con il tuo libro che messaggio vuoi mandare?

E' indicativo che ci sia ancora una cultura della paura delle cose scritte. Io voglio dire alle persone che è importante informarsi di più e questo è sempre meglio del sentito dire. E' importante fare più viaggi possibili, conoscere le realtà che ci stanno attorno, conoscere l'altro. Tutte queste cose sono deleterie per certe idee e certe azioni.

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