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| 11 apr 2019 | 17:50

Predazione di un capriolo vicino alle case. Scarian: ''Non gridate 'al lupo'. E' stato un cane. Fenomeno sempre più diffuso e preoccupante''

Questa mattina l'appassionato si è confrontato con forestali, guardiacaccia ed esperti e la conclusione è stata unanime: ''Non si tratta di un lupo. L'attacco è stato molto diverso e casi simili si sono verificati sempre vicino a Panchià. Posizioneremo delle fototrappole per monitorare il fenomeno''

Predazione di un capriolo vicino alle case

PANCHIA'. ''Ecco cosa succede quando si lasciano i cani liberi. Qui siamo a pochi metri dalle case di Panchià. Il lupo non c'entra come non c'entrava nulla quando erano state sbranate delle capre a Masi di Cavalese eppure giornali e politica avevano gridato il solito al lupo, al lupo (QUI ARTICOLO)''. Paolo Scarian ha passato la mattinata a fare verifiche e confronti con forestali, cacciatori ed esperti. La conclusione è che quanto accaduto vicino alle case del comune fimmese non ha a che fare con il predatore selvatico ma sarebbe da ricollegare a un cane.

 

''E la cosa, se vogliamo, può essere ancor più preoccupante - spiega l'appassionato ed esperto conoscitore degli esemplari della Val di Fiemme e della Val di Fassa - perché il cane che compie questo tipo di predazioni conserva la confidenza del nostro amico a quattro zampe verso l'essere umano ma ha comunque forza e istinto predatorio. Quella della foto è una femmina di capriolo adulto e l'animale che l'ha attaccata per averla abbattuta in questo modo dimostra di avere sia le capacità fisiche che di saper bene dove attaccare. Probabilmente non è la prima volta che compie una simile azione''.

 

E infatti nei suoi confronti di questa mattina con forestali e guardiacaccia è emerso come proprio nella zona di Panchià siano state trovate altre carcasse di capriolo che potrebbero essere riconducibili a predazioni simili. Ma perché non potrebbe trattarsi di lupo? ''Perché mancano i principi base - spiega ancora Scarian - non c'è trascinamento, la pancia e la parte dello stomaco non è stata toccata e poi lì dove è avvenuto il fatto è davvero molto vicino alle case. Un lupo non avrebbe seguito la preda fino a quel punto. Con forestali ed esperti di lupo abbiamo concluso che non possa che trattarsi di un cane''.

 

E che il fenomeno sia molto più diffuso di quanto si possa pensare, anche nelle nostre zone, è lo stesso Scarian a confermarlo. ''Qualche giorno fa, per esempio, un amico mi ha chiesto cosa avesse mangiato il suo cane - racconta - perché aveva vomitato qualcosa di strano. Si trattava dell'intestino di un camoscio. In valle e nei paesi di montagna, infatti, in molti usano lasciar andare i propri cani, magari la mattina o la sera, a fare i bisogni per conto proprio. E così, quando vanno a spasso da soli, può capitare che si mettano a seguire tracce, che vadano a cercare carcasse di animali morti e, se si abituino, anche a predare animali selvatici. Al cane del mio amico è capitato quasi sicuramente il secondo caso. E poi c'è il fenomeno del randagismo che va tenuto nella massima attenzione''.

 

Per questo lo stesso Scarian con forestali e cacciatori è pronto a posizionare delle fototrappole nelle zone dove sono state segnalate le predazioni più sospette. ''Il consiglio, per tutti, è sempre lo stesso - conclude l'appassionato -: tenete al guinzaglio i vostri amici a quattro zampe e sempre sotto stretta osservazione. E, soprattutto, abituiamoci a smetterla di gridare sempre 'al lupo, al lupo'. Partiamo, invece, dal migliorare i nostri comportamenti, compreso il come trattiamo i nostri cani''.

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