Prese a bottigliate una donna a Cristo Re per rubarle la borsetta, rapinatore incastrato dal Dna
L'uomo, un 50enne, è stato condannato a 2 anni di reclusione. Fondamentali le analisi che hanno rilevato le tracce genetiche sui vetri della bottiglia usata per colpire la donna

TRENTO. Mimmo Pombeni, 50 anni, è stato condannato a due anni di reclusione. L'uomo è stato ritenuto responsabile di rapina e furto avvenuti lo scorso 18 giugno nel quartiere di Cristo Re dove, fra l'altro, per rubare una borsetta ad una donna l'ha anche presa a bottigliate. (QUI L'ARTICOLO)
E sono stati proprio i frammenti di vetro della bottiglia di birra che aveva appena bevuto, usata poi come arma contro una donna, ad incastrarlo.
I fatti, come già detto, sono avvenuti il 18 giugno. Una donna stava raggiungendo la propria auto che aveva parcheggiato in via Fratelli Fontana quando, ad un certo punto, è stata raggiunta da un uomo che ha tentato in tutti i modi di sfilarle la borsa dal braccio. La donna ha iniziato a gridare e a fare resistenza. Ad un certo punto il ladro, per cercare di impossessarsi della borsa, ha usato una bottiglia di vetro che aveva in mano rompendola in testa alla vittima. Quest'ultima, ferita, non ha però desistito fino a quando l'uomo è stato costretto a fuggire a mani vuote.
Poco dopo le indagini condotte dalle forze dell'ordine hanno portato al fermo di Mimmo Pombeni. (QUI L'ARTICOLO)
A suo carico vi erano diversi indizi ma nessuno che potesse incastrarlo definitivamente. Questo fino a quando il giudice ha chiesto alla polizia scientifica di far analizzare i cocci di bottiglia che erano stati trovati per terra nel luogo dell'aggressione per rilevarne il dna e compararlo con quello dell'imputato.
I risultati dell'analisi genetica hanno confermato che le tracce rinvenute sopra i vetri rotti della bottiglia erano sovrapponibili con quelle dell'impuntato. Un elemento questo che ha portato alla sua condanna.














